Parchi

Nasce al Gran Sasso la collaborazione tra i parchi dell’Appennino e del Pakistan

L’Appennino e il Karakorum, da qualche giorno, sono un po’ più vicini. E non perché qualche alpinista dell’Abruzzo o del Lazio abbia compiuto delle nuove spedizioni (ce ne sono già state tante) verso le grandi montagne del Pakistan. 

Il 7 e l’8 novembre, una delegazione di dirigenti del Gilgit-Baltistan, un territorio pakistano che ospita il K2, il Nanga Parbat e altre straordinarie montagne, ha incontrato ad Assergi, presso L’Aquila, i responsabili del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che include il Corno Grande e le altre massime vette dell’Appennino. 

Nei colloqui nella sede del Parco, e durante i sopralluoghi a Campo Imperatore, si è discusso di gestione del turismo e di promozione dell’economia locale, di programmazione territoriale e dell’impatto ambientale degli alpinisti e dei trekker, delle attività tradizionali della montagna e di come evitare lo spopolamento delle alte valli dell’Appennino e dell’Asia. La missione, organizzata dall’ufficio pakistano dell’UNDP (United Nations Development Programme), il programma dell’ONU per lo sviluppo, è stata finanziata dalla Cooperazione Internazionale del Governo italiano attraverso l’associazione Ev-K2-CNR. 

Cuore di questo progetto è lo sviluppo del Central Karakorum National Park, esteso quanto l’Abruzzo, che include il ghiacciaio Baltoro e le sue vette. Rientrano nei confini del Gilgit-Baltistan, dove il 38% del territorio è protetto, anche i Parchi nazionali del Khunjerab e di Deosai, istituiti rispettivamente nel 1975 e nel 1993.

Facevano parte della delegazione pakistana Shahid Zaman, Segretario del Gilgit-Baltistan per le Foreste, la Fauna e l’Ambiente, Amanullah Khan in rappresentanza dell’UNDP, e i funzionari Mehmood Ghaznavi, Sahibzada Irfanullah Khan e Sajid Hussain. 

Nell’incontro del 7 novembre Tommaso Navarra, presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ha illustrato agli ospiti il sistema delle aree protette italiane, i meccanismi per la scelta dei loro responsabili e la complessa gestione dei rapporti con gli altri enti (44 Comuni, 5 Province, 3 regioni) ai quali appartengono i 141.000 ettari del Parco. E’ stato ancora il presidente Navarra a spiegare ai visitatori del Gilgit-Baltistan che la missione dei parchi nazionali italiani è di coniugare la tutela ambientale con lo sviluppo. 

Una visita al cinquecentesco Convento di San Francesco, che ospita la sede dell’Ente, all’Antiquarium del Parco con i reperti delle sepolture preistoriche della zona e alla lapide che ricorda l’ascensione di Francesco De Marchi al Corno Grande nel 1573, ha fatto capire agli ospiti come la natura, in Italia, sia intrecciata con la storia. 

Il direttore Alfonso Calzolaio, e i funzionari Luca Migliarini, Giorgio Davini ed Elena Curcetti hanno descritto alcuni progetti legati alla promozione turistica del Parco, secondo i dettami della Carta Europea del Turismo Sostenibile. 

Tra i temi che sono stati approfonditi il rapporto tra le iniziative del Parco e quelle degli operatori privati, l’importanza dei sentieri segnati che si sviluppano per 900 chilometri. E le iniziative legate al miele e ai formaggi, in un territorio dove il pascolo, l’allevamento e l’agricoltura di montagna hanno sempre avuto un ruolo decisivo.

Le domande e gli interventi dei rappresentanti del Gilgit-Baltistan hanno dimostrato che i parchi dell’Italia e del Pakistan sono gestiti in modo diverso, ma hanno problemi e obiettivi in comune. 

Fino a oggi le nostre aree protette si sono occupate solo di controllare il territorio, dobbiamo dotarci di strutture diverse” ha ammesso Shahid Zaman, Segretario per le Foreste, la Fauna e l’Ambiente. “Negli ultimi anni, soprattutto nel Khunjerab Park, sono aumentati i turisti che arrivano dalle grandi città del Pakistan. Dobbiamo attrezzarci meglio per accoglierli” ha aggiunto Sajid Hussein, Vicedirettore del Turismo nella regione. Da Amanullah Khan dell’UNDP è arrivata una domanda importante e attuale anche per gli escursionisti dell’Appennino e delle Alpi. “Non credete che l’obbligo di seguire i sentieri segnati riduca il valore dell’esperienza dei visitatori? 

Tra gli obiettivi della visita, oltre allo scambio di conoscenze ed esperienze tra gli amministratori delle aree protette, era mostrare agli ospiti le migliori pratiche del Parco Gran Sasso-Laga, da replicare dove possibile in Pakistan. Per questo motivo, l’8 novembre, nonostante una bufera di pioggia e neve, Gennaro Pirocchi, funzionario del Parco e alpinista, ha accompagnato gli ospiti arrivati dal Gilgit-Baltistan a visitare tre interventi nell’area di Campo Imperatore. Si tratta della riqualificazione del Lago Racollo, degli interventi di stabilizzazione del terreno e di rimboschimento dopo gli incendi del 2017 tra Fonte Vetica e Vado di Sole. E della sistemazione nel quadro del progetto LIFE Praterie dei sentieri che partono dall’Albergo di Campo Imperatore, con la chiusura delle scorciatoie per evitare il degrado del terreno. 

La visita dei rappresentanti del Gilgit-Baltistan al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga si è chiusa con l’auspicio di un gemellaggio tra la grande area protetta dell’Appennino e quelle del Karakorum. Il viaggio dei cinque pakistani proseguirà con incontri, confronti e visite al Parco Nazionale del Gran Paradiso e al Parco Nazionale Svizzero.   

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