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Alpinismo

Cinque “cholitas” in vetta all’Aconcagua

Cholitas, Bolivia, Argentina, Aconcagua, AymaraLe cholitas in vetta all’Aconcagua – Foto FB @Cholitas Escaladoras De Bolivia

Lo scorso 23 gennaio, cinque donne indigene della Bolivia, note come “cholitas”, di età compresa tra i 42 e i 50 anni, hanno raggiunto la vetta dell’Aconcagua in Argentina (6.962 m). Una missione, quella di far sventolare la bandiera boliviana sulla vetta più alta del continente americano, portata a termine da Lidia Huayllas Estrada, Dora Magueño Machaca, Ana Lía Gonzáles Magueño, Cecilia Llusco Alaña e Elena Quispe Tincutas.

Le cholitas non nascono come alpiniste ma hanno ricoperto per diversi anni il ruolo di portatrici e cuoche nei campi in quota sul monte Huayna Potosí, una delle vette più alte della Bolivia. Gli Aymara, popolazione indigena cui appartengono, che vive da almeno un migliaio di anni nelle Ande, prevalentemente nelle vicinanze del lago Titicaca tra Perù, Bolivia, il nord del Cile e il nordest dell’Argentina, possiedono una propria lingua e sono noti per il loro colorato abito tradizionale.

Nel 2014, undici donne Aymara hanno deciso di iniziare ad arrampicare proprio con indosso gli ampi abiti a gonne multistrato, gli alti cappelli, simili a delle bombette e i capelli intrecciati secondo tradizione.

Il loro obiettivo iniziale era di scalare otto vette oltre i 6.000 metri. In due anni hanno completato la salita delle montagne andine Acotango, Parinacota, Pomerape, Huayna Potosí e l’Illimani (6.402 m), la cima più alta della Cordigliera della Bolivia Reale e la seconda vetta più alta del paese.

Il termine cholita deriva dalla parola spagnola cholo o chola , un termine dispregiativo traducibile come “meticcio”, utilizzato per individui di discendenza mista, tipicamente con sangue indiano. Agli Aymara ciò non importa e indossano con orgoglio questa etichetta che li rende unici e che a lungo li ha costretti a veder rifiutato loro l’ingresso in ristoranti, taxi, persino autobus pubblici. Fino al 2005, anno della prima elezione di un presidente indigeno. Da allora i “chola” hanno iniziato ad emanciparsi e addirittura le donne si sono avvicinate a attività maschili quali il wrestling. E per l’appunto l’alpinismo.

Non è chiaro quali saranno i loro prossimi obiettivi, ma sembra improbabile che si fermeranno all’Aconcagua. “C’è sempre qualcuno che ci criticherà” – dichiarano – “ma dimostreremo di cosa siamo capaci con i fatti, non con le parole“.

Donne con cui c’è poco da scherzare!

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3 Comments

  1. Ci vorrebbe pool ditte italiane di calzature ed attrezzature che sponsorizza, guide alpine che accolgono o si trasferiscono e fanno loro addestramento.Per l’abbigliamento…forse anziche’ esportare, importare e distribuire il loro stile o look.Non escludendo lo sci alpinismo-andinismo
    Questo in concreto significa “aiutiamo le a casa loro”

  2. Infatti hanno un fisico geneticamente selezionato per quell’ambiente e quelle quote.Basta solo un poco,un “aiutino”..magari solo quegli scarponazzi tripla cucitura e pelle che da noi ormai fanno solo “vecchiume”se ti ostini ad usarli.
    O piccozze e ramponi da svendita di stock militari, chiodi a vite tubolare anni 70…Per loro sarebbero oro.

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