AlpinismoAlta quota

Manaslu: Valanga travolge il campo base. K2: pronta alla partenza la spedizione di Tseng

Sebbene il campo base sia sicuro, lo è fino a un certo punto” diceva pochi giorni fa Simone Moro spiegando la decisione di lasciare momentaneamente la montagna per il più sicuro villaggio di Samagaon e Kathmandu.

Poche ore fa la notizia che la precauzione presa non è stata eccessiva: una valanga ha travolto e parzialmente distrutto il campo base del Manaslu, spiega Moro che è ancora a Kathmandu. Fortunatamente non ci sono stati feriti e lo staff nepalese che era rimasto sta bene, solo alcune tende sono state danneggiate o schiacciate, in particolare riportano i due alpinisti belgi Sofie Lenaerts e Stef Maginelle ad aver subito danni sono la tenda cucina, la tenda magazzino e la loro tenda. “Abbiamo fatto bene ad andarcene temporaneamente da lì. La nostra esperienza e intuizione non hanno fallito. La montagna ci diceva che non era il momento, la vita è la cosa più preziosa. Bisognerà valutare i danni e vedere cosa si può fare” commenta invece Txikon.

A riportare la notizia anche il polacco Oswald Rodrigo Pereira, al momento a Samagaon, che riporta anche parte del messaggio ricevuto da Moro e pubblicato anche dallo stesso bergamasco: “Spero che stiate tutti bene e ora, dopo la valanga di oggi sul BC, confido davvero che sia molto chiaro a tutta la squadra e ai membri del permesso di scalata perché sono ancora vivo oggi… Seguo sempre il mio naso e la mia esperienza e questa volta allontanarci dalla montagna ci ha salvato la vita. Essere andati a Samagaon o a Katmandu non è stata una fuga da bambini spaventati (come forse qualcuno credeva o crede) ma semplicemente la soluzione strategica più intelligente. Scalare in inverno richiede non solo speranza e motivazione, ma soprattutto TANTA esperienza, tanto tempo (3 mesi), tanta pazienza, tanta logistica e budget, e tanta umiltà. Spero che quello che è successo mostri a tutti noi che è meglio seguire il naso e i consigli di chi è ancora vivo dopo 70 spedizioni… Se dico che dobbiamo prendere 1 settimana/10 giorni di freno significa che deve essere fatto per salvare le nostre vite e non perché ho bisogno di un letto morbido e caldo. Il nostro Ego spesso ci uccide perché ci sentiamo in competizione o osservati dall’esterno. Le persone che vogliono combattere nella neve alta, che vogliono accelerare, correre o mostrare come possono resistere ciecamente nel pericolo sono solitamente morti e Alex e io non vogliamo che nessuno di noi muoia sul Manaslu. Quindi dite a tutti di non correre sulla montagna almeno nei primi 3/4 giorni di sole perché verranno giù altre valanghe. Questo è un messaggio amichevole da una persona che qualcuno degli “ice warriors” polacchi ha chiamato “Winter Maestro” forse per qualche motivo… So che siete pienamente d’accordo e capite ma vorrei che questo potesse essere un pensiero comune senza eccezione”.

Al gruppo non resta pertanto che attendere a Samagaon e a Katmandu, anche in cosniderazione che il percorso che dal villaggio riporta al campo base è attualmente chiuso e impossibile da percorrere anche per il rischio valanghe.

K2

Qualcosa si muove invece per quanto riguarda il K2. Dopo settimana di silenzio, l’alpinista di Taiwan Grace Tseng ha annunciato di aver finalmente ottenuto il visto per il Pakistan, ora è in attesa che le restituiscano il passaporto per poter iniziare la spedizione. La squadra composta solo da lei, come cliente, che verrà accompagnata dai nepalesi Nima Gyalzen, Chhiring, Dawa, Furi, Ngima Tendi, Ningma Dorje Tamang e Tashi.

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6 Commenti

  1. WINTER MAESTRO, umile come al solito !! IO QUA ,IO LA ,IO SU ecc. Mai una volta che dica : CAZZO HO AVUTO CULO. 1997 ANNAPURNA travolto da valanga vivo x miracolo,2011 travolto da valanga al GASHERBRUM,2020 caduta in crepaccio e a suo dire vivo x miracolo, sarebbe un mito,se fosse meno gradasso,meno presuntuoso,piu” sincero!

    1. @Alberto, concordo in pieno.
      Ad evidenti , indiscutibili , capacità , unisce una boria impareggiabile…
      Peccato! ( e lo dice un suo conterraneo)

  2. mi spiace moltissimo, ma morire lì è una scelta non una tragica evenienza. è come giocare alla roulette russa… rispetto e stima per tutti gli alpinisti estremi, ma non è un mestiere o uno sport, è una forma di malattia mentale. un abbraccio ai poveri sherpa che invece sono costretti a lavorare lì e a morire come morirebbe un operaio in un cantiere, diverso è per noi ricchi europei che andiamo a metterci alla prova per qualche strampalato motivo.

  3. Aggiungo: Everest 2013, rissa con gli Sherpa e quasi linciato dagli stessi. Vivo per miracolo.
    Ma tanto ora arriveranno i soliti commenti: “e voi cosa avete fatto sugli 8000? Leoni da tastiera! Divanati!!

  4. La cosa imbarazzante è che quando fa le serate nei teatri, cinema ecc… fa il pienone.
    Le persone, davvero, sono come delle pecore.

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