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Il futuro degli sport invernali in due parole: sostenibilità e trasparenza

Il mercato degli sport invernali vede oggigiorno consumatori più attenti e coscienti e stagioni che cambiano ma questi fattori influenzeranno anche l’andamento dell’offerta nei prossimi anni? E soprattutto in che modo? In vista della ISPO 2017, proviamo a compiere alcune osservazioni con uno dei giudici dell’ultimo ISPO AWARD.

I brand di sport invernali e outdoor devono fare i conti con due principali questioni: inverni sempre più caldi e, soprattutto, meno nevosi e consumatori più esigenti tecnicamente ma anche più attenti alle questioni ambientali e alla sostenibilità dei prodotti che acquistano. Prioprio per questo motivo alcuni brand, come sottolinea Benjamin Marias del “France’s Agence Innovation Responsable”, stanno cercando, per esempio, di ridurre gli agenti chimici utilizzati e e di tenere in considerazione i diritti degli animali durante le scelte di produzione; tutto questo anche grazie alle pressioni di NGO come Greenpeace  e PETA”. Tutta questa maggiore attenzione ai temi ambientali ha portato al moltiplicarsi di tessuti ecocompatibili, riciclati o a basso impatto ambientale, per esempio senza PFC. Le modifiche che vengono indotte da questi nuovi input, però , non sono, secondo Marias, delle innovazioni bensì dei cambiamenti.:  per esempio dal primo report di Greenpeace sull’utilizzo di PFC  nei campi d’abbigliamento nel 2012le aziende si sono attivate per trovare delle alternative produttive compatibili con le nuove preferenze e molto meno spesso allo studio di tessuti di nuova generazione. O ancora, rispetto al trattamento equo degli animali i video di Four Paws e PETA han portato all’introduzione del Responsible Down Standard da parte di molti produttori, che prevede un diverso sourcing della materia prima più etico e controllato. Quindi non un’invenzione (eccezion fatta per la prassi di certificazione) ma  un cambiamento,  che ha migliorato la situazione generale rispetto ai diritti degli animali rispondendo ad una domanda dei consumatori sempre più pressante.

Il mercato poi potrebbe essere influenzato dal cambiamento climatico, per di più in un duplice senso: sia come questione da tener presente nel momento in cui si concepisce un sistema produttivo, per esempio cercando di limitare le emissioni di CO2 e riducendo gli sprechi di materie e di energie, sia in funzione del fatto che potrebbe cambiare l’ambiente in cui le attività vengono svolte, e quindi le necessità tecniche che le attrezzature devono soddisfare. Rispetto al primo punto di vista le aziende stanno attivandosi per limitare le loro emissioni fino ad arrivare alle prime produzioni carbon-neutral oggi possibili, produzioni cioè che hanno un impatto minore  o pari a  zero. Rispetto invece al secondo punto, secondo Marias, non ci sarebbero da aspettarsi grossi cambiamenti nei prodotti offerti quanto invece nel business model delle aziende, sia rispetto ai ritmi di produzione ma soprattutto rispetto ai tempi e modi di fruizione delle attrezzature, per esempio secondo i meccanismi della sharing economy: alcuni esperimenti di questo tipo sono già attivi e stanno riscuotendo un discreto successo.

Un altro elemento a cui l’offerta per gli sport invernali e l’outdoor deve far fronte è la maggiore età media dei consumatori: in questo senso la domanda diventa più attenta ai materiali e alle caratteristiche tecniche di un capo e, per esempio, richiede un tessuto più morbido, più leggero o più caldo.

Infine, per il futuro Matias si aspetta, visti tutti questi trend, che per il prossimo futuro la parola chiave sarà trasparenza, oltre che ecocompatibilità e sostenibilità: sarà richiesto alle aziende infatti di comunicare in modo chiaro e veritiero l’ impatto ambientale delle loro azioni e il proprio impegno sociale, cioè due dei fattori sempre più preponderanti nelle scelte di consumo.

Siete d’accordo con queste osservazioni? Quali sono gli elementi con cui valutate l’acquisto della vostra attrezzatura?

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2 Commenti

  1. Il problema e’ la crescente eta’ dei frequentatori.I Giovani, se e quando possono permetterselo, scelgono vacanze offerte speciali , localita’ esotiche con movida.Chiaccherata con giovani : un biglietto aereo A/Rcosta come un giornaliero , se poi si mette in conto il carburante per un mezzo privato che raggiunga la localita’ in giornata, senza trasbordi da un pulman all’altro,costa altrettanto.
    A mio figlio ho prestato abbigliamento montagna stile vintage ed ha suscitato invidia ed interesse dagli avvolti in plasticoni tecnici..colore fluo.Per gli scarponi, seminuovi ,..a sua misura….gli si sono scollati e sconquassati sul piu’ bello..con rattoppo in nastro adesivo fornito dal rifugista accorto che ne aveva una scorta…facendo tesoro di analoghi inconvenienti.

  2. Andando avanti con l’età è naturale l’interesse per capi di maggiore qualità e eco sostenibili, serve però uno sforzo delle principali aziende che propongono prodotti di qualità per far si che i prezzi siano giusti, cioè non folli. Un ragazzo che si trova davanti una felpa “tecnica” da 250 euro vira su prodotti usa egetta a basso costo, i danni purtroppo li conosciamo tutti. Qualità e sostenibilità si, ma anche accessibilità.

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