Alpinismo

K2, Urubko in vetta: la Nord vinta dopo 11 anni

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MOSCA, Russia — Mai nella storia la vetta del K2 è stata toccata così tardi. Ci volevano due fuoriclasse come Denis Urubko e Serguey Samoilov: determinati a recuperare lo smacco della rinuncia alla via nuova, hanno preso di petto la via normale e, attraverso venti infernali e nevicate, sono arrivati ieri sulla cima. Erano ben 11 anni che nessuno riusciva a vincere la parete Nord del K2. 

La notizia del successo è arrivata questa mattina alle cinque e mezza via sms. Poche, sintetiche parole per annunciare in patria il successo della salita e l’inizio della discesa: "Cima!! Siamo a campo 4. Iniziamo la discesa. Siamo arrivati in vetta ieri".
 
I due alpinisti sono saliti in cima nel giro di due giorni, come sempre senza ossigeno e senza portatori d’alta quota.
 
Non ci sono altri dettagli, per ora. Ma è certo che dev’essere stata tutt’altro che facile, vista l’enorme quantità di neve che è caduta nelle scorse settimane e che sta continuando a cadere. E soprattutto viste le fortissime raffiche di vento che in questo periodo imperversano sulla cima.
 
Non si può spendere parola sul "puro" stile alpino, visto che già la settimana scorsa, durante la salita di acclimatamento, Urubko e Samoilov erano saliti su questa via fino ad oltre campo 4. I campi, inoltre, probabilmente erano attrezzati da loro o dalla spedizione della nazionale kazaka che aveva tentato, senza successo, di scalarla tra agosto e settembre.
  
Ma si tratta comunque di un successo incredibile, per la stagione in cui è stato ottenuto e per il fatto che da oltre dieci anni nessuno riusciva a salire sul K2 dalla parete Nord. Gli ultimi, nel 1996, erano stati gli alpinisti della spedizione italo-polacca: Piotr Pustelnik, Ryszard Pawlowski, Krzysztof Wielicki, Christian Kuntner, Marco Bianchi, Carlos Buhler, Sergei Penzov e Igor Benkin, che purtroppo morì nella discesa.
 
immagineUrubko e Samoilov erano arrivati in Karakorum alla fine di agosto con l’ambizioso obiettivo di aprire una via nuova sulla parete Nord del K2 (nella foto, in rosso). Purtroppo la spedizione è iniziata male, con una brutta bronchite di Samoilov che ha rischiato di mandare all’aria il progetto ancor prima che cominciasse.
 
Fortunatamente Samoilov si è poi ripreso e i due alpinisti hanno potuto procedere all’acclimatamento, sulla via "normale" (spigolo dei Giapponesi, nella foto in verde). Una salita che per poco non finiva anch’essa con la vetta: i due ci avevano provato, ma il canale finale era risultato troppo instabile e pericoloso. 
 
Così sono scesi, per riposare e poi mettere in atto il loro piano. Purtroppo il meteo si è messo al brutto ed è restato pessimo per giorni. Urubko, che aveva cominciato a pensare che fosse una spedizione "nata male", ha però deciso che era ora di tentare, in ogni caso.
 
E venerdì scorso, con cielo instabile, nevicate in vista, visibilità bassa e vento forte, è partito comunque con il suo compagno diretto allo spigolo sul quale avrebbe voluto aprire la via nuova. Ma hanno dovuto rinunciare: la parete, troppo carica di neve, continuava a scaricare valanghe e non gli permetteva di raggiungere lo spigolo e mettersi al sicuro.
 
Con l’amaro in bocca e tanta voglia di rivincita hanno ripiegato di nuovo sulla via "normale", dove si erano acclimatati. In un battibaleno sono arrivati a campo 4 e ieri hanno tentato la vetta. Fuori c’era gelo ovunque: continuava il nevischio, in cima i venti erano previsti intorno ai cento all’ora.
 
Ma i russi, il freddo, se lo mangiano per colazione. E ce l’hanno fatta: nel pomeriggio hanno toccato gli 8.611 metri della vetta e poi sono tornati al campo 4, da dove oggi hanno imboccato la via del ritorno.
 
Urubko e Samoilov sono il 31esimo e il 32esimo uomo della storia ad aver salito il K2 dal versante Nord. Per Urubko si tratta del 12esimo ottomila della carriera. Per completare il giro, gli mancano ora Makalu e Cho Oyu. Samoilov invece è al quinto sigillo.
 
Sara Sottocornola
Foto: Urubko in vetta al Lhotse, archivio Simone Moro

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