Alpinismo

Moro e la sottile polemica sul Beka

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BERGAMO — Qual è la cima più alta del Beka Brakai Chhok? La Sud, la middle o la Nord? Questo il dilemma sollevato da alcuni contestatori anonimi che, qualche giorno fa, hanno insinuato dubbi sull’onestà del racconto della salita compiuta la scorsa estate da Simone Moro ed Hervè Barmasse, dicendo che secondo alcune loro fonti la cima sud del massiccio non sarebbe la più alta del gruppo.

"La cima più alta del Beka Brakai Chhok è quella centrale. Moro ha salito la cima Sud. Heichel lo sa. Jerzy Wala lo sa. Anche Moro stesso lo sa". Questo il minaccioso testo dell’email giunta nei giorni scorsi nelle redazioni di Explorersweb e dell’American Alpine Journal da parte di un misterioso "giustiziere" che, ad oltre sette mesi dalla salita, avanza dubbi e precisazioni sull’altezza della montagna, accusando velatamente Moro di aver nascosto dettagli importanti nel racconto dell’impresa.

Una critica alquanto singolare, primo perchè Moro non ha mai dichiarato di aver raggiunto la cima "più alta" del massiccio, secondo perchè comunque le attuali pubblicazioni geografiche sulla zona confermano la versione fornita dall’alpinista italiano. L’immagine allegata in calce, tratta proprio il libro di Wolfgang Heichel, geografo tedesco autore della guida al "Western Karakoram" utilizzata da molti alpinisti come punto di riferimento per le loro salite, riporta infatti le seguenti altezze: 6.940 metri la cima Sud, 6.830 la cima centrale e 6.845 la Nord.

Stando a queste informazioni, la cima salita in stile alpino da Moro e Barmasse risulta essere la più alta. Ma non è questo il motivo che ha spinto i due alpinisti a compiere la scalata.
 
"Io ed Hervè l’abbiamo scelto perché era bello da morire – racconta Moro -. Nel libro di Heichel che avevo con me, era indicato come montagna di 6940 metri. Sapevamo che era inviolato e che l’avevano già tentato 3 volte. Ci sono decine di vette vergini lì attorno, incluse le due cime distinte del Beka, ma noi eravamo interessati ed attratti da quella che abbiamo salito. E abbiamo raccontato della nostra salita senza mai dire che avevamo salito la più alta, la più bassa, la più a sud a est a ovest, la più sconosciuta o remota".

"Imprecisioni su misurazioni e catalogazioni di montagne minori sono piuttosto comuni – prosegue l’alpinista -, il margine di errore è fisiologico ed esiste e non sorprende. Ma da qui a trasformare la nostra scalata in una sorta di quasi mezza bugia ce ne corre. E non mi sta bene. Non abbiamo fatto altro che scegliere e salire la nostra cima, annotandola in base ai riferimenti cartografici e bibliografici attualmente reperibili e pubblicati. E se le montagne vicine sono più alte e più basse di 30 o 1000 metri non cambia una virgola di ciò che abbiamo esplorato".

Moro si dice invece "sopreso e incuriosito" dalla simultaneità tra questo attacco e la recente salita invernale al Makalu, che sta riscuotendo notevole successo sui media.

"Ho ricevuto solo stamattina una email – racconta Moro – da un personaggio coinvolto in queste strane e puntigliose precisazioni metriche, che cerca di spiegarmi molto gentilmente il perché ed il percome dell’accaduto e dice di volermi mandare la documentazione. Mi domando se non poteva contattarmi subito invece che lavorare nei sotterranei con altri personaggi che avrebbero poi inviato un email alle redazioni internazionali prima che a me. Sono il primo interessato ad avere informazioni su queste cose".

Chi sia il "giustiziere", al momento, non è dato a sapersi. Secondo quanto lascia trapelare la redazione di Explorersweb, si tratterebbe di un editore di montagna, facente parte di un "circolino" che da tempo cercherebbe di screditare l’alpinista bergamasco. Ma stavolta, la critica pare proprio aggrapparsi ad un appiglio piuttosto "scivoloso".

Beka: il geografo smentisce il "giustiziere"

Sara Sottocornola


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