Animali

Lupo

Canis lupus italicus

Nome

Canis lupus italicus, lupo per gli amici

Morfologia

  • Mantello: prevalentemente grigiastro in inverno, vira al fulvo-marrone in estate, la punta della coda è nera e sulle zampe anteriori, frontalmente, presenta due bande longitudinali anch’esse nere. Caratteristica è anche la mascherina facciale bianca, oltre agli occhi gialli.
  • Anatomia: silhouette slanciata, muso allungato, orecchie triangolari a base allargata e non molto lunghe, collo robusto, zampe grosse e spesse, coda non molto lunga e pelosa.
  • Dimensioni: il peso medio è di circa 28 kg per le femmine e 34 kg (anche se possono arrivare a 40-45 kg) per i maschi. L’altezza al garrese è di 60-70 cm, la lunghezza del corpo di 110-140 cm e la lunghezza della coda è di 30-35 cm.

Dieta

Il lupo è un carnivoro generalista e opportunista: la sua dieta varia a seconda del territorio che frequenta e della disponibilità di animali preda, si ciba anche di carcasse, rifiuti, animali domestici, frutta e bacche. Per il Canis lupus italicus le prede d’elezione sono essenzialmente gli ungulati selvatici come cervi, caprioli, camosci, daini, mufloni e cinghiali, anche se all’occorrenza può optare per uccelli o mammiferi di piccole dimensioni, come marmotte, lepri o piccoli roditori.

Per il lupo, la predazione sul bestiame domestico equivale a quella rivolta verso esemplari selvatici malati o deperiti, che non hanno più le naturali capacità di fuga. La variabile più critica è rappresentata dal livello di protezione delle greggi: se è elevato, gli episodi di predazione sono molto più rari.

Il fabbisogno giornaliero medio di carne di un lupo in Italia è di circa 2-5 kg, ma questi animali sono abituati a un’alimentazione non uniformemente cadenzata nel tempo. Riescono a resistere per molti giorni senza cibo, ma nel momento in cui questo diventa disponibile sono in grado di consumare, in un solo pasto, anche una quantità di carne di 10 kg: il loro stomaco ha grandi capacità dilatatorie. Quando si dice avere una fame da lupi…

Popolazione e areale di diffusione

In Italia il lupo era presente, come specie autoctona, su gran parte del territorio fino alla seconda metà del ‘700 circa. Ha poi subito un drastico declino, a causa della persecuzione da parte dell’uomo, fino ad arrivare a scomparire dalle Alpi, dalla maggior parte della penisola e dalla Sicilia tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Il minimo storico è da riferire agli anni ‘70, quando la presenza del lupo era ridotta a circa un centinaio di esemplari, in piccoli nuclei disgiunti tra loro, distribuiti lungo la dorsale appenninica centro-meridionale. Grazie all’entrata in vigore delle leggi di protezione, sia a livello nazionale che europeo, all’abbandono delle aree marginali da parte dell’uomo con conseguente ritorno del bosco e degli ungulati selvatici, si è assistito ad un progressivo ripopolamento a partire dagli anni ‘80.

Ma quanti lupi ci sono in Italia ora? Nessuno al momento lo sa con matematica certezza. Una risposta accurata dovrebbe però arrivare nel primo trimestre del 2022 grazie ai risultati del monitoraggio nazionale del lupo, il primo mai realizzato nel nostro Paese e portato avanti dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). In ogni caso secondo le stime, anche se molto grossolane, dovrebbero essercene circa 3000-4000, dalle faggete degli Appennini alle spiagge della Maremma, dalla Calabria alla Pianura Padana, dalle Alpi, fino in Salento.

Punti di forza 

Il lupo è un animale dall’elevata plasticità ecologica: è in grado di sopravvivere e adattarsi in molti contesti diversi, ad altitudini e climi differenti, e di nutrirsi di ogni fonte di cibo disponibile. Ha notevoli capacità di movimento, anche in habitat sfavorevoli, riuscendo a spostarsi di decine di chilometri al giorno (è in grado di raggiungere una velocità di 50-60km/h). Essendo un animale elusivo e un predatore efficiente, il lupo ha sensi altamente sviluppati, molto più di un cane. Udito e vista sono eccellenti, utilizzati per due degli aspetti più importanti della sua biologia: la comunicazione e la caccia. Il senso più acuto, tuttavia, è senza dubbio l’odorato, che determina la sua percezione del mondo e, più di udito e vista, governa le funzioni principali del suo ciclo vitale, ovvero riproduzione, comunicazione tra gli individui, reperimento del cibo. La socialità per questo animale è estremamente importante, vive in gruppi famigliari – di 2-7 individui – chiamati branchi, molto territoriali, ma sempre votati all’ottimizzazione delle energie: fondamentale è la cooperazione nella caccia, oltre alla conoscenza delle risorse nel proprio territorio, e, quando possibile, vengono sempre evitati gli scontri fisici.

