Alpinismo

Maspes: ecco come mi sono salvato dalla frana

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EL CHALTEN, Patagonia — "Mentre venivo colpito dalle pietre aspettavo immobile e rassegnato il colpo definitivo. Mi sono chiesto perche’ questa montagna mi stava ammazzando così dopo tutto il tempo che le avevo dedicato." Nelle parole del capo spedizione, l’intensità del dramma vissuto due giorni fa al Cerro Piergiorgio. Quando una frana ha interrotto il cammino del Trip Two. 

"Lunedi 19 febbraio per noi era la giornata decisiva. Potevamo raggiungere il centro della parete, il suo "corazon", da dove poi, nei giorni successivi di bel tempo, avremmo lanciato l’attacco finale in stile alpino. Erano su in tre, i sempre motivati Kurt e Yuri insieme ad Herve’ che per la prima volta toccava la roccia del Piergiorgio.

 
Ad intervalli di un’ora mi spostavo dalle tende 200 metri a sinistra, sul ripiano dove potevo vedere tutta la parete e filmare il team in azione. Herve’ conduceva la cordata e a meta’ pomeriggio i tre erano ad un tiro di corda dal "corazon". Una giornata calda e senza un alito di vento, tutto procedeva senza intoppi.
Erano passate da poco le 16 e me ne stavo al sole girato verso valle aspettando di riaccendere la videocamera. A piedi nudi, tranquillo. Ho cominciato a sentire lontano quello che consideravo il solito rumore di scariche di ghiaccio sul versante opposto della valle. Un rumore pero’ diverso dal solito, mi guardavo in giro e non capivo bene da dove provenisse.
 
Per scrupolo ho infilato gli scarponi, mi sono girato verso il Piergiorgio ed in quel momento ho realizzato. Solo il tempo di fare tre passi a destra e mi sono rannicchiato chiudendomi a guscio, mani sopra la testa. Poi va tutto a culo, stavo nel mezzo di una vera frana, senza riparo, e mentre venivo colpito dalle pietre aspettavo immobile e rassegnato il colpo definitivo, il "frigorifero" finale.
 
Mi sono chiesto perche’ questa montagna mi stava ammazzando cosi dopo tutto il tempo che avevo dedicato ad essa. E’ durata piu’ di un minuto e quando tutto e’ finito mi sono alzato di scatto urlando subito a Panda e pregando che non gli fosse successo nulla. Per fortuna lui era nel posto giusto, stava spalando terra sotto il grande sasso che ripara la nostra "cucina". Sono andato di corsa alle tende parlando tra me e me e facendo una prima analisi delle botte e delle ferite.
Anche sulle tende erano arrivati di rimbalzo dei sassi, una era bucata e i sacchi a pelo perdevano piume. Forse l’unico campo base sicuro sotto la parete era da fare sul ghiacciaio a due ore da essa. Stagione troppo secca!
 
Non riesco a considerare una sfortuna il fatto che venga giu’ una frana di sassi da una montagna, preferisco considerare una bella fortuna il fatto di essere ancora vivo.
Per questo quando sono arrivato qui in paese ero talmente su di giri che con Herve’ abbiamo trascorso una serata affogata nel vino e nei brindisi. Prima di tutto apprezziamo la vita.
Danni? Tante botte ed ematomi sulle spalle che hanno fatto da scudo, qualche buco alle mani che hanno protetto la testa e dei taglietti ai piedi, zoppico un po’ ma nulla di rotto. Sono in cura dalla Doctora di Chalten, Carolina Codo’, che e’ una vecchia amica nonche’ forte alpinista argentina. Domani se riesco vi mando anche qualche foto delle mie condizioni, giusto per tranquillizzare la mamma!
 
Oggi i ragazzi credo siano andati su all’Aguja Guillaumet o alla Mermoz per tentare di scalare qualche via, stasera avro’ un aggiornamento da Herve’ che chiamera’ dalla Piedra del Fraile. Spero per loro di centrare una cumbre dopo tutta questa "battaglia" sul Piergiorgio.
 
Sul proseguimento del Trip Two vi rimando a domani, ho chiamato Giovanni Ongaro e l’ho informato che dal San Lorenzo ci sono giunte voci di condizioni troppo secche e assenza di ghiaccio. Decideranno oggi se raggiungerci. Io credo che rientrero’ in Italia presto, una volta
assorbite le botte.
A presto cari.

Luca"

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