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Askole, il piccolo dispensario italiano cresce

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VARESE – C’è un piccolo dispensario medico, vicino al K2, che porta un nome italiano. Dove alcuni volontari, da nove anni, curano le popolazioni dei villaggi più poveri e sperduti del Karakorum. E non solo: fanno soprattutto educazione sanitaria e formazione del personale locale. Maria Assunta Lenotti, – medico e presidente dell’associazione “Amici di Lorenzo”, che gestisce il dispensario Lorenzo Mazzoleni – racconta la straordinaria esperienza di Askole a Montagna.tv.

Lenotti, il dispensario oggi che attività ha?
Offre tutte le cure medico-infermieristiche di base alla popolazione di Askole, l’ultimo villaggio che sorge sulla via che porta al K2, e a quelli limitrofi, dove operiamo con campi mobili e visite a domicilio. Ma l’attività sta crescendo. 
 
Per esempio?
L’ultimo passo sono state le cure dentali conservative, portando lassù le attrezzature per fare le otturazioni. Si lasciano marcire i denti in una maniera pazzesca, ne hanno molto bisogno. E’ venuta un bel po’ di gente, anche se all’inizio c’è stato un vuoto perché quando hanno visto di cosa si trattava hanno avuto un po’ paura!
 
Quante persone aiuta il dispensario?
Lavoriamo su 10 villaggi, tra cui Askole, per un totale di circa 3500 persone. Ma sono numeri indicativi, perché non esiste alcun dato anagrafico su morti, nascite, sesso, etc. Il censimento lo stiamo facendo noi, perché qualsiasi lavoro che vogliamo fare non può prescindere da un’idea del bacino d’utenza. Per esempio per le vaccinazioni.
 
Non c’è assistenza statale laggiù?
Nella zona in realtà ci sono altri due dispensari, ma il governo paga degli infermieri senza poi rifornirli di materiale né di farmaci. L’unica struttura funzionante in modo continuativo è quindi la nostra. Anche per le vaccinazioni è difficile: finora c’era un ufficiale sanitario che “se ne fregava”; per fortuna ora è stato sostituito, anche grazie ad una nostra denuncia.
 
Che tipo di strumentazione avete?
Abbiamo un ecografo, un elettrocardiografo, un microscopio, un apparecchio per l’aerosol terapia, visto che parecchie persone soffrono di bronchite. E molte altre attrezzature, a cui si è aggiunto anche un PC portatile con cui abbiamo la possibilità di fare educazione sanitaria nelle scuole e anche formazione del personale.
 
Puntate molto sull’educazione?
Sì, per arrivare in modo più capillare alla popolazione attraverso i bimbi che vanno a scuola. Nel circondario ci sono 10 scuole,  di cui 2 ad Askole, e sono sempre più frequentate. A maggio abbiamo fatto un check sanitario dettagliato di tutti gli studenti: età, sesso, paternità, peso, altezza, nutrizione, segni di vaccinazione contro la tubercolosi, esame otorino, ricerca di anemie, parassiti intestinali, gozzi, malattie della pelle. Stiamo anche attivando iniziative con l’Italia.
 
Di che tipo?
Abbiamo fatto un gemellaggio tra una scuola Askole e una scuola media di Varese. E’ molto promettente. Da qui hanno spedito libri scolastici, spazzolini dentifrici, matite gomme. I bambini di Askole hanno ricevuto i doni e mandato, in cambio, dei disegni. Sono tutti entusiasti.
 
C’è qualche iniziativa anche per i maestri?
Assolutamente. Nel mese di luglio ci sarà un training per 10 maestri, che spesati da noi andranno per una settimana nel villaggio di Toltì per frequentare un corso di educazione sanitaria e primo soccorso. Così potremo avere dei referenti fissi per le campagne sanitarie e al tempo stesso loro saranno preparati in caso di eventi come il terremoto dell’ottobre scorso.
 
Ci sono altri programmi di formazione?
Tra poco partirà un’infermiera che farà la “Wash Campaign”: con sceneggiature e giochi, insegnerà l’igiene di base a tutti. Nel mese di settembre andrà un’ostetrica a fare training per l’assistenza al parto, almeno ad una donna in ogni villaggio. C’è poi una maestra pakistana, moglie di un canadese, che si è impegnata a insegnare un po’ di educazione sanitaria e di igiene domestica (pulizia, conservazione dei cibi) alle donne.
 
Quale tipo di assistenza medica prestata più spesso?
Dipende un po’ dalle competenze dei volontari che vanno al dispensario, specializzati in una cosa piuttosto che in un’altra. ci sono andati ginecologhe, ortopedici, dermatologi, dentisti…
 
Quali sono le maggiori difficoltà?
Più che altro il fatto che non ti puoi mai fidare completamente di nessuno. Anche quelli con cui si lavora da anni, dopo un po’ lasciano a desiderare perché magari non fanno alcune cose, cercano di approfittare un po’ sul prezzo, cercano di circuire i volontari.
 
Avete personale locale?
Sì, abbiamo due infermieri fissi da anni. Ora riproveremo a coinvolgere delle organizzazioni pakistane in alcuni progetti. Avevamo già tentato in passato, però con risultati non troppo positivi sia per l’atteggiamento di cui parlavo prima, sia perché i medici pakistani sono meno motivati dei volontari stranieri. Mentre i nostri vanno lassù per passione, loro se sono bravi preferiscono andare  a lavorare nelle grandi città piuttosto che restare nei villaggi.
 
La struttura è ancora in via di sviluppo?
E’ in corso l’ampliamento dell’edificio per avere altre stanze: una per il personale, una da dedicare alle cure dentali o ad astanteria, per eventuali casi da tenere in osservazione. Il progetto è da ultimare per fine agosto.
Il dispensario di Askole porta il nome di Lorenzo Mazzoleni, ventinovenne alpinista lecchese che nel 1996 scomparve durante la discesa dalla vetta del K2, durante una spedizione scientifico-alpinistica dei Ragni di Lecco e del Comitato Ev-K²-CNR. In sua memoria è stato creato il centro di assistenza medica per i bambini e per le popolazioni della valle del Baltoro ad Askole (3.000 m.s.l.m.), l’ultimo villaggio sulla via d’accesso al K2, all’estremo nord del Baltistan.
 
Sara Sottocornola
Informazioni sul sito www.amicidilorenzo.net .
 

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