Alpinismo

Broad Peak, Moro vittima dei soliti ignoti

ISLAMABAD, Pakistan — Generatori, tende, sacchi a pelo e materiale alpinistico: tutto rubato. Inizia con un’amara sorpresa la spedizione di Simone Moro al Broad Peak. L’alpinista bergamasco, giunto nei giorni scorsi a Skardu, ha scoperto che quasi tutto l’equipaggiamento lasciato in Pakistan l’anno scorso è stato fatto sparire dai soliti ignoti.

"Per un colpo del genere una spedizione rischia seriamente di finire prima ancora di cominciare – commenta Moro -. Io ho invece deciso di provare l’impossibile, attingendo a del materiale extra che ho spedito dall’Italia e integrando quel poco rimasto dall’anno scorso con dell’equipaggiamento acquistato nel bazar di Skardu".
 
I disguidi logistici, per Simone Moro, erano iniziati già con l’arrivo a Skardu. Il cargo era in ritardo e sulle prime sembrava si stesse ripetendo la brutta storia dell’anno scorso, quando l’alpinista perse circa una ventina di giorni utili per la salita restando bloccato in città in attesa dei suoi materiali.
 
Ci sono volute ore in dogana e parecchie pressioni perchè il cargo, peraltro inviato quasi un mese fa dall’Italia, potesse essere liberato. Ma fortunatamente, il tempo perso non è stato molto: Moro è riuscito ad entrare in possesso del suo materiale già il 4 di gennaio.
 
Nel weekend dell’Epifania gli alpinisti – Moro, Shaheen Baig, il cuoco Didar e il bolzanino Leonhard Werth, responsabile del campo base e della comunicazione – hanno percorso la Karakorum Highway e sono arrivati a Skardu, dove hanno scoperto il fattaccio.
 
Moro, l’anno scorso, aveva lasciato al campo base quasi tutto il materiale tecnico necessario ad un nuovo tentativo invernale al Broad Peak, già previsto per questo periodo. I portatori erano stati incaricati di trasferire tutto al magazzino di Skardu, dove però Moro ne ha ritrovato meno del 20 per cento.
  
"Non si capisce se la sparizione sia avvenuta durante il trasporto a valle o qui a Skardu – racconta con disappunto l’alpinista -. Mancano due generatori di corrente, diversi accessori elettrici, i sacchi a pelo, le tende. E poi corde, chiodi, ramponi, piccozze, jumar, fornelletti, chiodi da roccia, caschetto, materassini, pila frontale, scarponi d’alta quota, riscaldatori a gas con relative bombole. Il fatto che nessuno mi avesse avvisato mi ha davvero spiazzato".
 
Lo sconforto è stato enorme, ma di arrendersi non se ne parla nemmeno. L’alpinista dalle mille risorse si è già ri-attrezzato: "Fortunatamente penso di essere riuscito a rimpiazzare il necessario – racconta -. Stiamo organizzando il volo dell’elicottero che ci porterà al base tra una settimana e domani inizia il nostro piano di acclimatamento intorno a Skardu. Speriamo che la sfortuna sia finita qui".
 
 
Sara Sottocornola

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