È il momento giusto per salire tre belle montagne delle Apuane meridionali
Il grande caldo sembra ormai alle spalle. Si può quindi salire sulla Pania della Croce, sul Monte Forato e sul Monte Matanna in condizioni climatiche gradevoli. E godere di panorami che si spingono fino isole del Tirreno e che permettono di scoprire dall’alto alcuni borghi segreti dell’entroterra della Versilia
Il grande caldo è ormai alle spalle e diventa quindi ancora più piacevole incamminarsi verso le cime delle Alpi Apuane, splendide talora rese meno attraenti dalle temperature elevate. Via, allora, alla volta delle sue vette, in massima parte raggiungibili percorrendo semplici itinerari escursionistici. La Pania della Croce, il Monte Forato e il Monte Matannasono tre delle cime della parte meridionale del gruppo montuoso della Toscana che possono regalare giornate davvero gratificanti.
Sotto l’arco di roccia del Monte Forato
(850 m di dislivello positivo, 4.30 ore a/r, E/EE)
E’ la vetta più frequentata delle Apuane meridionali per lo spettacolare arco di roccia che separa le due sommità della montagna, creando una cornice naturale che racchiude i borghi sottostanti fino al mare. Tra gli innumerevoli sentieri che lo raggiungono, scegliamo il n. 8, meno ripido e poco frequentato. Si prende appena a monte di Cardoso (375 m), lasciando l’auto su un tornante dove si trova un manufatto per la captazione dell’acqua. Riempita la borraccia ci si incammina nel bosco incontrando pendenze costanti ma mai eccessive fino alla Fonte Moscoso (801 m) Qui si prende l’ampio sentiero n.6 che sale da Stazzema e porta alla Foce di Petrosciana (960 m), storico punto di transito tra la Costa tirrenica e la Garfagnana. Anche da qui le alternative non mancano. Prediligiamo il sentiero n.110 che inizia con un tratto di roccette (ripide ma facili, non occorre appoggiare le mani), si porta sul crinale che poi abbandona in corrispondenza con l’inizio della Ferrata Salvatori per entrare in una più rilassante faggeta. La salita continua per una ventina di minuti, ma il tratto più severo è ormai alle spalle. Un’ultima curva e ci si trova improvvisamente di fronte all’arco di roccia. Molti si fermano qui, ma vale la pena raggiungere (in dieci minuti) la già ben visibile croce posta sulla punta Nord (1.208 m) della montagna. Da lassù si gode il miglior panorama sulla Pania della Croce e sul Corchia fino alle Apuane settentrionali. Ritorno per la stessa via di salita.
Sulla Pania della Croce, la “Regina delle Apuane”
(1.420 m di dislivello positivo, 7 ore a/r, E/EE)
La chiamano “la regina delle Apuane”, sebbene non sia la vetta più alta del Gruppo. La Pania della Croce (1.858 m) è il totem degli escursionisti della zona, tutti prima o poi devono salirci. Tra i diversi itinerari che portano in prossimità della vetta scegliamo quello che parte dal borgo incantato di Pruno (460 m). Non è il più breve, ma merita per la varietà degli ambienti, fin dalla prima parte dell’ascesa che inizia tra i castagni che circondano il sentiero n.122. Si seguono questi segnavia passando accanto a diverse cappellette e qualche rustico isolato e utilizzato come buen retiro per il relax da famiglie della zona. La Pania della Croce è spesso incombente sulla destra, fino a quando le si voltano le spalle per salire al Passo dell’Alpino (1097 m), proprio di fronte al Monte Corchia e sopra le cave di marmo che ne devastano le pendici. Un bel traverso prima tra cespugli di erica, quindi in una breve pineta conduce alla Foce di Mosceta (1.180 m). Il sentiero a sinistra porta in cinque minuti al Rifugio del Freo (dove ci si ferma al ritorno), ma si volta nella direzione opposta per imboccare il sentiero 126 che porta verso la cima, ormai proprio davanti agli occhi, sebbene molto più in su. La traccia risale prima tra i prati, quindi affronta zig zag lunghi tratti ritagliati nella roccia o su ghiaioni. Occorre prestare attenzione, ma non ci sono settori esposti . Raggiunto il Callare della Pania (1.832 m) ci si unisce al sentiero che sale dalla Garfagnana e si gira a destra per raggiungere in breve la cima seguendo il crinale. Ritorno per la stessa via di salita.
L’anello del Matanna
(740 m di dislivello positivo, 5 ore, E)
Escursione lunga come sviluppo ma dai dislivelli non eccessivi. Vale la pena partire da Pomezzana (frazione Le Calde), parcheggiando l’auto nei pressi della fontana dove termina la strada asfaltata. Si pende il sentiero che sale all’agriturismo L’Alpeggio, superato il quale si continua fino alla Foce di Grattaculo (855 m). Qui ci si immette, girando a sinistra, sul sentiero che raggiunge la Foce del Pallone (1.092 m), dove non è raro incontrare cavalli bradi al pascolo. La vetta del Monte Matanna (1.317 m) è ben visibile e la si raggiunge percorrendo l’ampia cresta Est-Sud-Est, che si stacca proprio dalla Foce del Pallone, per tracce di sentiero segnate prima in rosso e poi in azzurro. Dalla cima si scende sul versante opposto fino al Callare di Matanna (1.130 m), che separa il Monte Matanna dal Monte Nona, quest’ultimo raggiungibile con una deviazione di circa 30 minuti. Dal Callare di Matanna si prende il sentiero che scende al Rifugio Forte dei Marmi (865 m), superando anche un breve tratto esposto ma protetto da una corda metallica di sicurezza. Dopo la sosta ristoratrice con bella vista sul Monte Procinto si segue il sentiero n.121 che passa sotto le pareti del versante settentrionale del Matanna e con un lungo percorso con lievi dislivelli riporta alla Foce di Grattaculo, da dove si torna al punto di partenza seguendo ritroso il tracciato iniziale.
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