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Everest non è l’unico ad avere a che fare con i rifiuti, ma le soluzioni esistono

Il ranger e alpinista statunitense Roger Robinson si innamorò da giovane, nel 1975, del monte che allora si chiamava McKinley, ovvero la vetta più alta del Nord America: il Denali. Oggi entrambi si trovano ancora lì, ma la montagna è diventata protagonista del Parco Nazionale di Denali, in Alaska, ed è una meta molto frequentata dagli alpinisti statunitensi. Una cosa che colpì Robinson durante la sua prima ascesa, fu il contrasto tra l’incontaminata purezza dei paesaggi d’alta quota e la distesa di sporcizia che già allora si poteva trovare nei bivacchi a bassa quota.

Cinque anni dopo il suo primato Robinson ha cominciato a lavorare come ranger nel Parco Nazionale di Denali. Uno dei suoi obbiettivi fin da subito lavorando a stretto contatto con la montagna, è stato quello di fare qualcosa per mantenere il parco e la vetta liberi dai rifiuti. Nasce così il Clean Climb Program.

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La bellezza, non più incontaminata, del Denali, © Arlene Blum

L’equipe scientifica che monitora il parco ha su sua iniziativa cominciato lo studio degli effetti della contaminazione da rifiuti del ghiacciaio nel massiccio del Denali. I risultati degli studi hanno evidenziato tracce evidenti d’inquinamento antropogenico, che hanno portato già nel 1980 a nuove misure adottate dal parco per ripulire l’area. Il rilascio dei permessi d’arrampicata è diventato più selettivo, bagni sono stati installati nei vari campi e una norma che obbliga gli scalatori a riportare a valle i loro rifiuti è stata stilata.

Tutti questi accorgimenti però non hanno impedito agli scalatori più irrispettosi di continuare a lasciare rifiuti di ogni sorta sulla montagna. Questi rifiuti si congelano e si accumulano nel ghiacciaio, spostandosi gradualmente nei settori inferiori fino a raggiungere la valle. Qui vengono sparsi dall’acqua di fusione contaminando così sia il ghiacciaio che i corsi d’acqua che ne derivano.

Anche con i provvedimenti presi per ridurre la quantità di spazzatura abbandonata sulla montagna, i rifiuti biologici costituivano un pericolo costante per gli scalatori. La neve sciolta usata per mangiare, cucinare e lavarsi rischiava sempre di essere contaminata e le malattie contratte nei campi cominciavano a essere all’ordine del giorno.

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Il ranger Robinson e le Clean Mountain Cans, © Denali National Park & Preserve

Per questo Robinson ha fatto un passo in più battendosi perché fosse imposto l’obbligo agli scalatori di utilizzare le Clean Mountain Can. Si tratta di contenitori cilindrici dalle dimensioni ridotte progettati specificatamente per trasportare rifiuti umani ad alta quota. Gli strumenti sono rivestiti di sacchetti biodegradabili, grazie ai quali alla fine della scalata è possibile estrarre gli scarti per smaltirli nel modo adeguato, mantenendo funzionale e riutilizzabile il contenitore.

Un test è stato condotto l’anno scorso e l’efficacia di questi mezzi è stata appurata, portando alla loro introduzione tra le norme da rispettare per scalare la montagna. Secondo l’equipe scientifica del parco, il provvedimento sta già dando i suoi frutti. Durante un’intervista rilasciata da Robinson all’emittente radiofonica statunitense Wbur, il ranger ha menzionato l’analogo problema dei rifiuti sull’Everest commentando in questo modo la possibilità di adottare anche lì la stessa soluzione del Denali: “Dipende solo dal loro governo vedere che questa è una possibilità“.

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