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Outdoor, Trekking

L’Islanda pura e concreta

Ancora una volta il vento alza folate di neve ghiacciata che, puntualmente, si appiccicano a barba e guance. È così forte da annullare completamente ogni altro suono, nelle orecchie giunge solo quel rumore sordo prodotto dalla raffica a forte velocità. Meglio non perdersi in chiacchiere osservando il panorama e continuare a camminare, testa bassa a fissare le scarpe, strette in un paio di ramponi a gabbia, e si prosegue.

Più che un viaggio stampa pare l’incipit di un’avventura sui ghiacci, in realtà però non è nulla di tutto questo. È semplicemente l’Islanda, la terra del vento, del freddo e della variabilità meteorologica. Un vecchio detto recita “se non ti piace il tempo islandese adesso, aspetta cinque minuti vedrai peggiorerà”, racconta divertita la guida mentre ci muoviamo tra i crepacci del Sólheimajökull.

Atterrati nella notte artica, con due giorni in anticipo sulla primavera, l’impatto è subito forte. Fuori dall’aereo le strade e i palazzi sono spazzati da un forte vento atlantico che porta con se violente folate di neve ghiacciata. Una bufera, ma per gli abitanti del posto solo condizioni “quite normal” – abbastanza normali –. Così, in un continuo turbinare di neve e ghiaccio, ci siamo messi in marcia verso il nostro albergo, a circa duecento chilometri dalla capitale, lungo la Ring Road. Un comodo “campo base” scelto da Hoka One One, brand che nel giro di una manciata di anni ha saputo imporsi come leader nei prodotti da running, per presentarci la sua nuova collezione. Non ci hanno invitati qui per correre, altrimenti non saremmo certo finiti su un ghiacciaio con piccozza e ramponi, ma per mostrarci i nuovi modelli da hiking. Tre scarpe leggere e resistenti, anche se non molto strutturate, adatte però ad escursioni più o meno lunghe, più o meno impegnative. A parlarcene è Christophe Aubonnet, direttore sviluppo prodotti nonché buon alpinista e ottimo atleta. Un uomo che certamente è anche in grado di testare sul campo quel che poi viene offerto al pubblico. La storia che racconta è affascinante, dieci anni per passare da un’idea, dal prototipo, alla scarpa definitiva. In pratica tutta la vita del brand, sul mercato dal 2009, ha occupato dei professionisti del settore nello sviluppo di queste calzature dalla suola e dal confort ottimale in camminata, anche su sentieri sconnessi.

Per due giorni ci siamo mossi in uno scenario spettacolare: vasti ghiacciai, neve profonda, panorami desolatamente piatti. Distese desertiche, fredde, dove la natura si mostra nella sua forma più dura. Non sembra Europa, sembra un altro continente, un altro mondo. Non cresce nulla, o quasi, in Islanda. Giusto qualche ciuffo erboso e pochi alberelli bassi, nelle zone protette dal vento. “Boschi” formati da dieci o quindici esemplari, gli uni vicini agli altri come a volersi proteggere dalle insidie climatiche. Fa impressione a volte guardarsi attorno e vedere tutto quello spazio, finito, che si allarga a perdita d’occhio dando all’orizzonte la parvenza di non avere alcun limite. Fa impressione il vento, sia quando ci si è in mezzo che la sera, quando si cerca di riposare nella propria stanza con quell’ululato che si infila ovunque, in ogni intercapedine, facendoti sentire suoni che non esistono e parole mai pronunciate.

Quindici giornalisti specializzati nel mondo outdoor, provenienti da tutta Europa, hanno avuto occasione di ritrovarsi in questo lembo estremo del Vecchio Continente per scoprire e conoscere tre nuove calzature. Le abbiamo provate su ghiaccio, come già detto, sul tagliente terreno lavico che ricopre tutta l’isola e sulla neve, quella polverosa e profonda che ci avrebbe fatto piacere scendere un con paio di sci. Infatti, dopo la giornata passata sul ghiacciaio Sólheimajökull, abbiamo iniziato a salire sui pendii del Thórsmörk. Una lunga camminata andata in un alternarsi di neve, vento, sole, nebbia, whiteout totale e, di nuovo, sole.

Tranquilli, tutto può sempre peggiorare quando gli elementi si uniscono dando sfogo a una violenta bufera di neve e vento: in alcuni istanti pareva quasi che nevicasse dal basso verso l’alto, tanto il soffio era intenso. La sollevava da terra, a grosse manciate, e la sbatteva violentemente contro i nostri i volti poi, d’un tratto, tutto taceva e un timido sole tornava a far capolino dal fitto strato di nubi. Un circolo vizioso, a volte snervante, che però ci ha regalato un vero assaggio d’Islanda, facendocene innamorare. Il tutto, va detto, con i piedi sempre caldi e asciutti.

Ci siamo innamorati dell’Islanda, dei suoi luoghi e di quella piacevole armonia che si è venuta a creare nel gruppo. A descriverlo sembra quasi una comitiva da barzelletta: c’erano francesi, tedeschi, inglesi, svedesi, norvegesi e italiani. Eravamo quelli più a Sud, ma di certo non i meno abituati a quelle esperienze (permetteteci di tirarcela un po’). Un bel gruppo eterogeneo, quasi da gita scolastica quando l’iniziale diffidenza si è sciolta, merito della montagna, anche se qui non ce ne sono molte. Merito forse della passione condivisa, della voglia di scambiarsi pareri e informazioni, di raccontarsi storie ed esperienze vissute su per i monti o nella natura più pura.

Forse merito dell’alcool, ma questa è un’altra storia.

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