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“K2, la montagna degli italiani”. Online la serie ispirata all’impresa del 1954

Il 31 luglio 1954, per la prima volta nella storia, due uomini toccavano la vetta del K2, la seconda vetta più alta del mondo. Erano Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Un successo che portò il K2 ad essere considerato “la montagna degli italiani”. 59 anni più tardi la RAI decide di ripercorrere questo capitolo della storia dell’alpinismo con una miniserie televisiva dal titolo inevitabile di “K2 – La montagna degli italiani”.

Una serie aspramente criticata

I due episodi, trasmessi su RAI 1 e oggi reperibili su Youtube hanno scatenato non poche critiche nel mondo alpinistico. Troppa la distanza dalla realtà, sia in termini di personaggi che di ambientazione. Una situazione incresciosa approfondita dalla redazione di Montagna.tv attraverso una serie di interviste rilasciate dagli eredi dei protagonisti della spedizione del 1954.

La serie fu definita schiettamente come una “vergogna” da Elda Compagnoni, moglie di Achille, descritto nel film come un opportunista senza scrupoli.

“Nella prima parte prendono di mira Desio – dichiarava Elda – nella seconda attaccano Achille. Ma lui non ha mai fermato nessuno in quella spedizione, né fatto torti di quel genere. L’attacco ad Achille va avanti da molti anni ed è ora che finisca, non so perché continuino con questi toni. E’ una storia complicata, fatta di dettagli che devono essere messi in luce. In famiglia siamo tutti meravigliati. Nessuno della fiction ci ha contattato. Io ho scritto alla produzione, dicendo che avrei desiderato vederla prima della messa in onda, ma non ho ottenuto risposta. Mi è sembrata una cosa molto brutta”.

In effetti, osservando bene i titoli di coda, si legge chiaramente che, mentre i dettagli storici del racconto abbiano come riferimento il rapporto del CAI del 2004, le storie personali degli alpinisti siano state romanzate a fantasia. Una storia che più che raccontata, come confermato dalle opinioni di Mariela Desio, figlia di Ardito, e Roberto Rey, figlio di Ubaldo, sarebbe meglio definire inventata.

“La cosa che mi ha dato più fastidio è la mancanza di rispetto verso i personaggi originali – aggiungeva Rey durante la sua intervista – Bonatti non si sarebbe mai permesso di fare pernacchie a Desio o comportarsi in certe maniere”. E aggiungeva, “Io capisco benissimo che sia una fiction. Però se si devono spendere dei soldi per una cosa del genere, allora si fa bene o è meglio non spenderli”.

A risultare deluso dalla fiction RAI anche Reinhold Messner, che definì la produzione in grado di rendere piccola anche la più grande impresa dell’alpinismo italiano.

Fiction vuol dire finzione

Unici commenti meno astiosi nei confronti della fiction sono giunti da Mario Lacedelli, nipote di Lino e celebre alpinista ampezzano, e Monica Cassin, nipote di Riccardo.

“Era solo una fiction. Si poteva fare meglio, ma non mi sono agitato”, l’opinione di Lacedelli. “Il problema è che tutti partivano dal presupposto che avrebbe dovuto essere il film che avrebbe chiarito tutte le questioni, ma non era un docu-film, una ricostruzione storica. Era una fiction presa da una storia. Dopo è logico, noi conoscendo personaggi e storia ci sembra tutto strano perché si vede che non sono in Karakorum, ma uno che non sa niente non si accorge. Insomma, è una fiction, e va presa per quello che è”.

“Fiction vuol dire finzione, no? – il commento di Monica Cassin, nipote di Riccardo -. Quindi non so se e perché la figura di Riccardo è uscita con la testa mentre altre sono uscite più mortificate, ma a me non è sembrato strano, anche nei titoli di coda hanno segnalato che si sono ritenuti liberi di inventare le storie personali degli alpinisti. Se avessero voluto fare una docu-fiction ci avrebbero contattato, avrebbero chiesto foto, libri, informazioni”. 

Problemi con l’ambientazione

Accanto alla fantasiosa ricostruzione dei personaggi, anche il paesaggio ha sollevato numerose e aspre critiche. Nel mondo reale, pur con i cambiamenti climatici in atto, veder spuntare l’erba a 8000 metri risulta attualmente un miraggio. Ancor più nel 1954.

Anche vedere alpinisti che corrono ai campi alti bisogna ammettere che non sia troppo umano. Gli esperti noteranno corde legate male e altri dettagli che non stiamo qui ad elencare. Vi lasciamo il divertimento. Anche lo stesso K2 entra nella lista delle delusioni: la vetta appare solo in fotografia, con nubi in dissolvenza su uno sfondo fisso, stile film western anni 50.

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7 Commenti

  1. di Compagnoni non si parlera’ mai abbastanza male. In un paese normale sarebbe finito sotto processo per quello che ha fatto a Bonatti e Mahdi.

  2. Diciamo che dalla RAI non ci si poteva aspettare di meglio su certi argomenti; eccelle invece in programmoni come “ballando con le stelle” e facezie simili

  3. Pensare che sono soldi pubblici per raccontare in maniera scandalosa e malamente romanzata. Che scandalo. Del resto è quello che ci meritiamo. Così come altri programmi deprimenti, che però hanno grandi audience, anche questo è girato sulle reti pubbliche. Che tristezza

  4. Un campo base che non assomigliasse un poco ad una delle tante “case”dei reality, senza le pernacchie avrebbe raccolto ancor meno contatti.Non avendo seguito dopo le prime battute,ignoro se ci siano stati anche rutti e altre incombenze della vita quotidiana
    Pallido tentativo il reality “Monte Bianco”..
    di cui si legge un commento di critico telvisivo :”La gente s’aspetta il televoto, gli schiaffi, le tette sotto la doccia e le storie tra guide e concorrenti». Tutto evitato.Ma neppure il resto venne reso avvincente o interessante.
    Almeno Clint Eastwodt ci ha provato con”Assassinio sull’Eiger”,riproposto decine di volte come riempitivo di programmazione in ore fiacche..

  5. Una delle tante fiction RAI fatte per dare il posto fisso grazie ai soldi pubblici (cioè i nostri) ad una schiera di sedicenti attori, attrici e registi che altrimenti sarebbero disoccupati visto il loro livello mediocre. Ma tanto i bilanci della RAI chi li conosce ?

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