Alpinismo

Sei 8000 in 31 giorni: il video del “progetto possibile” di Nirmal Purja

Annapurna, Dhaulagiri, Kanchenjunga, Everest, Lhotse e poi Makalu. Sei 8000 in soli 31 giorni. Di questi in Dhaulagiri senza ossigeno supplementare. Due soccorsi nella zona della morte sull’Annapurna e Kanchenjunga.

Ci sono state volte in cui non ho dormito per settimane, arrampicando giorno e notte. Ci sono stati momenti in cui mi addormentavo senza controllo sui pendii anche durante le raffiche di vento. Il corpo agiva in modo autonomo, ma le mie gambe non si muovevano in avanti e mi sono sentito senza speranza. Ho combattuto contro la natura nella zona di morte e i membri della mia squadra in varie occasioni si sono ammalati sulle montagne. Ci sono stati momenti in cui le emozioni correvano veloci e ho dovuto mettere la mia e la vita della squadra a rischio sopra la zona della morte. Questo anche quando abbiamo compito il salvataggio di altri alpinisti senza ossigeno e nessuno è venuto ad aiutare. Ci sono stati momenti in cui abbiamo immaginato di fallire“.

È questo il bilancio della stagione primaverile di Nirmal Purja e che vengono raccontati nella clip da lui pubblicata. Chiusa questa prima fase, dal 1 giugno al 1 agosto si dovrebbe aprire la seconda con le salite di K2, Nanga Parbat, Broad Peak, G1 e G2, ma la fattibilità è ancora incerta a causa della mancanza di sponsorizzazioni.

 

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3 Commenti

  1. Mi presento: sono un alpinista misero e miserabile. Uno dei tanti, tantissimi, per i quali la propria collezione di quattromila, raggiunti con le proprie possibilità e soprattutto con i propri limiti (vivo lontano dalle montagne e durante la settimana lavoro -tanto- per vivere), senza guide, rappresenta un’esperienza di vita, un arricchimento personale, un contributo alla conoscenza di me stesso.
    Ammiro immensamente le performance atletiche di Purja, per me inimmaginabili. Ma allo stesso tempo non mi coinvolgono.
    Benché alpinista miserabile mi permetto l’arroganza di non contribuire tramite una donazione al completamento del suo progetto. Ho donato il mio contributo al crowdfunding che ha permesso di salvare la vita di Elisabeth Revol, ho donato il mio contributo alla famiglia di Daniele Nardi, come tantissimi altri. Non farò lo stesso, se mai ve ne fosse la possibilità, per permettere il completamento di questo progetto.
    Perché? Perché Difengo che l’alpinismo possa essere ancora oggi -essenzialmente- differente dalle pratiche sportive il cui obiettivo sia lo stabilire un record. Perlomeno personalmente non mi riconosco nella caccia al record, così come invece ammiro l’alpinismo by fair means.
    Quindi a mio -opinabilissimo- modo di vedere associo il ricorso all’ossigeno supplementare al doping (siamo nel 2019…..).
    Ammiro il fatto che Purja abbia dato il proprio contributo a salvare vite umane, ma qui mi fermo: la rincorsa al record la lascio volentieri ad altre discipline.
    Se qualcuno ha letto queste righe e vuole esprimere la propria opinione, un grazie sincero.

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