Approfondiamo con l’esperto

Luigi Boitani (Professore Emerito, Università di Roma La Sapienza) 

Estinzione e ritorno sulle Alpi

L’ultimo lupo è stato ucciso sulle Alpi nel 1920-21, dando inizio a un lungo periodo in cui è stato qui assente. In seguito, lentamente, il lupo dell’Appennino si è espanso, ha riguadagnato terreno nel nord Appennino arrivando a ricolonizzare il Tosco-Emiliano, per poi giungere in Liguria alla fine degli anni ‘80 (è del 1987 il ritrovamento del primo lupo, purtroppo morto, dietro Genova). Nel 1992 venne avvistato il primo lupo sul confine francese, da lì è cominciata l’espansione lungo le Alpi occidentali, allargandosi e aumentando di numero. Stanno finendo proprio in questo periodo, tra l’altro, i calcoli per il censimento di questo inverno. Nel 2012, poi, per la prima volta è successo che un lupo che proveniva dalla Slovenia – marcato con un radiocollare, quindi è stato seguito nel suo viaggio – è entrato in Austria, ha compiuto un lungo giro, è tornato in Italia per poi fermarsi sopra a Verona, sui Monti Lessini, dove ha incontrato una lupa che veniva invece dalle Alpi Occidentali. I lupi giovani lasciano il territorio dove sono nati verso i due anni di età, e in questo caso abbiamo assistito alla prima fusione tra i due nuclei, entrambi in espansione, per cui si è ricollegato tutto il popolamento dei lupi sulle Alpi. Poi da questa zona della Lessinia si è creata come una testa di ponte che sta interessando molto da vicino il Trentino, l’Alto Adige, il Veneto…

Curiosità

Il lupo non è stato riportato dall’uomo

È errato parlare di ripopolamento per quanto riguarda questo animale, dal momento che non ve n’è mai stato alcuno, né in Italia né in Europa. Ripopolare è un termine che si usa quando l’uomo prende alcuni esemplari e li porta attivamente in una certa zona. Il lupo ha riguadagnato tutti i suoi areali di distribuzione naturalmente, senza nessun intervento o aiuto da parte dell’uomo. Niente elicotteri o altri mezzi di trasporto, solo le sue zampe.

La gerarchia nel branco vs la flessibilità del lupo

Si è sempre sentito parlare di struttura gerarchica nei branchi di lupi come qualcosa di molto rigido, esemplari alfa, beta, omega; se un lupo “perde” una disputa si sdraia a terra e mostra la gola… Ma è davvero così? In realtà si tratta di letture che non lasciano spazio alla variabilità. Il lupo è l’animale più adattabile che esiste su questo Pianeta, insieme all’uomo e ai ratti: vive quasi dal Polo Nord – quindi stando sei mesi all’anno nel buio più totale, con -50 °C e imbattendosi di tanto in tanto, in maniera estremamente rara, in un bue muschiato – fino al deserto dell’Arabia Saudita – cacciando topi e con 50 °C… Ha una capacità di adattamento e una flessibilità ecologica e comportamentale eccezionali. C’è una struttura gerarchica, ma il branco di fatto è come una famiglia, padre, madre e figli. C’è il figlio più grande che a un certo momento inizia a “rompere le scatole” e vuole andarsene di casa, “risponde male” alla madre e al padre – ovvero digrigna i denti, litiga… Il branco più numeroso mai individuato, nel parco nazionale di Yellowstone, contava 32 individui: sì, ci sarà una coppia a capo, ma sotto di loro non si può dire che ci sia una gerarchia lineare. Al contrario, ci sono gruppetti che si coalizzano tra loro e contro gli altri, in maniera molto più complessa di quanto si sia a lungo immaginato. Nella maggior parte dei quesiti che possiamo porci nei confronti del lupo la risposta più corretta sarà sempre “dipende”: stendere una carta d’identità di questo animale può servire a dare un’idea, ma spesso rischia di essere riduttivo.

Per saperne di più 

Se questo animale vi affascina e vorreste saperne di più, la “bibbia” sui lupi è in inglese, e s’intitola “Wolves. Behavior, Ecology, and Conservation”, di L. David Mech e Luigi Boitani. Se invece preferite rimanere sulla lingua italiana, “La via del lupo. Nella natura selvaggia dall’Appennino alle Alpi” di Marco A. Ferrari ripercorre il ritorno del lupo nel nostro Paese, raccontando storie di uomini e animali, antiche leggende e appassionanti avventure di ricercatori. Sia per adulti che per ragazzi, “Osso la lupa: Uomini e lupi sulle Alpi” di Matteo Antonio Rubino è un romanzo che però al contempo permette di scoprire vari aspetti dell’etologia di questo animale. Il libro, patrocinato dal WWF Italia e dal supporter di progetto Io Non Ho Paura Del Lupo, è infatti ricco di contenuti documentati con cura. Per i lettori più giovani è perfetto “Lupinella. La vita di una lupa nei boschi delle Alpi” di Giuseppe Festa e Mariachiara Di Giorgio

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