Bike

Quando la bici diventa motore turistico

La Paganella si è trasformata nel giro di una manciata d’anni, divenendo una delle mete alpine più amate e ricercate dagli amanti della mountain bike italiani e non. Con i suoi tre bike park di Andalo, Fai della Paganella e Molveno la Bike Area Dolomiti Paganella ha visto crescere in modo esponenziale il numero dei suoi frequentatori divenendo nota come meta specializzata per gli amanti delle discese adrenaliniche e dei single trail. Con l’esplosione del mondo bici dopo i due lunghi mesi di lockdown come saranno cambiate le cose? I numeri saranno in continua crescita? Più in generale perché gli appassionati di enduro e down hill hanno identificato nella Paganella e non in altri posti, il cuore alpino di questa disciplina? Ne abbiamo parlato con Luca D’Angelo, presidente dell’APT Dolomiti Paganella e biker appassionato.

Luca, quando avete riaperto e come sono andati i primi giorni?

“Abbiamo aperto il 6 giugno, siamo stati tra i primi. È stata l’occasione per dare un primo impulso di ripartenza alla destinazione: gli impianti aprono e trainano i rifugi, i noleggi bici, le strutture ricettive e gli altri servizi.

Di certo ci aspettiamo un flusso importante, soprattutto nei fine settimana. In agosto immagino alti numeri di italiani. Difficile è invece capire come si muoverà la stagione per chi proviene dall’estero. Speriamo in autunno di avere bei numeri su trek, ferrate e bike da parte del mercato straniero.”

A proposito di impianti di risalita, hanno davvero questa grande importanza nel corso della stagione estiva?

“Se la sono guadagna con il tempo e continua a crescere. Sono fondamentali per tutto ciò che ruota intorno al mondo bici e per agevolare l’escursionismo. Permettono ai trekker di fruire con facilità dei sentieri e delle ferrate in quota e consentono ai biker di raggiungere la partenza dei percorsi di discesa.”

Le e-bike, che negli ultimi anni hanno visto una popolarità sempre maggiore, possono rappresentare una perdita per gli impianti?

“Non penso. Sono molte le persone che nonostante abbiamo una e-mtb prendono comunque il bikepass per gli impianti. Sembra assurdo, però può anche essere visto come un modo per espandere le proprie opportunità.”

Più in generale, da biker, cosa pensi delle e-mtb?

“Io le vedo in modo positivo perché stanno democratizzando questo sport. Prima per fare un minimo di discesa era necessario allenarsi a fondo (bisogna pur sempre salire prima di scendere), questo la rendeva un’attività di nicchia. Con le e-mtb tante persone, solitamente in età adulta, stanno scoprendo la bellezza della discesa. Inoltre oggi esistono anche nella versione full, quindi puoi farci praticamente tutto.”

Torniamo ai numeri. Gli impianti crescono maggiormente in estate o in inverno?

“Nella stagione invernale i numeri rimangono molto alti, ma anche in estate sta crescendo. Particolare interessante riguarda le presenze, che sono in maggioranza estive con un 55 percento. Siamo tra i pochi ad avere questi numeri, legati con buona probabilità al mondo bike e al lago di Molveno che ha un carattere fortemente estivo.”

La bici ha inciso molto sulla crescita estiva?

“Stiamo assistendo a una crescita del 60, 70 percento. Quest’anno non penso ce potremo replicare i numeri del 2019, quando abbiamo chiuso con 34mila bikers. Nel 2018 erano 22mila, nel 2017 14mila.”

Come si fa a trasformare una destinazione di montagna in una meta “top” per i biker in meno di dieci anni?

“Qui tutto è nato per iniziativa di un privato che ha deciso di costruire il primo dei tre Bike Park. Il vero cambiamento è però avvenuto nel 2015 in seguito alla decisione dell’APT di sviluppare il turismo outdoor della stagione estiva. Trekking, vie ferrate, ma soprattutto bici. Per farlo abbiamo creato una rete tre le società degli impianti e i comuni interessati, in modo da lavorare tutti insieme alla realizzazione del progetto.”

