• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Ambiente

ONU e ambiente: l’Italia c’è, anche in Karakorum

In questi giorni sono tutti a New York alle Nazioni Unite per salvare il Pianeta. Da Greta Thunberg al presidente  Giuseppe Conte, passando dai ministri Sergio Costa e Luigi Di Maio.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si occupò a suo tempo di montagne, esattamente di “Sousteninable mountain development”. Tra gli esempi d’eccellenza citati per l’Asia ci fu il “progetto SEED” e “Karaorum Trust”, realizzati dall’Associazione EvK2CNR con il supporto del governo italiano, che consentirono la nascita e il funzionamento con successo del Central Karakorum Nazional Park, CKNP.

Il CKNP è oggi una realtà e il Pakistan ha chiesto nei mesi scorsi all’Italia di supportare le sue amministrazioni in Gilgit-Baltistan, la regione del nord (quella del Karakorum e del K2, per intenderci), affinché le buone pratiche, i metodi e il sistema di gestione del CKNP possano essere esportate in altri importanti parchi della regione, primo fra tutti il parco del Deosai, reso famoso dai suoi orsi.

Non è però tutto oro quel che luccica. Se il CKNP è una realtà, mantenerlo attivo consolidandone i risultati è tutt’altro che scontato. Le “bronto-burocrazie” e l’inettitudine dell’ambientalismo della forma e delle parole sono sempre in agguato. Bisogna invece fare ancora degli sforzi per mettere definitivamente in salvo queste regioni montane, le più belle, aspre e selvagge e del pianeta. Non me ne vogliano i montanari di casa nostra.

Nei giorni scorsi con Michele Cucchi, Niccolò Aiazzi e la mia compagna Stefania sono finalmente tornato ad Askole. Situato a 3000 metri, è l’ultimo paese della valle che porta al K2. Gente di montagna tosta e dura, amici da 30 anni. Ci sono 75 nuclei abitativi e la scuola ospita 270 bambini, vengono anche dai villaggi vicini, per un totale di 7 classi e 6 maestri. Per loro negli anni ho realizzato con la fondazione Lorenzo Mazzoleni un dispensario medico, con EvK2CNR abbiamo sistemato la moschea e realizzato un museo del villaggio e della sua storia, c’è anche una nostra stazione meteo permanente e abbiamo realizzato un lodge. Gli abitanti di Askole, fino alla nascita del CKNP, ammazzavano 5-6 ibex (simili agli stambecchi) a famiglia per la carne per l’inverno. Ora vengono abbattuti 3 o 4 ungulati all’anno all’interno di un programma di trophy hunting, il cui ricavato viene versato alla comunità, alle quali viene data anche una parte del ricavato dalle quote di ingresso al CKNP, un’altra parte serve per pagare il trasporto a valle dell’immondizia. Ma come dicono tutti, l’immondizia non dovrebbe andare a monte, o perlomeno chi  la porta in alto dovrebbe anche riportarla in basso. Concetto semplice, ma di difficile applicazione e il personale del Parco, seppur consapevole, ha poca formazione e scarsa cultura (diciamo così) e quindi debole motivazione. Andrebbe formato, istruito, gratificato. Ma questo è un problema anche nella opulenta Europa, figuriamoci nel complicato Pakistan. Ad ogni modo non demordiamo.

Anche quest’anno la campagna di pulizia del Baltoro, il ghiacciaio lungo 80 chilometri che da Paju (due giorni a piedi da Askole) porta al K2, ha permesso di mettere insieme 6.750 kg di immondizia solida e circa 2.500 di residui biologici umani. Il tutto raccolto lungo il percorso del trekking e ai campi base di K2, Broad Peak e dei Gasherbrum. Dei 6750 kg, la metà è immondizia “risputata” dal ghiacciaio nella sua evoluzione e scioglimento, quindi immondizia storica, abbandonata o parzialmente bruciacchiata sul ghiacciaio in più di 50 anni di spedizioni. L’altra metà è immondizia nuova, alla faccia dell’educazione ecologica di alpinisti, trekkers e agenzie di alpinismo. Tutti blaterano di “cleaning” e dicono di pulire, ma le più di 3 tonnellate di imballagli, scatole di metallo, plastica, ecc. qualcuno le lascerà in giro se vengono raccolte a fine stagione dai volontari pakistani di EvK2CNR, insieme al personale del Central Karakorum National Park. Il tutto avviene con il supporto di Moncler, azienda italiana di moda e abbigliamento, che omaggia le sue origini montanare e la passione per l’ambiente mettendoci po’ di soldi per consentire al personale locale di stare 2 mesi sul ghiacciaio e smaltire l’immondizia.

Con l’Ambasciatore Stefano Pontecorvo e il ministro del Climate Change del Pakistan Zartaj Gul, una giovane donna preparata e appassionata, abbiamo nei giorni scorsi raccontato alla stampa pakistana questa collaborazione con l’Italia, così come la cooperazione per il completamento del catasto dei 5000 ghiacciai pakistani (già 500 sono stati catalogati), la più importante riserva idrica d’acqua dolce dell’Asia. Abbiamo anche annunciato il potenziamento delle stazioni meteo climatiche in Karakorum grazie alla Cooperazione Italiana e speriamo si possa presto riprendere a lavorare.

Una risposta vera, concreta ed emblematica alle drammatiche istanze delle Nazioni Unite in discussione a New York all’Assemblea Generale sull’Ambiente, che dimostra che  l’Italia pare voler riprendere un ruolo concreto.

Articolo precedenteArticolo successivo

1 Comment

  1. Pulizie nel Baltoro ed anche nei grottini della pareste sud della Marmolada.?Stavolta non e’ colpa dei turisti per caso ma di scalatori provetti che hanno bivaccato nelle le piccole grotte .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.