Alpinismo

Valanga sul Torre: muore Giacomelli

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EL CHALTEN, Patagonia — E’ morto in Patagonia l’alpinista trentino Fabio Giacomelli. Un improvviso crollo di neve l’ha travolto e inghiottito sulle vertiginose pareti del Cerro Torre, dove con Elio Orlandi stava tentando di aprire una via nuova per portare in vetta le ceneri di Cesarino Fava. L’incidente, di cui è giunta notizia in Italia solo poche decine di minuti fa, sarebbe accaduto nei giorni scorsi, ma solo oggi pare sia stato trovato il corpo dell’alpinista.

Nuova tragedia nel mondo dell’alpinismo. Ne giunge notizia da uno dei più stimati ed esperti alpinisti della Patagonia, Elio Orlandi, che nei giorni scorsi sul Torre ha perduto il compagno di scalata a causa di una valanga. I dettagli non sono ancora disponibili, ma la morte di Giacomelli, 51 anni, trentino, sembra ormai certa.

Secondo quanto riferito dalla stampa locale, pare che l’incidente sia avvenuto 3 giorni fa: dopo la valanga, Orlandi avrebbe cercato senza sosta il compagno, riuscendo a trovarlo solo nelle scorse ore, purtroppo senza vita.

Ulteriori approfondimenti sulla dinamica dei fatti si avranno probabilmente soltanto nelle prossime ore. I due alpinisti, che avevano iniziato ad aprire la via nuova sul Torre l’anno scorso, erano partiti per la Patagonia all’inizio di dicembre con l’obiettivo di completare il progetto.

Fabio Giacomelli, 51 anni, collaboratore della Lizard, aveva aperto delle vie nuove in Dolomiti e scalato all’estero tra Patagonia e Yosemite. Due anni fa aveva aperto una via nuova sulla Parete del Limarò – Piccolo Dain nelle Prealpi Trentine della Valle del Sarca, e l’aveva dedicata all’amico e compagno di scalate Matteo Rech. "Il sorriso e lo sguardo di un amico rimangono sempre fissi nella memoria", scriveva Giacomelli.

Era sposato con Silvana e aveva due figli, Alessio e Deborah. Proveniente da una famiglia di alpinisti, da oltre trent’anni frequentava le pareti delle Dolomiti dove trent’anni fa era morto il fratello Gigi in un tragico incidente in montagna. Era membro del Soccorso speleologico trentino e praticava regolarmente, oltre all’alpinismo, l’ice climbing, il canyoning e la mountain bike.

Sara Sottocornola

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