A cosa è però dovuto il successo di pubblico?

“Attenzione allo sviluppo del prodotto e cura dei servizi offerti. Tutto è nato alla base, se non avessimo creato un’offerta di qualità non avremmo avuto la positiva risposta dei frequentatori, soprattutto da parte di quelli stranieri. Non basta mettere lì l’idea, servono infrastrutture per il noleggio, servono trail studiati e curati, bisogna metterli in sicurezza, servono bike pass e molto altro.

Il boom numerico è poi arrivato con la creazione di trail dal basso livello tecnico. La minori difficoltà permettono alle persone di avvicinarsi a questo sport e di farlo in un luogo sicuro e controllato. Nell’immaginario comune l’enduro come anche il down hill sono discipline per matti, ma non è così se le si pratica in luoghi dove sono presenti le giuste infrastrutture e percorsi di differente livello dove migliorarsi. Negli ultimi anni per esempio stanno crescendo tantissimo le biker donne, principalmente tedesche.”

Pensi che il bonus bici possa essere un aiuto per espandere la disciplina e aumentare il numero degli appassionati?

“Dalle voci che ho raccolto in giro la richieste è sicuramente alta. Qualcuno magari ci stava pensando già da prima e con il bonus ha avuto l’impulso giusto per iniziare. Non penso che basti questo per creare nuovi appassionati, la democratizzazione dello sport non loda il mezzo ma l’infrastruttura.”

Quindi quali sono i consigli per chi volesse replicare quanto da voi realizzato?

“Non esiste un modello standard su cui fare affidamento. È però necessario fare gruppo tra pubblici privati, lavorare in modo sinergico seguendo un concreto e preciso piano dei lavori. La base di tutto sta poi nel creare una buona offerta per il turista e l’appassionato.”

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6 Commenti

  1. Le montagne sono ormai un circo barnum.
    Caos e rumore.
    Bene cosí. Avanti tutta.
    50 anni fa é nato il turismo di massa con lo sci e con spopolamento e stravolgimento delle montagne.
    Oggi la storia si ripete con la bicicletta.
    Bello.

  2. Prendiamo anche in considerazione il problema delle bici in montagna; finchè restano confinate nei loro “park” niente è ma è quando te li trovi sui sentieri a velocità folli e se non ti togli ti passano sopra, la cosa non mi va più bene, senza contare i danni che inevitabilmente fanno ai sentieri
    Proprio l’altra settimana ero nel parco nazionale delle Foreste Casentinesi ed era un delirio di pazzi che scendevano a velocità folli su sentieri molto frequentati da “gente normale” a piedi e per puro caso non sono stato investito da uno di questi “cretini” perchè tali sono
    Possibile che si debba sempre trascendere in tutto?

  3. LE BICI SONO FULL, motorizzate, con leghe e carbonio MA QUASI TUTTE IN MONTAGNA E PIANURA MANCANO DI UN AGGEGGINO CHE PESA POCHE DECINE DI GRAMMI:IL CAMPANELLO CHE AVVISA PEDONI O ALTRI CICLISTI MENO AGONISTI.
    Se il codice prevede che un mezzo a motore sorpassi una bicicletta lasciando uno spazio di almeno 1,5 metri dovrebbe valere qualche regola anche per bici che sorpassa pedone o altr a bici.Invece escursionisiti vengono sfiorati da ciclobolidi a tutta manetta ma silenziosi..meglio quelli con gomme tassellate che almeno un poco di rumore provvidenziale lo fanno. Meno male che le piste per downhill montano sono riservate.
    Esistono in USA modelli di bici elettrica con 2 motori, uno per ciascun mozzo, e parecchi kilowatt di potenza .Prima o poi arriveranno anche qui?

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