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Alpinismo

Simon Gietl e Thomas Huber si preparano a tornare sulla Nord del Latok I

Alexander Huber e Simon Gietl. Foto archivio Simon GietlAlexander Huber e Simon Gietl. Foto archivio Simon Gietl

Una stagione intensa quella a cui si sta preparando Simon Gietl che, il prossimo luglio, lo vedrà partire alla volta del Pakistan in compagnia dell’alpinista tedesco Thomas Huber.

Prima di questo viaggio però, è nelle sue intenzioni la salita in stile rotpunkt – in libera – di “Can you hear me?” sulla Cima Scotoni, in Dolomiti. 21 tiri, 550 metri di sviluppo, aperti in solitaria lo scorso ottobre dall’altoatesino che ha scalato dal basso utilizzando tecniche miste, dall’arrampicata libera a quella artificiale, senza mai fare uso di spit. “Penso di tentare nei primi giorni di maggio, quando anche la neve di questi giorni sarà ormai fusa” ci racconta. “Voglio farla in libera per ricordare Gerhard Fiegl, l’amico scomparso sul Nilgiri South (6839 m), in Himalaya nell’ottobre 2015. “È stato lui il primo a identificare questa linea” e il suo spirito l’ha accompagnato durante tutta la salita, fino in vetta quando le emozioni si sono liberate asciando Simon solo nel vento a ringraziare l’amico. “Gerry, grazie… Can you hear me?” – Gerry, grazie… Riesci a sentirmi? –.   

 

A luglio invece si torna in Karakorum. Dopo la bella salita dello Shivling (6543 m, Himalaya indiano) con Vittorio Messini, che gli è valsa la candidatura ai Piolets d’Or, Simon si sta preparando a una nuova avventura pakistana, con Thomas Uber. “È stato lui ad invitarmi. Ci siamo conosciuti durante una mia serata, a fine proiezione Thomas è venuto a chiedermi se volevo andare in spedizione con lui”. In quel momento però la preparazione dello scalatore altoatesino era dedicata allo Shivling. “Al rientro si è poi venuto a congratulare, proponendomi di seguirlo su Latok I (7145 m) e Latok III (6949 m) nell’estate 2018”.

Storia lunga quella che unisce Huber al gruppo del Latok. Risale al 2015 il primo tentativo, seguito poi l’anno dopo da una nuova spedizione. Nel 2018 si è invece avvicinato alla montagna insieme al connazionale Rainer Treppte e Simon Gietl, senza però riuscire a portare a casa grandi risultati. Il trio, dopo la fase di acclimatazione, si è subito cimentato sul Latok III dove però, a causa del maltempo, non sono riusciti ad andare oltre campo 1. In seguito, a causa delle persistenti pessime condizioni climatiche e del grande carico di neve accumulato in parete, il gruppo non riuscirà nemmeno a tentare l’obiettivo primario: il Latok I.

Meta ambita da molti alpinisti, per la sua parete Nord, il Latok I è stato protagonista indiscusso della scorsa stagione estiva quando su quel versante si è consumata la tragedia dei russi Sergey Glazunov e Alexander Gukov – il primo morto in seguito a una caduta, il secondo soccorso dopo giorni in parete – seguita di qualche giorno dalla bella realizzazione di Luka Stražar, Aleš Česen e Tom Livingstone. Il trio si è reso protagonista di una salita lungo la cresta Nord, che però non è stata percorsa integralmente. Il gruppo, superati i due terzi della parete, si è spostato sul versante Sud da cui poi ha raggiunto la vetta. Continua quindi a mancare una diretta lungo a cresta Nord, ed è a questa che mirano Huber e Gietl.

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