Sicurezza in montagna

Sicurezza sulle piste: “Ogni sciatore ha diritto di essere tutelato”

Negli ultimi giorni del 2019 la cronaca alpina è stata densa di articoli riguardo le valanghe che si sono abbattute sulle piste di Andermatt e su quelle della Val Senales. Gli accadimenti hanno aperto il dibattito sull’effettiva sicurezza delle piste e sulla preparazione che gli avventori dovrebbero avere prima di lanciarsi in adrenaliniche discese vacanziere. Ne abbiamo parlato con Monica Borsatto, tecnico del soccorso alpino ed esperta che da anni si occupa di progettazione mantenimento e gestione di piste e impianti.

Monica, quali sono i criteri utilizzati per tracciare le piste da sci?

“Quando si va a realizzare una nuova pista da sci ci sono molti fattori di cui tener conto. Innanzitutto questa deve essere coerente con il territorio in cui si trova, deve seguirne la naturale conformazione andando a impattare il meno possibile. Per la realizzazione di nuovi tracciati è necessario rispettare alcuni vincoli molto importanti che riguardano i piani idrogeologico, forestale e ambientale.

Molto importante quando si disegna una nuova pista è ragionare sulla sua utilità. È importante che sia lineare, che segua un certo andamento, che sia in sicurezza rispetto all’ambiente in cui si inserisce e ai fenomeni naturali che la potrebbero interessare.”

A proposito di sicurezza, le piste sono disegnate per essere sicure al cento percento?

“Ci troviamo in montagna, quindi in un territorio naturale che ha tutta una serie di peculiarità. Ovviamente quando si traccia una pista si cerca di posizionarla in modo che la sua localizzazione possa garantire il massimo della sicurezza agli utenti. In alcuni casi non è però possibile prescindere dall’ambiente in cui ci si trova, una minima porzione di rischio è insita nella montagna in sé. I nostri comprensori, dalle Alpi agli Appennini, hanno versanti che possono essere più o meno stabili ed esistono casi in cui una pista deve per forza passare in punti di critici. Luoghi con pericolosità potenziali, che si cerca però di arginare.”

Come?

“Nel caso dei pericoli legati alle valanghe esiste una cartografia valanghiva che permette di individuare le zone più a rischio evitando così di posizionarvi una pista da sci. Se il tracciato dovesse invece rientrare in una di queste aree esistono dei piani di valutazione del rischio valanghe che prevedono la protezione del versante con opere di protezione fissa o temporanea. La stessa gestione delle piste aiuta a garantirne la sicurezza infatti, in caso di rischio, queste vengono temporaneamente chiuse.”

Nel dettaglio, in base a cosa si decide se tenere aperta o meno una pista?

“Innanzitutto è necessario precisare che ogni area sciistica ha un responsabile per le piste. Una persona che si assume la responsabilità di consultarsi con degli esperti e delle commissioni valanghe per predisporre verifiche e valutare la fruibilità o meno dei tracciati.

I casi in cui chiudere gli impianti sono i più svariati, a partire dal forte vento, passando per la pioggia che può formare ghiaccio sulla pista, arrivando all’allarme valanghe.”

Come si gestisce il pericolo valanghe?

“Attraverso un monitoraggio costante dei versanti più a rischio. In alcuni casi vengono ovviamente monitorati maggiormente come dopo una nevicata, o in seguito a una forte variazione di temperatura. Anche quando soffia un forte vento, che può creare accumuli in grado di destabilizzare i versanti. Si tratta di controlli dove l’esperienza è fondamentale insieme alle prove fisiche sul manto nevoso.

In caso di pericolosità effettiva vengono previsti distacchi controllati con opere fisse, oppure puntuali realizzati tramite elicottero, per rendere sicure le piste.”

Questi controlli vengono fatti tutti i giorni prima che aprano gli impianti?

“Si, e non solo. Durante il giorno, se ci dovessero essere fenomeni meteorologici o altri in grado di compromettere la sicurezza degli sciatori, i controlli vengono ripetuti.”

Tirando un attimo le somme di tutto quel che ci ha raccontato, secondo lei gli accadimenti dei giorni scorsi sono da attribuirsi alla sfortuna o a una disattenzione umana?

“Io non lo posso sapere. Sono casi molto delicati, per uno di questi è anche in corso un’indagine della procura per cui preferisco non pronunciarmi. Bisognerebbe analizzare con attenzione i singoli casi.

Credo che non ci sia mai stata nessuna malafede da parte di chi di dovere nel giudicare uno stato di potenziale pericolo nella propria area sciistica. Credo che sia dovuto non tanto alla disattenzione umana quanto a una questione accidentale. Come dico sempre, sia da tecnico che da membro del Soccorso Alpino, è importante ricordarsi di essere in montagna. Un ambiente dove non tutti i pericoli sono annullabili.”

Sulla base di questo che consigli darebbe agli avventori delle piste?

“Partiamo dal presupposto che ognuno ha diritto di andare in pista ed essere tutelato. Non sta al frequentatore guardare alla sicurezza dei versanti. A chi scia sulle piste posso solo dire di badare alle normali norme di sicurezza, alla velocità e al rispetto delle altre persone con cui condivide la discesa.”

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Un commento

  1. A due anni dalla tempesta Vaia, si sta provvedendo inTrentino e Veneto a revisionare le mappe delle zone soggette a pericolo valanga,specie dove il bosco e’stato raso al suolo.
    Interessati anche centri abitati e non solo piste .

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