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Nepal e Covid-19: una situazione sociale complessa, più che sanitaria

In Nepal le spedizioni alpinistiche sono ferme e di salire sull’Everest non se ne parla proprio. I 2 milioni di visitatori previsti anche  con la campagna “Visit Nepal  2020”  si sono volatilizzati.

I trekking sono fermi, tutto il Nepal è fermo anche se a oggi hanno meno di cento contagiati e zero decessi per covid-19 su una popolazione di 30 milioni di abitanti. Il lockdown sarà allentato il 7 maggio, ma anche a causa del monsone estivo si prevede una chiusura dei flussi turistici fino a novembre. Intanto gli “esperti” nepalesi discutono sulle informazioni mediche, sui test, sulle misure e modalità.

Come sta accadendo in Italia, anche se agli amici nepalesi è andata molto meglio rispetto a noi: le autorità hanno applicato e soprattutto imposto, duramente, le restrizioni suggerite dall’OMS e, incrociando le dita, pare che i danni per le persone siano veramente pochi. Probabilmente la bassa letalità del virus dipende anche dal fatto che oltre il 60% della popolazione ha meno di 30 anni e che gli anziani oltre i 65 sono una esigua minoranza.

Molto più drammatica la situazione economica che si è creata con l’azzeramento del turismo, che nel 2019 ha fatturato 670 milioni di dollari. Si prevede una perdita mensile di 25 milioni di dollari per il solo settore alberghiero, che dopo il terremoto devastante del 2015 si era ripreso ridiventando una fondamentale fonte di ricavi e di valuta pregiata.

L’Associazione degli Albergatori del Nepal ha scelto di chiudere tutti gli hotel del Paese fino a metà novembre pagando il 12,5% dello stipendio base mensile del personale. La decisione ha portato chiusura di quasi 1.300 hotel, con una capacità di oltre 41.000 presenze giornaliere.

La crisi COVID-19 ha gravemente colpito i settori del turismo, del trekking e dell’alpinismo del Paese” ha dichiarato Santa Bir Lama, Presidente della Nepal Mountaineering Association all’Himalayan Times. Più di 3.500 operatori turistici e 2.600 agenzie di trekking hanno già chiuso le loro attività a causa del blocco a livello nazionale.

Particolarmente drammatica con ripercussioni sull’ambiente la situazione nelle valli a vocazione quasi esclusivamente turistica come quella del Khumbu che porta all’Everest.

Tashi Lakpa Sherpa, Amministratore della Seven Summit Treks, ha suggerito che “il governo dovrebbe mobilitare la forza lavoro impegnata nel business montano per ripulire le montagne e rinnovare i percorsi di trekking ed escursionismo in tutto il Paese“. Con quali risorse economiche non si sa, ma certamente sarebbe un investimento per il futuro e un sollievo economico per tantissime famiglie di sherpa e portatori. Ad oggi però il Governo ha rifiutato la proposta.

Kaji Bhista, custode del Laboratorio Osservatorio Piramide EvK2CNR, ha informato la sede di Bergamo che in queste settimane ha visto solo un paio di persone che chiedevano dell’ossigeno di emergenza per scopi sanitari. Da giorni anche il vicino piccolo villaggio di Lobuche è stato abbandonato. Anche i sistemi di comunicazione sono in crisi, tanto che raramente Kaji riesce a connettersi con la sua famiglia o con Bergamo. Qualche giorno fa ci è riuscito per informare del cattivo tempo (nevica) e anche circa la situazione nel Parco del Sagaramatha, il nome nepalese dell’Everest, che è diventata difficile e socialmente precaria. “Recentemente le persone hanno rubato cose dal monastero di Dingboche. Inoltre, sei cervi muschiati sono stati uccisi e la popolazione locale ha arrestato il colpevole e lo ha consegnato alla polizia. A causa del blocco, l’aumento dei crimini ha provocato una sensazione di insicurezza” scrive Kaji. Il bracconaggio dei Musk (piccolo cervide con due grandi canini) per vendere a caro prezzo alcune ghiandole alle aziende di cosmetica giapponesi è un crimine di vecchia data, che periodi di grave crisi come queste evidentemente acuiscono.

A Kathmandu la situazione è complessa più da un punto di vista sociale che sanitario. Paradossalmente in uno degli stati più poveri al mondo, con un sistema sanitario che definire precario è del tutto ottimistico, si soffre e si continua a morire più di povertà e quindi di malattie che non possono essere curate per mancanza di soldi e ospedali, che di covid-19.

Gli “occidentali” intanto rimangono prudentemente in attesa che le divinità delle grandi montagne si plachino e che le linee aeree riprendano a scaricare turisti nell’aeroporto di Kathmandu. La “felicità” delle alte quote e della spiritualità diffusa pare sia ancora lontana.

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Un commento

  1. Il Covid 19 ha rimescolato le carte dei BISOGNI:i primari hanno ripreso il sopravvento…in primis alimentari, famaci, energia, acqua e prodotti igienizzanti.Per turismo, escursioni …ci sara’ tempo.I gioielli…finiscono spesso al banco dei pegni.Soffrono le economie monotematiche…che hanno smesso produzioni di sussistenza.
    Nel Veneto dei distretti…gli impiegati nelle fabbriche si tenevano pure l’ orto, la campagna, il vigneto..l’allevamento e compensavano i periodi di congiuntura e andamento stagionale dei prodotti…oltre alla tradizionale propensione al risparmio come scorta per i periodi di vacche magre.In Montagna baldi maestri di sci, avevano l’impresetta edilizia, piastrellamento, dipinture, falegnameria, scultura lignea , camioncino e consegnal egna da ardere gia’ tagliata, alcune mucche da latte in piccola stalla , il maiale, l’appezzamento per patate..la caccia.
    Se neppure i proprietari di seconde case in Italia ne possono usufruire, figuriamoci come va per i trekking Himalayani.Penso che DOPO, si fara’ una drastica selezione dei beni e servizi , uno sconvolgimento nella classifica Hit Parade.Ovviamente se la caveranno meglio i vertici di piaramidi aziendali in alcunisettori: se non rendono vengono lautamente liquidati e silurati, se hanno successo vengono premiati con bonus..come va va, cadono sempre in piedi.Magari saranno questi a levarsi lo sfizio di salite griffate.

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