Maiella, si volta pagina: al via i lavori per il nuovo “Bivacco Pelino”
Al via dal 15 giugno gli interventi in quota per ripristinare il presidio di sicurezza su Monte Amaro. Tra l'attesa degli escursionisti e i ricordi dello storico "igloo rosso", si apre un nuovo capitolo per la vetta della Maiella.
A quasi un anno dallo smantellamento del Bivacco Pelino, storico “igloo rosso” posizionato sul Monte Amaro (2.793 m), la vetta più alta della Maiella si prepara ad accogliere un nuovo presidio. Il Parco Nazionale della Maiella ha annunciato ufficialmente che oggi, lunedì 15 giugno, riprenderanno i lavori per l’installazione del nuovo bivacco, informando della concomitante istituzione di un’area di cantiere interdetta al pubblico. Il Parco raccomanda la massima collaborazione, per assicurare che i lavori si svolgano in sicurezza.
Il ritorno del bivacco sul Monte Amaro, tra attesa, curiosità e riflessioni
La rimozione della vecchia struttura, avvenuta nell’agosto 2025 a cura del CAI di Sulmona per fare spazio al nuovo progetto – finanziato dal Fondo Unico Nazionale per il Turismo (FUNT) della Regione Abruzzo e dal Ministero dell’Ambiente – aveva lasciato sulla vetta più alta della Maiella un vuoto, non solo visivo ma anche logistico, parzialmente compensato dal vicino Rifugio Manzini in Val Cannella (2.522 m).
L’annuncio della ripresa dei lavori per il prossimo 15 giugno ha definito precise linee guida per la sicurezza: l’Ente Parco ha infatti istituito un’area di rispetto interdetta al pubblico e segnalata sul posto con avvisi e picchetti (planimetria della zona interdetta disponibile in gallery, ndr), invitando gli escursionisti al rigoroso rispetto delle indicazioni del personale e delle autorità di sicurezza. Massima attenzione viene richiesta soprattutto per le fasi più delicate, come le operazioni di volo dell’elicottero e la movimentazione dei carichi pesanti.
Questo annuncio ha riacceso immediatamente il dibattito tra gli appassionati della montagna abruzzese. Se da un lato la comunità degli alpinisti accoglie con sollievo il ritorno di un presidio vitale per la sicurezza in alta quota, dall’altro non mancano riflessioni e perplessità. C’è chi, di fronte all’annuncio del Parco di “lavori di installazione del nuovo Bivacco Pelino”, propone una revisione storica del nome – argomento già oggetto di proposte e riflessioni nei mesi scorsi – , suggerendo l’intitolazione a Falco Maiorano (il cui nome era inserito nel primo elenco di “guide raccomandate” della Maiella di fine Ottocento e che fu attivo partecipante alla costruzione del rifugio Vittorio Emanuele) e ricordando che la competenza di tale scelta spetti al Comune di Fara San Martino.
Emergono anche interrogativi affettivi sul destino dei vecchi materiali del Pelino e considerazioni più generali sullo stato d’uso dei bivacchi, in maniera sempre più frequente e preoccupante esposti a incuria e vandalismo.
Il ricordo del Bivacco Pelino
Il nuovo progetto rappresenta solo l’ultimo atto di una lunga e tormentata storia di realizzazione di presidi sulla seconda cima più alta degli Appennini. Una storia iniziata nel lontano 1890 con l’inaugurazione del Rifugio “Vittorio Emanuele II”.
Realizzato in pietra a secco grazie alla donazione del terreno da parte del Barone Angeloni alle sezioni CAI di Roma e Chieti, e con il sostegno economico del Comune di Sulmona, quel primo storico riparo resistette fino al 1944, quando venne tragicamente distrutto dalle truppe tedesche in ritirata.
Dopo oltre vent’anni in cui la cima rimase completamente priva di punti d’appoggio, nel 1966 il CAI di Sulmona riuscì a inaugurare un primo bivacco metallico, elitrasportato in quota grazie a tre velivoli militari, dedicato alla memoria di Maiorano. La furia degli elementi su Monte Amaro, però, non tardò a mostrare la sua forza: una tremenda tempesta, nella notte di San Silvestro del 1974, spazzò via completamente la struttura.
Bisognerà attendere il 1982 per assistere alla nascita dell’iconico Bivacco “Cesare Mario Pelino”. Progettato con una caratteristica struttura geodetica di 105 pannelli triangolari e dipinto di un rosso acceso visibile anche a grande distanza, quell’igloo è diventato per decenni il simbolo indiscusso della vetta, oltre che un riparo di emergenza fondamentale per escursionisti, alpinisti e scialpinisti. Con l’apertura del nuovo cantiere estivo la montagna si prepara ora a voltare pagina, in attesa di scoprire le sembianze del suo prossimo, atteso custode.




