Alta quota

Nanga Parbat, polemiche tra Cala Cimenti e Nirmal Purja

Ogni vetta porta con sé le sue polemiche. Il Nanga Parbat ce l’ha dimostrato più volte nel corso delle passate stagioni invernali e continua a dimostrarcelo anche oggi. Questa volta a scatenare la diatriba le dichiarazioni rilasciate da Nirmal Purja, impegnato nel suo project possible che prevede la salita dei 14 ottomila in sette mesi, riguardo i lavori di apertura della via Kinshofer. Il nepalese, in una prima intervista pubblicata da The Himalayan Times, afferma che “Il climber spagnolo Sergi Mingote ha aperto un percorso che copre quasi 150 m sopra il campo 2 mentre la parte bassa della via è stata attrezzata dagli alpinisti georgiani Archil Badriashvili e Giorgi Tepnadze”. Aggiungendo poi che, da campo 3 a salire, il lavoro di attrezzatura della via è da attribuire alla sua squadra. “Ci hanno anche detto che se il team project possibile non avesse realizzato questo lavoro, nessuna vetta sarebbe stata possibile. Nessuna, tranne quella del francese Boris Langenstein, arrivato in cima al Nanga Parbat il primo luglio quando le altre spedizioni, compresa quella di Nirmal Purja, si trovavano ancora sotto campo 3.

La risposta di Cala Cimenti

Le dichiarazioni di Purja, ri-pubblicate ieri sulla sua pagina Facebook, hanno suscitato la risposta di Cala Cimenti, in questi giorni impegnato nel trek di avvicinamento ai Gasherbrum. È un lungo post Facebook quello in cui Cala da la sua versione dei fatti.

“Le dichiarazioni di Nims fanno sorridere chi conosce un po’ questo mondo e la realtà del suo progetto sempre a corto di ossigeno (pecuniario, mentre dall’altra parte di ossigeno ne hanno molto) e bisognoso di nuovi finanziamenti per poter continuare. Sono chiaramente dichiarazioni autocelebrative volte ad attirare l’attenzione dei media e di finanziatori ingenui facili all’abbaglio dell’autocelebrazione” scrive lo snow leopard. “Dire che senza di loro nessuno degli alpinisti presenti al campo base sarebbe andato in cima mi sembra un po’ presuntuoso e, se vogliamo, anche un po’ offensivo, visto che Nims non conosce minimamente il valore di ognuno di noi. Uno sfogo a cui però segue una riflessione più attenta di come sono andate le cose durante il tentativo di vetta. “Alcuni elementi della sua squadra sono veramente forti e bisogna riconoscere loro il merito di aver svolto un lavoro straordinario attrezzando l’85 percento della tra C3 e C4 con le corde fisse […] e poi ancora, aprendo l’ossigeno a manetta, di essere saliti come dei razzi, battendo la traccia da C4 fino in cima”.

Entrando ancora più nei dettagli “i georgiani sono stati i primi ad arrivare, quasi un mese prima di noi, e in un mese, a causa del brutto tempo e di altro, non sono mai andati oltre il C2, non posizionando mai nessuna corda fissa ma solo sistemando quelle vecchie sul muro Kinshofer”. Quando Cala con i due russi arriva al campo base i georgiani propongono subito di unire le forze, “proposta che accettiamo volentieri seguendo però il nostro programma di acclimatamento che ovviamente non combaciava con il loro che avevano già fretta di andare oltre i 6000 metri”. Dopo sei giorni di lavoro sulla montagna la squadra di Cala parte “per andare a dormire al C2 portando su delle corde fisse che, d’accordo con i georgiani, sistemiamo nella parte bassa, mentre loro si devono occupare della parte alta […] dopo dieci giorni circa siamo già pronti per fare il secondo e ultimo giro di acclimamento e andare a dormire a C3 e magari a C4”. Nel frattempo al campo base arriva Ali Sadpara che “prende in mano la situazione e inizia a coordinare e riesce ad ottenere l’aiuto di un portatore d’alta quota che era lì al servizio di un turista australiano per portare fino a C2 400 metri di corda che servirà poi ai georgiani per attrezzare sopra C2. Il poveretto, scendendo, scivolerà su un pendio ripido con la corda attorcigliata alla mano rompendosela e mettendo fine alla sua stagione lavorativa”. Fin qui Nirmal e i sui sherpa non sono ancora arrivati, arriverà poco prima della partenza di Cala e compagni verso campo 2. “Al secondo campo arrivo proprio nel momento in cui i georgiani (che erano partiti un giorno prima) rientrano in tenda dopo una giornata di lavoro ad attrezzare verso C3, dicono che hanno attrezzato un sacco di via almeno fino a 6400 metri. In realtà non hanno posizionato alcuna corda fissa ma solo disseppellito delle vecchie che non sono proprio in buono stato e sicuramente non sono arrivati a 6400, massimo a 6300.

