Cronaca

Piemonte: maestri di sci in piazza contro le chiusure

Sono scesi in strada i maestri di sci piemontesi. Si sono ritrovati in piazza Castello a Torino con racchette, sci e tavole. Una manifestazione per chiedere aiuti verso un settore messo in ginocchio dai provvedimenti presi per il contenimento della pandemia da Coronavirus. Si sono ritrovati in 250 sotto al palazzo della Regione, una rappresentanza degli oltre tremila maestri che operano nella Regione sabauda. Per loro il Natale è importante, è quello il periodo in cui si lavora maggiormente. Perderlo significa rinunciare quasi alla metà degli introiti stagionali.

La delegazione che si è riunita sotto il palazzo del potere lamenta il mancato arrivo degli indennizzi e la cospicua perdita di fatturato subita lo scorso marzo, con il primo lockdown. A promuovere l’iniziativa è l’Associazione Maestri di Sci Alpi Occidentali che in una nota scrive: “Dopo vari tentativi e appelli per riportare tutti alla ragione è il momento di scendere in piazza. Già perché a cadere, privata della possibilità di lavorare, è l’intera filiera dell’indotto dell’industria della neve, ormai in ginocchio”. Al loro fianco anche il Collegio Regionale Maestri di Sci del Piemonte, l’Associazione Maestri Sci Italiani, l’Associazione dei Gestori degli Impianti, Federalberghi Torino, l’Associazione Direttori Albergo Piemonte e Valle d’Aosta, Ascom e Fisi.

Simile manifestazione si è tenuta anche a Cortina, dove gli operatori del territorio si sono radunati nella via centrale del paese per un grande flash-mob di protesta. Albergatori, ristoratori, maestri di sci e maestranze legate al turismo invernale si sono ritrovate davanti al municipio per protestare contro le restrizioni che bloccano l’attività nel periodo natalizio.

La risposta della Regione

Non si è fatta attendere la risposta del presidente Alberto Cirio che ha promesso un contributo di duemila euro a maestro, per aiutarli in questo difficile periodo. È previsto inoltre un supporto anche per chi pratica l’attività in modo saltuario, i canoni e i metodi di attribuzione sono in definizioni in questi giorni.

Dove attingerà la Regione per finanziare questa operazione? Al “Bonus montagna” in presentazione la prossima settimana e contenente le linee guida per il sostentamento del comparto invernale, a oggi completamente fermo. Il bonus è composto da circa 20 milioni di Euro, una boccata d’ossigeno per il mondo della neve che vede in crisi non solo i maestri ma anche tutto l’indotto turistico legato allo sci in pista (alberghi, ristoranti, ecc.) che in Piemonte ha un ruolo di primo piano nel settore turistico.

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Un commento

  1. Sono cosi’sicuri che , anche senza restrizioni conseguenti ai decreti, ,la clientela arriverebbe pagante e numerosa come in passato?O molti sciatori incerca di perfezionarsi o apprendisti si autolimiterebbero o resterebbero nei comunidi residenza??
    Tra maestri sci che conobbi, molti avevano seconda attivita’ in altro settore:Insegnanti, piastrellisti, allevatori..muratori..artigiani..rifugisti.. musicisti .Saggiamente si regolavano in base al periodo vacche grasse e vacche magre, spesso con struttura economica famigliare. Anzi trovavano nell’ambito della stessa giornata orari per l’attivita’ e per le lezioni prenotate e comunicate col telefonino dalle societa’ varie locali di
    scuole sci.I monoreddito solo maestro di sci potrebbero avere da altri colleghi che campano ugualmente ore in piu’, oltre a ristoro non uguale per tutti ..

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