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Comunità montane: Toscana si “ribella”

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FIRENZE — L’occasione per raccontare la propria verità è stata ieri a Firenze. All’auditorium del Poggetto, zona Rifredi, l’Uncem (l’Unione delle comunità montane) della Toscana ha incrociato le sciabole contro il disegno di legge Lanzillotta-Santagata che di fatto taglia drasticamente la spesa pubblica per le Comunità montane e riduce all’osso il numero delle stesse.

"Siamo d’accordo a semplificare, ma con criterio e tenendo conto delle esigenze delle popolazioni. La razionalizzazione delle risorse e l’abbattimento dei costi della politica sono priorità a cui dare risposte concrete. Alleggerire la macchina pubblica è necessario, ma col buonsenso, non col metodo del tanto al chilo, come sta avvenendo con il ddl Lanzilllotta-Santagata, che definisce le comunita’ montane solo in base ad un criterio altimetrico".
 
Queste le parole di fuoco del presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, aprendo i lavori dell’assemblea convocata dall’Uncem, insieme ad Anci, Upi e Regione Toscana, dal titolo "Facciamo luce sulla montagna". Parole condivise con i presidenti dell’Uncem regionale e nazionale.
 
Che sarebbe stata una manifestazione "rumorosa" lo si era capito fin dalle premesse. L’atmosfera dalle parti delle comunità montane è tesa. D’altronde sul piatto c’è la soppravvivenza di enti considerati "inutili" dal governo di centrodestra prima, e in "sovrannumero" da quello dell’Unione poi.
 
"Mannaggia al governo" devono aver pensato dalle parti della rossa Toscana, quando hanno visto il nuovo decreto "taglia-costi" della politica, architettato dagli uomini di Prodi. Decreto che parla anche di un drastico ridimensionamento delle Comunità montane che nella Terra di Dante passeranno da 20 a 8, se non addirittura a 4.
 
Protesta l’Uncem regionale. Piangono i confratelli nazionali. Eppure, una volta tanto, i termini della nuova legge sono chiari: sono considerati montani quei comuni che hanno l’80 per cento del territorio al disopra dei 600 metri. Oppure il 50 per cento, ma con un dislivello minimo nel territorio comunale di 600 metri.
 
Fine degli escamotage, almeno stando alle premesse. Fine delle interpretazioni "at libetum". Quelle che avevano diffuso a dismisura l’aria alpina a livello del mare. Secondo il nuovo decreto del governo, dei 160 comuni montani della Toscana ne resteranno solo 30.
 
Fuori, tanto per fare qualche nome, i comuni di San Sepolcro, Borgo San Lorenzo, Lucca, Capannori, i comuni elbani, Chianciano Terme e Camaiore, finora considerati di montagna. Restano in piedi le comunità montane dell’Amiata e del Casentino. Forse anche quelle della Lunigiana e dell’Appennino pistoiese. Il resto verrà spazzato via da requisiti chiari quanto selettivi.
 
Le reazioni al decreto sono state, fin da subito, veementi. L’Uncem nazionale ha diffuso un comunicato al vetriolo. "Requisiti arbitrari che per la Toscana sarebbero un disastro" ha aggiunto il presidente dell’Uncem regionale, Oreste Giuliani. Un disastro economico, s’intende. Sì, perchè i tagli lascerebbero senza stipendio centinaia d’impiegati e amministratori foraggiati finora con denaro pubblico.
 
E poi si dovrebbe dire addio anche alle agevolazioni fiscali. Quelle che consentono alle aziende situate in comuni montani di godere di vantaggi come l’Irap ridotta dell’11 per cento e l’Ici abbattuta del 20-25 per cento. E fine anche ai finanziamenti per la montagna dell’Unione Europea, dello Stato, delle Regioni, delle Province. Insomma una "Caporetto" economica. 
 
 
 
Nella foto, il presidente dell’Uncem Enrico Borghi

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