Alpinismo

Pakistan, polemica sulle cime raggiunte

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ISLAMABAD, Pakistan — Infuriano polemiche e contestazioni sul report annuale dell’attività alpinistica in Karakorum, diramato dal Pakistan alpine club nei mesi scorsi. Oggetto di contestazione, le cime attribuite ad alcuni alpinisti che in realtà – secondo altri – non le avrebbero raggiunte. In particolare, sul Gasherbrum II.

GII, 8.035 metri, estate 2009. Secondo il Pakistan Alpine Club, 11 alpinisti hanno raggiunto la vetta dalla via normale. Ma in realtà, pare che soltanto 2 lo abbiano fatto veramente: Ueli Steck e Sechu Lopez.

A far emergere l’incongruenza è stato Explorersweb, che pubblicato nei giorni scorsi un’email ricevuta dalla portoghese Daniela Teixeira, che ha tentato di salire la montagna quest’estate e che afferma di sapere per certo che 9 delle cime certificate dal Pakistan Alpine Club sul GII sono false.

"E’ un report vergognoso – scrive la Teixeira -. Tre di quelle cime riguardano persone che erano con noi al campo base: Boyan Petrov, Mohammad Mirahmadi e Hussein Asghari. Boyan ha dichiarato esplicitamente che non era arrivato in cima e i due iraniani sono stati visti tornare indietro sotto la cima. Tra i salitori è contemplato anche Luis Barbero che invece è scomparso nel nulla sotto la cima. Gli altri 7 iraniani ci hanno detto di persona che erano arrivati solo 50 metri sotto la cima. Ero lì, so per certo che solo Ueli Steck e Lopez sono arrivati in vetta. Tutti gli altri mentono".

Parole dure, quelle dell’alpinista portoghese, che Explorersweb ha verificato e purtroppo confermato tramite il suo inviato Rodrigo Granzotto Peron. Lo stesso Boyan Petrov ha confermato per iscritto ad ExplorersWeb che il punto più alto raggiunto è stato per lui 30 metri sotto la cima. Quanto agli iraniani, pare che in effetti non esistano foto che provino la cima.

"Come può il mondo alpinistico accettare una situazione così ridicola sulle montagne più alte del mondo? – si chiede la Teixeira -. Non succede solo in Karakorum, anche in Nepal e Tibet. Non capisco queste persone che dicono di andare in Himalaya per realizzare il loro sogno… e certificano una bugia. Il loro sogno è un nome su un certificato? Se si va avanti così, i veri alpinisti saranno scoraggiati".

Ma come può un report ufficiale del Pakistan Alpine Club contenere così tanti errori? "La nostra statistica è compilata sulla base di informazioni certificate dai capispedizione al ritorno dalle montagne – hanno detto Karrar Haidri e Saad Tariq Siddiqi, ex segretario dell’alpine club ad Explorersweb -. I nomi dei salitori arrivano da lì. Il Pakistan Alpine Club non può essere biasimato per falsità: è un dovere morale ed etico degli alpinisti e dei capospedizioni dare informazioni corrette sulla loro cima".

Insomma, la filosofia, o meglio la speranza, è un po’ quella di Seneca. "Continua ciò che hai cominciato e forse arriverai alla cima, o almeno arriverai in alto ad un punto che tu solo comprenderai non essere la cima".

Sara Sottocornola

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