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Piste chiuse a Natale, il parere degli atleti

Si potrà tornare in pista a partire dal 7 gennaio. È quanto deciso dal governo con il dpcm in vigore dallo scorso 4 gennaio. Gli unici a poter al momento usufruire degli impianti di risalita, e quindi delle piste da discesa, sono gli atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Coni, dal Cip o dalle rispettive federazioni. Un vero e proprio dramma per i gestori degli impianti, ma non solo. Il turismo della neve oggi, soprattutto nelle regioni alpine, rappresenta una grossa fetta degli introiti di alberghi, ristoranti e attività collaterali. Intere valli vivono, in inverno, grazie a quello che negli anni Sessanta era chiamato oro bianco. “Dal 25 dicembre al 10 gennaio le attività turistiche realizzano il 35 percento dell’indotto invernale” ci racconta da Cortina l’ex discesista Kristian Ghedina. “È una fetta importante che sfuma, non solo per le società che gestiscono gli impianti. A cascata, come ci fa notare il campione, il disagio economico ricade dai più grossi ai più piccoli. “È probabile che molti hotel decidano di tenere chiuso. Quelli più grandi, con magari sessanta dipendenti, non possono pensare di aprire senza clienti”.

“Quello tra Natale e Capodanno è uno dei periodi migliori” ci conferma Gustav Thöni, che dopo il ritiro dal mondo delle gare si è dedicato all’albergo di famiglia a Trafoi. Avevamo molte prenotazioni, poi sono arrivate le disdette. È un periodo davvero complesso, anche perché non si sa come rispondere alle domande della gente”. È anche vero che esiste un’altra neve, quella più sostenibile di ciaspole e scialpinismo, ma quel turismo non porta gli stessi introiti. Dagli anni Settanta parliamo di un’altra neve, ma a oggi non si è creato un vero movimento in grado di trasformare le altre discipline in un motore turistico capace di garantire la vita nei paesi di montagna per migliaia di persone. Abbiamo qualche esempio virtuoso, ma la rivoluzione bianca ha ancora bisogno di tempo prima di mostrare i suoi veri effetti.

I costi della neve

“Trovo assurdo chiudere completamente dopo che è stato richiesto l’adeguamento a nuove norme e quindi una conseguente spesa economica” continua Ghedina. Inoltre, già a fine novembre con l’abbassarsi delle temperature, alcune località hanno iniziato a sparare neve artificiale per prepararsi alla stagione. “Anche lo sci si deve organizzare per essere pronto all’inverno” aggiunge Peter Fill, alla sua prima stagione da ex atleta. Tra i costi maggiori quello della neve artificiale, che incide tantissimo sulle società. Parliamo di circa 400mila Euro per riuscire a imbiancare una pista di media lunghezza. “Se spari e poi ti dicono di tenere chiuso hai un danno enorme” riprende Ghedina. “Lo sci sembra quasi una cosa che non serve, un di più. Nella realtà ci sono migliaia di persone che vivono grazie a questo turismo.

Si poteva tenere aperto?

“Quando siamo in pista sembra tutto normale” riflette Fill, oggi allenatore dei gruppi giovanili C e D e gruppo “Osservati”. “La mattina, in funivia, manteniamo il distanziamento, poi sulle piste siamo all’aria aperta e ognuno scende da solo”.

“Sono assolutamente convinto che si potesse tenere aperto” continua. “Parliamo di uno sport all’aperto dove non c’è contatto. Stando attenti e seguendo le regole è molto difficile contagiarsi. Certo, il virus è pericoloso, nessuno lo mette in dubbio. Anche nella squadra abbiamo avuto qualche caso di contagio, ma nessuno l’ha preso andando a sciare. Per noi sta funzionando molto bene e penso che avrebbe funzionato anche con i turisti, con regole e protocolli precisi da seguire”. Dello stesso avviso anche Ghedina: oggi non è come ad agosto, quando abbiamo vissuto una fase di lassismo generale con il grande punto interrogativo sulla seconda ondata. Il vissuto ha reso la gente maggiormente sensibile e rispettosa delle regole”. “Il rischio maggiore non è sulle piste, ma dopo quando si va nei locali” commenta Thöni. Di altro parere è invece il discesista olimpionico Christof Innerhofer. “Sicuramente non è un momento facile per nessuno” commenta. “Noi siamo molto fortunati a poter continuare gli allenamenti, però è anche vero che se gli ospedali sono pieni è bene prevenire eventuali altri incidenti che possano sovraccaricarli. Dire questo fa molto male perché la mia valle vive di turismo: maestri di sci, albergatori, cuochi, camerieri, commessi. Un grande giro che non sta funzionando”.

“Secondo me è molto più sicuro tenere aperta una pista da sci che il centro commerciale” è il commento del pluricampione del chilometro lanciato Simone Origone. Origone, quando non è impegnato negli allenamenti svolge l’attività di guida alpina e maestro di sci, quindi vive il problema in prima persona.Un’apertura anche solo parziale, con protocolli e regole da seguire, penso sarebbe stata fattibile e avrebbe dato la possibilità alla gente di lavorare. A oggi buona parte dell’economia montana invernale è basata sullo sci, questa decisione lascia tristezza e preoccupazione”.

Poi, c’è quel discorso a cui nessuno pensa, ma che Peter Fill porta alla nostra attenzione. “Tanti bambini piccoli che vorrebbero iniziare, provare, e si trovano a saltare un anno. Così perdiamo probabili nuovi sciatori”. Lo stesso discorso che si potrebbe fare anche per la scuola. Certo, siamo su due piani di diversa importanza, ma anche il gioco e la socialità dello sport rappresentano punti fondamentali per la crescita dei più piccoli, oltre che per lo sviluppo dei futuri campioni.

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3 Commenti

  1. Trovo intelligente la scelta di evitare l’apertura per Natale e Capodanno, l’afflusso di persone sarebbe troppo alto…è inutile continuare a battere il chiodo: anche io penso che il contagio non possa proprio avvenire durante l’attività e con le dovute precauzioni che anche negli impianti il rischio sia molto basso: ma non si può pensare di “testare” l’efficacia delle misure e della loro applicazione nelle 2 settimane dell’anno con più presenze in assoluto….già gira qualche immagine dalla Svizzera che ci fa capire che i colli di bottiglia ci sono anche in bassa stagione….poi se vogliamo fare il paragone con i centri commerciali, ritengo sbagliato consentire lo shopping e vietare lo sport, ma la coerenza purtroppo non è mai appartenuta alle norme dei dpcm e questo da inizio pandemia.

  2. Mi spiace per i grandi sciatori e capisco il loro parere, ma basta guardare cosa succede in Svizzera, dove gli impianti sono stati lasciati aperti. Brutto dirlo, ma se lasci aperto la gente del distanziamento e delle regole se ne infischia abbbastanza, soprattutto nei momenti di relax. E non c’e’ nulla che si possa fare per impedirlo.

    1. Concordo e aggiungo, vedremo tra 30/40 gg. come saranno messi i loro ospedali dal momento che sono gia’ al limite ora……

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