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Alpinismo, Storia dell'alpinismo

Hansjörg Auer, oltre il possibile

Foto Facebook Hansjörg Auer

Era uno di quegli alpinisti che parlava poco. I suoi messaggi li lanciava dalla roccia, praticando il suo alpinismo. Hansjörg Auer, classe 1984, ha lasciato una traccia profonda nell’alpinismo. Ha dato concreta dimostrazione di come l’impossibile sia solo qualcosa che ancora non è stato fatto. Nel 2007, sulla Via Attraverso il Pesce in Marmolada diventa una star. La sale in free-solo, cioè senza utilizzare alcun sistema di assicurazione. Novecento metri di via gradati 7b che l’austriaco copre in poco meno di tre ore usando scarpette, magnesite, una giacca a vento leggera e un casco. Niente corda, solo consapevolezza nei propri mezzi e voglia di misurarsi con le proprie capacità.

Se prima Hansjörg Auer era un nome che girava tra gli addetti ai lavori ora è una vera e propria icona della montagna, e siamo solo all’inizio. Nel corso degli anni le Dolomiti diventeranno il suo terreno di gioco preferito per le salite solitarie senza assicurazioni. In poco tempo mette a segno un numero impressionante di realizzazioni. In Marmolada sale Tempi Moderni (800 m, 6c); sul Schüsselkarspitze percorre le vie Locker vom Hocker (350 m, 7a) e Bayrischer Traum (400 m, 7a); sul Sass de la Crusc si cimenta invece sulla storica via Mephisto (400 m, 6c+). Nel 2017 si inventa un progetto “Dolomites Crossover” con cui mira a realizzare in un giorno la salita in free-solo di 3 big wall (parete Sud della Marmolada lungo la via Vinatzer-Messner, parete Sud del Piz Ciàvazes lungo lo spigolo Abram e la parete Ovest del Sass de la Crusc lungo il Grande Muro) spostandosi da una montagna all’altra utilizzando il parapendio.

In una manciata d’anni, quello sconosciuto professore di matematica e fisica delle scuole medie, si fa notare divenendo un professionista della montagna, un solitario amante delle sfide e delle difficoltà. L’alpinismo solitario per lui era un momento in cui vivere sensazione bellissime, in  cui muoversi secondo le proprie tempistiche e le proprie necessità. Bisogni che con l’andare degli anni cambiano, che l’hanno portato a rinnovarsi e a immaginare mete più lontane come l’Himalaya, il Karakorum. È qui che il giovane riesce a mettere a segno alcune interessanti salite dimostrando bravura e talento, dimostrando di essere un alpinista completo.

Il suo primo approccio con l’aria rarefatta risale al 2013 quando, con suo fratello Matthias e Simon Anthamatten, mette a segno la prima salita assoluta ai 7400 metri del Kunyang Chhish East (Karakorum, Pakistan). Tre anni dopo è invece la volta della parete Nord del Gimmigela East (7005 m, Himalaya orientale) dove con, Alex Blümel, Hansjörg scala l’ancora inviolata parete Nord. Un versante mai tentato prima su una montagna poco conosciuta dove le ascensioni si contano sulle dita di una mano. Sempre nello stesso anno si ritrova a tentare l’Annapurna III (7555 m) nuovamente in compagnia di Alex Blümel e con David Lama. I tre tentano di salire l’ancora inviolata cresta Sud-Est, uno degli ultimi problemi alpinistici dell’Himalaya. Purtroppo, dopo tre bivacchi in quota le condizioni della montagna li costringono a fare dietrofront. Questo ambito progetto himalayano rimarrà “Unclimbed”, come titola il documentario realizzato sulla spedizione. Nel luglio 2018 tocca poi al Lupghar Sar West (7.181 m, Karakorum) che sale in solitaria  lungo la parete Ovest, è la sua prima volta da solo in alta quota e segna un nuovo traguardo nella sua crescita alpinistica.

Tante altre le salite che andrebbero citate, tante quelle di cui certamente ci avrebbe fatto scrivere in futuro. Di lui ci rimane il ricordo di un visionario alpinista che ha saputo andare oltre il limite del possibile spingendo i sogni un po’ più in là.

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