Cronaca

Himalaya: catena incidenti in parapendio

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NEW DEHLI, India — Uno è morto cadendo in una gola, mentre tentava di soccorrere un compagno precipitato col parapendio su una cima dell’Himachal Pradesh. L’altro, è scomparso nel nulla una settimana fa, quando delle violente raffiche di vento hanno deviato la sua traiettoria di volo. E’ allarme, in India, per la sorte di un gruppo di parapendisti russi, coinvolti nelle ultime settimane in una tragica e misteriosa catena di incidenti.

Il parapendista russo Alexei Ashurov è scomparso nel nulla il 23 ottobre. L’ultimo segnale di vita avuto da lui è stato un contatto radio con il campo base, avvenuto poco prima del decollo da Billing, una nota località per parapendisti che si trova a circa 80 chilometri da Kangra. Avrebbe dovuto atterrare a Bir, ma pare che la traiettoria del suo parapendio sia stata deviata dalle forti raffiche di vento che soffiavano della zona. Dove sia finito, nessuno è riuscito finora a capirlo: alla radio non risponde, il suo cellulare risulta spento e la zona da pattugliare per ritrovarlo è troppo ampia.

I suoi compagni di spedizione, allarmati, hanno iniziato subito a cercarlo, ma senza risultato. Poco dopo hanno chiesto aiuto alla polizia locale, che ha inviato delle squadre nella regione accanto, ipotizzando che le correnti d’aria possano aver trascinao Ashurov oltre la catena di montagne della valle che stava percorrendo. Ma anche lì, per ora, non si è trovata alcuna traccia.

Più passano i giorni, più sale la preoccupazione per la sua sopravvivenza: il pilota, 41 anni, non ha infatti con sè alcuna attrezzatura per il bivacco, nè viveri, e la temperatura notturna, in Himalaya, è ormai quasi sempre di diversi gradi sottozero. La speranza, però, resiste: poche settimane fa, un altro parapendista russo di nome Dimitri, precipitato ad oltre tremila metri di quota, è stato trovato vivo dopo alcuni giorni dalle squadre di soccorso.  

Tragica, invece, la sorte di Elia Yudin, un altro pilota di parapendio morto durante una spedizione di soccorso. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa indiane, Yudin sarebbe precipitato accidentalmente in una profonda gola mentre tentava con altri compagni di raggiungere il suo collega Tenis Soyawa, precipitato ad oltre 4000 metri di quota.

La polizia indiana ha fatto sapere che il recupero di Yudin sarà molto difficile, perchè il corpo è incastrato tra i massi ad una profondità elevata e in una zona remota e accidentata, che si trova ad oltre una decina di chilometri dal primo villaggio. Già due pattuglie hanno tentato di raggiungerlo a piedi, ma non sono riuscite e recuperarlo. Soyawa, invece, è stato poi raggiunto dal resto della squadra di soccorso ed è stato ricoverato all’ospedale di Nagrota.

Si tratta di una catena di incidenti impressionante in una zona molto famosa per i voli in parapendio, dove convergono ogni anno appassionati soprattutto da Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti. E ora, laggiù, infervora la polemica: a seguito degli incidenti, infatti, l’ente turismo dell’Himachal Pradesh, dove ogni anno si organizza un torneo di parapendio di preparazione ai mondiali, ha deciso di non supportare la manifestazione. La Billing Paragliding Association, però, vuole comunque portarla avanti in via autonoma.

Secondo quanto riferito dall’Hindustan Times, l’ente turistico, spalleggiato dalle autorità di polizia, sostiene infatti che prima di organizzare eventi di questo tipo è necessario prima provvedere a rinnovare il sito di Bir-Billing, che al momento non risulterebbe a norma, e aumentare le misure di sicurezza.

Sara Sottocornola

Photo courtesy flynirvana.com

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