Arrivati a campo 2 i georgiani chiedono collaborazione a Cala, Vitaly e Anton rimanendo d’accordo che “il giorno dopo saremmo partiti noi per primi. […] saliamo alla volta del C3 a circa 6600 metri. […] percorro tutto il tratto liberato dai georgiani stupendomi del fatto che sia così breve, poco male, tanto la neve del giorno prima aveva coperto la vecchia traccia e ho dovuto ribattere tutto, quindi continuo. Sempre io in testa, inizio a liberare la vecchia corda fissa e metro dopo metro mi accorgo che posso utilizzarla fino a quasi C3. Chiaramente a volte è sotto la morsa del ghiaccio e mi devo fermare a liberarla.”

“Finisce il tratto di roccia e inizia la parete ghiacciata che in 200 metri di dislivello porta a C3. Non molla mai è ripida, a volte è di ghiaccio blu e a volte è ricoperta da uno strato leggero di neve che facilita il compito, comunque anche qui la corda fissa da liberare da neve e ghiaccio. Svolgo sempre tutto io il lavoro e nel tardo pomeriggio siamo a montare la tenda al C3. Qui ci fermeremo 2 notti, poi tutti giù al BC in un giorno”. Scendendo però “Anton ha dovuto fermarsi, perdendo un sacco di tempo ed energia, a sistemare alcune corde fisse mal piazzate dagli sherpa”.

Di tutto questo lavoro Nims nel suo report non tiene conto” scrive ancora Cala. Il post è molto lungo e narra ancora delle vicende che hanno riguardato il tentativo di vetta, realizzato congiuntamente da tutte le squadre, tra cui i 150 metri di corda che Nirmal ha chiesto a Cala di portare fino a campo 3 per poi usarla nella preparazione della via verso la vetta.

In conclusione penso che io ho scalato il Nanga Parbat con i miei compagni ed è stato grandioso, ho condiviso questo viaggio con vecchi amici come Sergi, con nuovi come Moses e Mattia, e perché no, anche con i georgiani. Poi ho avuto modo di conoscere Stefi e questo strano fenomeno che è Nims che, diciamo proprio alpinista non è, e poi ho re-incontrato sherpa che già conoscevo e con cui abbiamo riso e scherzato. Del Nanga mi rimarranno emozioni forti e questa incredibile sciata sotto le stelle. Di quello che dicono gli altri o dei meriti che si prendono non me ne curo più di tanto”.

 

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8 Commenti

  1. E’ un impressione o il mondo dell’alta quota sembra sempre di più al calcio? Toccherà assistere al “Processo al campo base”?
    Io mi sono già annoiato.

    1. Qualcuno avrà risarcito il portatore che ha finito per rompersi la mano per aiutarli ? Un applauso a chi lo avesse fatto per il resto cose già sentite e risentite

      1. Rispondo volentieri a Fausto, perché l’ho pensato anch’io. E se qualcuno l’avesse fatto davvero, la cosa renderebbe queste polemiche un po’ meno squallide. Ma solo un po’ meno…

  2. Ho letto 10 righe di questo articolo… e poi sono sceso a vedere i commenti per vedere se a qualcuno interessava qualcosa… Meno male non sono il solo a pensarla così…

  3. Cala Cimenti si è già reso ridicolo di suo col messaggio “ti amo” alla moglie sbandierato ai 4 venti dal Nanga Parbat

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