Alpinismo

Free solo: non paragoniamo Reynolds a Honnold, non ha senso

Parleremo di questo per molto tempo” ha dichiarato Rolando Garibotti, alpinista tra i maggiori esperti dell’ambiente patagonico, riguardo la salita in free solo di Jim Reynolds sulla Nord del Fitz Roy. Peccato che la moda del momento porti molti a paragonare questa realizzazione con l’impressionante salita di “Freerider” (7c/5.12d, El Capitan, Yosemite) realizzata da Alex Honnold nel corso del 2017. Scalata tramutata nella pellicola “Free Solo” che, da poco, si è aggiudicata un premio Oscar come miglior documentario.

La salita di “Afanassieff” (1550, 6a+, 30°), via aperta nel dicembre del 1979 da Jean e Michel Afanassieff, Guy Albert e Jean Fabre, in free solo rappresenta una realizzazione d’alto livello su una via non estremamente difficile ma eternamente lunga con 1550 metri di sviluppo. Stiamo parlando della prima salita in solitaria, senza mezzi di assicurazione, sul Cerro Fitz Roy dopo quella di Dean Potter sulla “Supercanaleta” (1600m, 6a+, 85°) nel 2002. Potter scese però in corda doppia mentre Reynolds ha disarrampicato lungo tutto l’itinerario.

Paragonarlo con qualcos’altro è difficile, soprattutto con il free solo di Honnold in Yosemite. Si tratta di due ambienti totalmente diversi, impossibile accomunare la Patagonia con il parco nazionale americano. Impossibile paragonare l’avvicinamento alle pareti. Difficile mettere a confronto una via di arrampicata su big wall con una salita sul Fitz Roy. Di certo il più grande free solo dell’anno, come titola National Geographic, ma quel “and he’s not Alex Honnold” – e non è Alex Honnold – forse suona un po’ forzato. Questa realizzazione non ha nulla a che vedere con quello che ha portato a termine Alex Honnold e, non siamo noi i soli a dirlo.

A parlarci di queste due realizzazioni è Tommy Caldwell (l’uomo che, insieme a Honnold, ha strappato il record di velocità su “The Nose” alla cordata Reynolds-Gobrigt scendendo sotto le due ore), il più titolato tra gli arrampicatori e gli alpinisti: ha scalato sia su “Freerider” che sul Fitz Roy realizzando, su quest’ultimo, con Alex Honnold la prima traversata, impresa celebrata con la vittoria di un Piolets d’Or.

Tommy parla molto schiettamente riconoscendo a Jim di aver realizzato una salita “quite cool” – abbastanza forte –. “Probabilmente però è il genere di cose che Alex saprebbe fare a occhi chiusi. Non sono paragonabili”.

Anche per l’italiano Matteo della Bordella queste sono due realizzazioni a se stanti e non paragonabili. Il presidente dei Ragni nell’ottobre 2012, in compagnia di David Bacci, ha ripetuto “Freerider” in libera mentre in Patagonia e sul Fitz Roy ha speso molto tempo nel corso della sua attività alpinistica. “Il risultato portato a casa da Jim Reynolds è qualcosa di molto bello, una realizzazione che merita rispetto ed ammirazione spiega Matteo. “Non credo però che si possa paragonare con quello che ha fatto Honnold su Freerider, la sua salita è a un livello alieno. A renderle così incomparabili tra loro per Matteo sono le difficoltà,Tra un 7c e un 6a+ c’è un abisso, tant’è che Reynolds è riuscito anche a farla in discesa. L’ambiente in cui si sono svolte poi, completamente diverso. Non sono paragonabili”.

 

Nessuno vuole minare il valore di quanto fatto da Jim Reynolds, che rimane una delle più entusiasmanti e interessanti realizzazioni patagoniche degli ultimi tempi. Se ne parlerà di certo per molto tempo. Più semplicemente vogliamo mettere le cose al loro posto dicendo che non ha senso azzardare paragoni con quel che ha fatto Alex Honnold. Entrambi sono scalatori di valore, dotati di un talento e una resistenza incredibile, ma forse è il caso di lasciar da parte la “free solo mania” e tornare a giudicare le salite con obiettività e con quel tocco di cinismo che permette di guardarne pregi e difetti senza lanciarsi in azzardati paragoni impossibili.

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4 Commenti

  1. Ho appena visto “Free Solo” di Alex Honnold, e fa impressione per la difficoltà tecnica pazzesca e per la fatica!
    Lì non è che se ti stanchi molli e scendi in doppia….
    Una sola critica farei al film documentario: andava divulgato con un sottotitolo fisso “Ragazzi, non tentate di imitare il protagonista del film. Il rischio di morire è troppo elevato”

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