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Lombardia: un drone con visore termico alla protezione civile, potrebbe salvare molte vite

Foto esplicativa da archivio Montagna.tvFoto esplicativa da archivio Montagna.tv

Uno strumento di comune utilizzo in campo militare, ma ancora poco conosciuto nel campo della ricerca dispersi. Stiamo parlando di un drone ad altissima tecnologia che, da pochi giorni, è stato donato dal Lions Club di Colico al sistema di protezione civile lecchese. Un apparecchio in grado di raggiungere una velocità di 70 chilometri orari, con scocca in fibra di carbonio, dotato di una videocamera 4k e, cosa decisamente interessante, un visore termico. La sua utilità sarà quella di permettere una più facile e veloce perlustrazione dei boschi lombardi, in particolare dove la vegetazione si fa più fitta, grazie alla variazione di temperatura delle zone sorvolate. Un progetto pionieristico, tra i primi esperimenti di questo tipo in Italia, che dovrebbe portare a una riduzione del pericolo per le squadre di ricerca che solitamente vengono impiegate per lungo tempo in territorio impervio. Oltre a questo si dovrebbe arrivare a una riduzione dei tempi di ricerca e a una facilitazione d’intervento per le squadre di recupero via terra.

Più smart di un elicottero

Di più facile impiego rispetto a un elicottero, che può volare solo entro certe quote e non è al momento dotato di visore termico, il drone ha un raggio d’azione di 500 metri raggiungendo un’altezza di 120 metri e un’autonomia di 25 minuti. Quando però le batterie sono in esaurimento è sufficiente riportarlo a terra e cambiarle permettendo al mezzo di tornare immediatamente in volo. “Certamente si tratta di uno strumento prezioso. In un’ottica di salvaguardia della vita dei soccorritori, il drone potrebbe raggiungere quei luoghi dove il pericolo sarebbe troppo elevato per mandarci i volontari, come nel caso di ricerca in valanga”, il commento di Alberto Redaelli, Delegato della diciannovesima Lariana del Soccorso Alpino. Sei i piloti già formati all’utilizzo del mezzo in grado di inviare direttamente le immagini alla centrale operativa dei soccorsi, garantendo comunicazione a tempo zero.

Potrebbe rappresentare una rivoluzione nel campo della ricerca in zone montuose impervie. Un tema che fino a qualche settimana fa ha riempito la cronaca dei quotidiani nazionali in seguito al ritrovamento della salma di Simon Gautier, l’escursionista francese scomparso lo scorso 8 agosto nei boschi del Cilento.

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