Cronaca

Piemonte. Lupo salvato da una trappola a laccio in Val Curone

Il coronavirus non ferma il bracconaggio

Nel pomeriggio del 25 aprile, un esemplare di lupo è stato salvato dalle guardie faunistiche della provincia piemontese di Alessandria, dopo essere incappato in una trappola a laccio in Val Curone. Un episodio già di norma condannabile, soprattutto in considerazione dello sforzo che la regione Piemonte sta conducendo mediante il progetto Life “Wolf Alps”, fondato sulla coesistenza tra uomo e lupo. Ma che appare ancora più grave in fase di lockdown.

Speranza per una pronta guarigione

Le guardie che si sono adoperate per un pronto recupero, sono state avvisate della presenza del lupo in difficoltà dai Carabinieri di San Sebastiano Curone. L’esemplare ha riportato profonde ferite, procurate dai vani tentativi di liberarsi in autonomo dalla trappola. È stato quindi trasferito all’Università di Grugliasco, dove verrà assistito dal team di veterinari del Canc, il Centro Animali Non Convenzionali della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Torino. Una volta tornato in forze, sarà rimesso in libertà.

Non si esclude che il lupo fosse rimasto vittima della trappola già da qualche giorno.

Il coronavirus non ferma il bracconaggio

Non è chiaro se  tale trappola sia stata posizionata con finalità di cattura di lupi o di altre specie. Ma il ritrovamento evidenzia che il coronavirus e le direttive ministeriali, non siano stati in grado di fermare il fenomeno del bracconaggio.

Negli scorsi giorni un lupo senza vita è stato rinvenuto in Val di Non, Trentino. Come rilevato dall’esame necroscopico preliminare, la morte sembrerebbe essere stata causata da avvelenamento. Numerosi i casi di bracconaggio a danno di ungulati o altre specie selvatiche segnalati da Nord a Sud nelle scorse settimane.

L’appello del CABS

“Continuiamo a rilevare – ha sottolineato di recente il CABS, associazione di volontari esperti in antibracconaggio – le pressocché nulle variazioni tra gli atti di bracconaggio compiuti in Italia nel bimestre marzo – aprile 2019 e quello in corso. Il problema del bracconaggio è così elevato che non si ferma neanche quando massima dovrebbe essere l’attenzione per i noti problemi sanitari creati dall’epidemia coronavirus”.

Un problema che affligge l’intera Penisola. “Dai bracconieri di uccelli per le province di Messina, Brescia, Cagliari, Treviso, fino alle trappole per ungulati in quella di Avellino e Pistoia. Per non parlare della caccia illegale in area protetta e i lupi uccisi in Calabria”.

Una situazione di emergenza nell’emergenza, di fronte alla quale il CABS lancia un appello rivolto alle autorità. Ovvero di non allentare i controlli, e bloccare coloro che, dediti alla caccia illegale, si spostano dalle proprie abitazioni, mettendo a repentaglio la vita degli esemplari selvatici ma anche delle persone.

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