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Una strada e un rifugio (o un albergo?) contro i Pantani di Accumoli

Nel cuore dell’Appennino, sul confine tra Lazio, Marche e Umbria, c’è una conca di semplice bellezza. I Pantani di Accumoli, 1500 metri di quota, sono dei laghetti circondati da pascoli e frequentati dal bestiame. Di fronte si alzano i Monti della Laga. Basta alzarsi verso il Monte dei Signori e i suoi boschi per veder comparire il Vettore.

Nei mesi scorsi la bellezza dei Pantani è stata menomata. Grazie a un milione di euro stanziato dalla Regione Lazio il 13 novembre 2018 e affidato in gestione all’ASTRAL, l’azienda regionale per le strade, è stata sistemata e allargata la ripida strada sterrata che sale da Accumoli e ai Pantani, e prosegue a saliscendi verso il valico di Forca Canapine. L’intervento di “manutenzione ordinaria e straordinaria e messa in sicurezza” fa parte di un protocollo d’intesa tra la Regione, la Provincia di Rieti, i Comuni di Accumoli e Amatrice e l’ASTRAL per ripristinare le strade del “cratere” sismico dopo il terremoto del 24 agosto 2016. I due tratti della strada sono stati sistemati e qua e là allargati. Su quello che sale dal paese, i tratti più ripidi (e alcune rampe che non lo sono affatto) sono stati pavimentati in cemento. Sul tracciato che inizia da Forca Canapine gli interventi sono stati meno vistosi.

L’ampliamento della strada non è la sola minaccia. Nella conca, anche se fuori dai confini del SIC (Sito d’Importanza Comunitaria) che ne tutela 80 ettari, dovrebbe essere costruito un rifugio. Il documento del novembre 2018 non lo cita, e parla solo di “manutenzione” e simili. Un’ordinanza comunale del 7 luglio 2019 fa invece riferimento alla “progettazione e realizzazione di un rifugio montano” ai Pantani.

Franca D’Angeli, sindaco di Accumoli, non ha dubbi che l’intervento sulla strada ci volesse. “Era in condizioni spaventose e non solo a causa del terremoto. Andava sistemata, per consentire il passaggio agli allevatori che hanno il bestiame in quota” spiega. Del rifugio, però, il sindaco dichiara di sapere poco. “E’ un progetto regionale, bisogna chiedere a Roma” risponde. Ma il progetto sul sito della Regione Lazio non si trova, e questo ha fatto lievitare l’allarme. Nei mesi scorsi, sui social, qualcuno ha definito l’opera come “un albergo” o “un resort”. Sembra che il rifugio sorgerà presso la Forca dei Copelli, appena a sud dei Pantani. Ma anche questa informazione non è certa. Qualche giorno fa il Ministero dell’Ambiente ha chiesto notizie alla Regione. Speriamo che la risposta sia rapida e pubblica.

E’ bene ricordare a chi legge la situazione di Accumoli. Il paese, già spopolato prima del sisma, il 24 agosto 2016 ha ricevuto un colpo tremendo. Il centro storico è crollato, tra il capoluogo e le frazioni le vittime sono state 11. Oggi i circa 300 abitanti rimaste vivono nelle SAE, i prefabbricati, più in alto dei ruderi del paese. Il centro, come nella più nota Amatrice, dovrà essere ricostruito com’era, con l’eccezione di qualche edificio. Sui tempi, però, nessuno azzarda previsioni.

I Pantani, per decenni, sono stati raggiunti dagli escursionisti da Forca Canapine, un valico in territorio umbro, dov’erano degli skilift e alcuni rifugi oggi distrutti dal sisma. La strada che sale da Norcia alla Forca è stata riaperta da poco, dopo tre anni di chiusura. Sull’altra non ci sono notizie.    

L’altra precisazione da fare riguarda il valore ambientale dei Pantani. Venticinque anni fa, dopo l’approvazione della legge-quadro sulle aree protette (la n. 394 del 1991), sembrava che la conca dovesse entrare nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Per non inserire anche il Lazio in un’area protetta divisa tra Marche e Umbria, il confine del Parco è stato spostato più a nord, e i Pantani sono rimasti fuori. Ma la zona che merita di essere protetta è ben più vasta del SIC, che comprende i laghetti e poco altro.

A mobilitarsi contro gli interventi ai Pantani, in estate, hanno iniziato alcune associazioni locali. Nelle scorse settimane, il CAI delle tre regioni ha deciso di impegnarsi seriamente.

Il 27 ottobre, un corteo di escursionisti attrezzati con striscioni e cartelli ha raggiunto per protesta i laghetti. Altri, negli stessi giorni, hanno percorso e fotografato la strada che sale da Accumoli. Il 4 novembre Lo Scarpone, il notiziario online del CAI, ha lanciato a livello nazionale la questione. “Abbiamo iniziato a darci da fare nel Lazio, poi i soci di Marche e Umbria hanno aderito” racconta Monica Festuccia, presidente della Commissione Tutela Ambiente Montano del CAI Lazio. “Torneremo a manifestare ai Pantani l’8 dicembre, e poi ancora in futuro”.

Vogliamo tenere alta l’attenzione su quel che succede in questi territori montani. Ci sembra che i fondi pubblici debbano essere indirizzati su progetti ben diversi da questo” aggiunge Marta Zarelli, animatrice di Terre in Moto Marche e della manifestazione del 27 ottobre. “Accumoli e i centri vicini stanno morendo, e stavano morendo già prima del terremoto. Riportare quassù dei giovani sarebbe una grande vittoria” spiega il sindaco Franca D’Angeli, e non possiamo che darle ragione. Per questo, qualche settimana fa, abbiamo raccontato con gioia la storia delle tre sorelle Antonucci e del loro zafferano coltivato a Roccasalli, una frazione di Accumoli.

Per il resto, la preoccupazione del CAI e di tutti i partecipanti alla marcia del 27 ottobre è la nostra. Attendiamo di sapere se, dopo i recenti lavori, le due strade verso i Pantani verranno chiuse al traffico. E attendiamo di conoscere il progetto del rifugio. Forse, in un luogo come questo, una piccola costruzione da raggiungere a piedi o in bici può aver senso. Ma un fabbricato più grande, e una strada aperta alle auto e alle moto, sarebbero la fine dei Pantani.   

Mi permetto di ricordare al sindaco D’Angeli e alla Regione Lazio una cosa. Il fascino dei grandi monumenti, naturali e dell’uomo, può sopravvivere a degli interventi sbagliati. Il Cervino è rimasto magnifico nonostante le brutture di Cervinia, le Piramidi sono ancora misteriose anche se il cemento del Cairo le ha raggiunte. Quella dei Pantani, invece, è una bellezza semplice, che è molto più facile cancellare. Togliere il vuoto, togliere il silenzio da un luogo come questo significa semplicemente ucciderlo, e allontanare gli escursionisti per sempre. Farlo parlando di ricostruzione post-sismica significa aggiungere al danno la beffa.    

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