Alpinismo

Merelli: la mia sfida alle “montagne scintillanti”

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BERGAMO — E’ di nuovo tempo di ottomila per Mario Merelli, volato in Pakistan con il Gasherbrum II nel mirino. Il portabandiera dell’alpinismo bergamasco rilascia a Montagna.tv un’intervista esclusiva. In cui spiega i dettagli della spedizione diretta alla “muraglia scintillante”, questo il nome del gruppo dei Gasherbrum in lingua baltì. 

Merelli, è in partenza per il suo sesto ottomila…
Sono rientrato venti giorni fa dal Lhotse e ora riparto per un’altra montagna che festeggia il cinquantenario: il Gasherbrum II. Andrò con una spedizione Andalusa. All’ultimo momento sono riuscito a convincere anche l’amico Mario Panzeri. Siamo un bel gruppo, speriamo di avere un po’ più di “sorte” che sul Lhotse.
 
Là non è riuscito a portare a casa la cima…
No, ho beccato una bufera a 8400 metri. C’era tanta neve nei canali, parecchia riportata dal vento durante la notte. La tempesta era molto forte e quindi ho girato i tacchi e giù, al campo base. Devo dire però che è stata una bellissima esperienza, la prima da capospedizione. Tre dei nostri, su sette, sono andati in cima in cima. E’ un risultato più che buono.
 
Da che versante salirete il GII?
Partiamo con la via normale, anche se la mia idea – supportata dal suggerimento di alcuni amici – è quella di provare la diretta dei giapponesi. Questo tracciato, invece di fare il traverso sotto la cima, porta direttamente in vetta.
 
Varia la difficoltà?
Non ho mai visto la montagna, se non per qualche momento dai campi alti del K2, nel 2004. Me la sono fatta spiegare un po’, e da quello che ho capito non ci sono altissime difficoltà per quanto riguarda la normale. Anche se la montagna è abbastanza pericolosa, a causa di questa “banana” di neve che si stacca continuamente da sopra e causa tante valanghe. La via giapponese invece è molto più difficile, ma molto più sicura da quel punto di vista.
 
Deciderete al momento?
Credo di sì. Io ho mandato giù di tutto, dalle viti alle corde, alle due piccozze… insomma materiale sia  per fare una cosa semplice sia per fare qualcosa di più impegnativo.
 
Corrono voci che tenterete anche il Gasherbrum I. Si può dire?
Sì, non c’è nessuna vergogna a dire le cose, poi se si fanno si fanno, se non si fanno si ritornerà. O saliranno quelli più forti di me. L’obiettivo principale è il GII, poi visto che il campo base è unico e la via è comune fino ad una certa quota, faremo sicuramente un pensiero al GI se dovessimo risolvere il GII in tempi brevi.
 
Tutti i componenti della spedizione hanno lo stesso obiettivo?
No. So che siamo divisi in due gruppi. Uno, di 5-6 alpinisti tra cui rientro anche io, potrebbe tentare anche il GI. L’altro invece è alla prima esperienza himalayana, avrà dei tempi diversi e potrà solamente tentare il GII.
 
C’è altro che vorrebbe raccontare su questo progetto?
Solo: augurateci tanta buona fortuna. Mi fa piacere essere qui a chiacchierare, perché ogni volta che passo di qui per l’intervista torno sempre a casa sano e salvo… e non è poco! Spero che questa amicizia, con la redazione e con i lettori, ci porti a nuovi traguardi. Sia in Himalaya che sulle montagne di casa.
Il Gasherbrum II, o K4, è la tredicesima montagna più alta della Terra ed è alto 8.035 metri. Dello stesso gruppo fa parte il Gasherbrum I, 8.068 metri, noto anche come Hidden Peak o K5. I Gasherbrum sono collocati in un’area remota del Karakorum, sul confine tra Pakistan e India, al margine nordorientale del Ghiacciaio del Baltoro.
 
Sara Sottocornola

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