Alpinismo

Panzeri: è stata dura, il grazie va a Paola

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KATHMANDU, Nepal — "Sono arrivato al base un po’ distrutto dopo la lunga discesa. Ma oggi sto benone, e sono felice di questa cima che voglio dedicare a mia moglie Paola. Non è stato facile tener duro. Se non mi avesse convinto lei, a quest’ora non sarei qui". Questo il commento di Mario Panzeri, che nei giorni scorsi sul Manaslu ha conquistato il suo decimo ottomila senza ossigeno. Lo abbiamo raggiunto il giorno dopo e siamo riusciti a strappare un’intervista via satellite, direttamente dal campo base.

"Sono arrivato in cima intorno alle 8.30 – racconta l’alpinista -. Ero da solo, ma fino a mezz’ora prima salivo con lo sherpa e la spagnola Tamara Romero, che è va davvero "come una bestia". Poi, vicino alle due roccette dell’anticima, lei si è fermata per aspettare il suo capospedizione Manuel Lopez e la sua compagna Inma Garrido. Io ho proseguito e dopo la vetta sono sceso subito, perchè volevo rientrare al campo base entro sera".

"Mi sono fermato a campo 4 per bere qualcosa – prosegue Panzeri – e poi ho proseguito diretto e sono arrivato al campo base alle 18.30, quando già iniziava a nevicare. Ero un po’ distrutto, lo devo ammettere, ma dopo una notte di riposo sono come nuovo".

La voce dell’alpinista lecchese è allegra e decisa. Si sente che scoppia di gioia per questa cima che ha dovuto attendere per due lunghi e non facili mesi durante i quali le nevicate hanno seppellito più volte i campi. Alcune settimane fa, dopo lo sfortunato tentativo di fine aprile e la morte di Giuseppe Antonelli, Panzeri si è anche separato dai compagni di spedizione rientrati in Italia scegliendo di restare al campo base da solo per tentare di nuovo la salita.

"Non è stato facile – confessa Panzeri -. Volevo tornare a casa con Mario e gli altri, poi però ho deciso di restare. Mia moglie mi ha fatto riflettere, sull’investimento che ogni volta ci vuole per queste spedizioni, i mesi lontano da casa e il costo di ogni viaggio. E ho deciso di tener duro. Sono stato anche fortunato. Quella di ieri è stata l’unica mezza giornata di bel tempo che ho visto da quando sono qui. La cima quindi, è tutta per Paola, senza di lei non l’avrei mai raggiunta".

Poi Mario racconta degli amici che sono saliti in vetta al Manaslu in questi giorni. "Stamattina ho fatto il giro per sapere chi dei miei compagni ha fatto la cima – conclude l’alpinista – e ho saputo che ci sono riusciti anche l’ungherese Zsolt Eröss con Daniel Barna e due giapponesi di ben 67 e 70 anni, che sono saliti con l’ossigeno. Nel pomeriggio è arrivato in cima anche Nick Rice, l’americanino con cui sono stato nelle ultime due settimane. Il giorno prima di me sono andati in cima gli amici russi Alexei Bolotov, Gleb Sokolov e Sergei Duganov. Loro sono davvero forti".

Niente da fare per Lina Quesada, invece, che è rimasta a campo 4 per problemi di respirazione forse conseguenti al principio di edema  sofferto la settimana scorsa. Alla serie di cime, purtroppo, va aggiunto l’incidente in cui è scomparso l’ungherese Levante Szabo, a causa di una caduta durante la discesa a campo 4. L’alpinista è stato ritrovato quest’oggi 600 metri più in basso. A darne notizia, è stato lo stesso capospedizione ungherese sul loro blog.

"E’ stato un brutto incidente – commenta Panzeri -. Ho sentito poco fa alla radio che hanno ritrovato Levante sotto campo 3 e lo hanno seppellito lì. Ora i suoi compagni sono in discesa con tutti gli altri. Per ora al campo base siamo arrivati solo io e le due ragazze spagnole oltre ai russi".

Insomma, diverse cime nella finestra di bel tempo tanto attesa e tanto annunciata. Peccato per Carlos Pauner, che aveva deciso di restare e tentare la salita con l’alpinista lecchese, ma che proprio tre giorni fa se n’è andato dal base. "Sono scelte – dice Panzeri -. Non ce la faceva più ed è partito. Io voglio ringraziare Joao per le previsioni meteo che ci hanno fornito".

Prima di chiudere, Panzeri chiede notizie degli amici italiani impegnati in Himalaya, di Gnaro Mondinelli, di Nives Meroi e via dicendo. Poi ringrazia Joao Garcia e il suo team per le previsioni meteo, che "si sono rivelate sempre perfette". E ci saluta avviandosi verso la tenda per impacchettare la sua roba: il giorno dopo inizia il lungo trekking di ritorno. L’arrivo in Italia è previsto per l’inizio di giugno.

Sara Sottocornola

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