AlpinismoStoria dell'alpinismo

“Pell e Oss”: Bonatti e Oggioni, primavera in Grigna

A metà aprile del 1949 sono in trenta in Grigna. Vengono da Monza e dintorni e fanno parte del gruppo alpinistico “Pell e Oss”, nato in seno all’U.O.E.I. – Unione Operaia Escursionisti Italiani: alpinisti post-bellici, ai quali il CAI rifiuta il proprio supporto, che con spirito libero hanno tanta voglia di stare insieme sulla montagna ad arrampicare.

Il treno è partito da Milano, ha raccolto sui carri merci, i più economici, gli alpinisti a Monza e alle successive fermate. Alle 6.30 è arrivato a Lecco, poi il tram fino a Molveno e su a piedi ai Resinelli.

In un fine settimana i “Pell e Oss” mettono a segno 29 scalate: Corno del Nibbio, Sigaro Dones, Torrioni Magnaghi, Campaniletto, Lancia, Guglia Angelina, Torre Elisabetta e sul Resegone.

Tra i più capaci e ardimentosi ci sono Walter Bonatti e Andrea Oggioni, di Villasanta. I due giovani salgono in quelle settimane la Via Dell’oro al Nibbio (6° grado) e poi la Comici (5° e 6° grado), lo spigolo Sud e la domenica la via Cassin alla parete Est della torre Costanza (5° grado) e ancora la parete Est del Nibbio per la Via Campione d’Italia (6° grado). “Dal viso ancora inerbe, con i loro modi semplici e modesti non parrebbero, a vederli, rocciatori sestogradisti. In proposito, quando il mese scorso parteciparono all’operazione di soccorso in favore di alcuni alpinisti bloccati, di notte, sulla Segantini, grande fu lo stupore degli stessi quando, raggiunta la luce del rifugio, si accorsero che erano due giovani dal piglio sbarazzino coloro che con tanta autorità e sicurezza li avevano guidati nell’aspra discesa” annota il “Cittadino Sport”.

Un alpinismo nuovo e libero nato dalle ceneri belliche e dall’abbandono della retorica nazionalista, fatto di cose semplici e di passione e dalla gente, dai giovani.

Nel 1946 Bonatti si era iscritto alla società di ginnastica monzese “Forti e liberi”, una premonizione non solo nel significato, ma nel metodo. Per lui l’alpinismo è desiderio di arrampicare, allenamento, gesto atletico e sportivo, voglia di nuove vie. “Walter aveva la stessa testa di Riccardo Cassin: quando attaccava una salita non tornava indietro se non in casi disperati. Erano uomini d’altra categoria…” scrive Tino Albani, amico di Bonatti, che sulle pagine di “Il Sogno Verticale” (edito Rizzoli) ricorda una frase di una lettera ricevuta dal K2 da Walter: “Montagne bellissime, Tino, meravigliose, ma la compagnia non è come quella nostra della Grigna”.

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