Alpinismo

Il Pakistan perde una leggenda dell’alpinismo. Addio a “Little Karim”

Nella giornata di lunedì 4 aprile il Pakistan ha subito la perdita di un personaggio leggendario del mondo alpinistico: Mohammad Karim, meglio noto come “Little Karim”, deceduto nell’ospedale militare di Rawalpindi a seguito di una lunga malattia. Aveva 71 anni.

Un nomignolo, quel “little”, che si lega all’altezza del leggendario alpinista e portatore, nativo del villaggio di Hushe, nel Gilgit Baltistan. Un “piccolo uomo”, alto 1,58 metri, carico di energie. A spegnerlo un cancro al fegato, per combattere il quale è sceso in campo anche il governo del Gilgit-Baltistan, offertosi di sostenere i costi sanitari dei trattamenti necessari.

Un grande alpinista e portatore d’alta quota

Il nome di “Little Karim” è divenuto celebre nella comunità alpinistica, non solo pakistana ma internazionale, negli anni Ottanta e Novanta, periodo in cui divenne il portatore d’alta quota del Pakistan più famoso in assoluto. Portatore, alpinista, soccorritore d’altissima quota. Sono tanti i ruoli attribuibili a “Little Karim”, che per due volte ha toccato la vetta del Broad Peak, e una volta, senza ossigeno con 25 kg di materiale in spalla, quella del Gasherbrum II. Nove i tentativi vani di raggiungere la cima del K2, di cui uno arrestatosi a 25 metri dal traguardo.

Intraprese l’attività di portatore da giovanissimo. A metà degli anni Settanta, abbandonò le montagne della Hushe Valley, dove da bambino aveva aiutato la famiglia nel pascolo delle mandrie, per andare a cercare fortuna a Skardu. All’epoca, come raccontava in una intervista rilasciata al giornale pakistano “Dawn”, era un adolescente ma dimostrava ancora 10 anni. Eppure nessuno pensò di rigettare le sue richieste e si ritrovò a diventare un “piccolo uomo” impegnato su grandi montagne. La sua prima spedizione fu a seguito di un team svizzero diretto a una vetta di 7000 m nei pressi del ghiacciaio del Baltoro. Un bel battesimo con l’alta quota: durante l’avvicinamento si ritrovò a essere salvatore di una alpinista finita in un torrente.

Il rifiuto di Sir Chris Bonington

Se l’avvio della carriera da portatore di “Little Karim” non è stata niente male, qualcosa nel 1978 avrebbe portato un po’ di scompiglio. Sir Chris Bonington, a capo della spedizione britannica al K2, lo rifiutò come portatore in quanto troppo piccolo. Mohammad non accettò molto volentieri la scelta, e diciamo che diede spettacolo: caricò sulle sue spalle un alpinista britannico e lo fece girare in cerchio un paio di volte. E fu così che conquistò il posto in squadra. A seguire fu portatore per altri grandi nomi della storia dell’alpinismo, uno tra tutti Reinhold Messner.

“Little Karim”

Il soprannome “Little Karim” gli fu attribuito nel corso di una spedizione francese al K2 nel 1979. La ragione principale è che vi fossero tre portatori con il medesimo nome: Karim. Per evitare confusione, il capospedizione li ribattezzò Piccolo, Medio e Grande.

Un personaggio, il piccolo grande Mohammad Karim, che ha affascinato anche il mondo del cinema europeo. Alla sua storia è dedicato il documentario “Little Karim” (Francia, 1985, 47′) del regista Laurent Chevallier, vincitore di numerosi premi internazionali, compresa una “Genziana d’argento” al Trento Film Festival.

Nella zona di Hushe c’è anche un Seimila lui dedicato. I primi salitori nel 2011, Simón Elías e Berta Terres, decisero di ribattezzare la vetta Little Karim Tower.

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