“Via reti e materassi dai bivacchi”: la provocazione del CAI Veneto contro il turismo dell’improvvisazione
Il Presidente del CAI Veneto Francesco Abbruscato denuncia il diffondersi di un uso dei bivacchi improprio e propone soluzioni drastiche: via i comfort per salvare l'etica della montagna.
I bivacchi non sono componenti di una galleria di design a cielo aperto. È questo il monito che arriva dai vertici del CAI Veneto, attraverso la voce del Presidente Francesco Abbruscato, che denuncia un crescente uso improprio e anche imprudente dei bivacchi in alta quota e propone soluzioni drastiche per frenare quella che appare che una deriva turistica all’insegna della ricerca di “like”, non scevra di potenziali conseguenze in termini di sicurezza.
Il Bivacco Fanton, una finestra tra le vette che piace “troppo”
La deriva della funzione del bivacco è un argomento sul quale il Presidente è intervenuto già al termine della stagione estiva del 2025. “Non sono più accettabili i messaggi che compaiono nei social che pubblicizzano o invitano alla frequentazione dei bivacchi fine a sé stessa”, dichiarava al Corriere delle Alpi lo scorso settembre. Un tema che torna in auge a seguito di un intervento di recupero realizzato dal Soccorso Alpino veneto lo scorso 30 aprile.
Intorno alle 19, l’elicottero del Suem di Pieve di Cadore è dovuto intervenire per trarre in salvo quattro escursionisti veronesi, rimasti bloccati per sfinimento mentre tentavano di raggiungere il Bivacco Fanton, a 2.667 metri di quota sulle Marmarole. I quattro stavano affrontando il versante est, costantemente in ombra e ancora sepolto da una spessa coltre nevosa. Impossibilitati a proseguire o a tornare indietro, sono stati individuati dai soccorritori e recuperati con il verricello per essere ricondotti a valle.
Il paradosso di essere soccorsi “per sfinimento” mentre si punta a un bivacco d’emergenza descrive perfettamente il problema. Il nuovo Fanton, un bivacco inaugurato nel 2021 con una struttura a “scafo”, che sembra un cannocchiale puntato verso la valle, è diventato vittima della sua bellezza: un gioiello architettonico da esibire sui social, attirando persone non preparate alla severità dell’ambiente d’alta quota.
Bivacchi in quota: via materassi, reti e coperte
Come riportato dalla stampa locale, Abbruscato è pronto alla “dissuasione attiva”: “Siamo pronti a rimuovere tutto ciò che rende il bivacco confortevole”. La proposta è drastica: eliminare materassi, reti e coperte, lasciando solo un nudo tavolato di legno. L’obiettivo è blindare il concetto etico della struttura, rendendo il pernottamento volutamente scomodo per chi lo pianifica come un’attività ludica, preservandolo solo per chi si trova in reale pericolo.
Per il Fanton si ipotizzano anche misure più severe: dalla valutazione di un monitoraggio costante degli accessi, fino alla possibilità estrema di chiudere la struttura a chiave o smantellarla del tutto se la situazione non dovesse migliorare.
Una linea di pensiero condivisa fermamente anche dal Presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella, che alla redazione de Il Dolomiti ha ribadito l’urgenza di invertire la rotta: “Dobbiamo a tutti i costi tornare ‘indietro’ e tornare a riconoscere il valore delle parole e il valore della realtà”. Zanella punta il dito contro i progetti troppo inclini all’estetica: “Basta e avanza che ci siano costruzioni minime, spartane, con due panche e un tavolo. Non occorrono vetrate panoramiche o design all’avanguardia”, strutture che, secondo il Presidente altoatesino, finiscono per incentivare un turismo “vuoto e impreparato”.
Le parole dei vertici regionali si inseriscono del resto in una riflessione più ampia del CAI nazionale. Il vicepresidente generale Giacomo Benedetti, ha chiarito di recente, in un intervento pubblicato dall’associazione Cantieri d’Alta Quota, perché il bivacco non debba essere accogliente. “Il bivacco non è mai un oggetto neutro. È una presa di posizione”, spiega Benedetti. Mentre il rifugio è un presidio gestito e sicuro, il bivacco è una struttura minima in luoghi estremi.
“Quando chiediamo a un bivacco di fare ciò che dovrebbe fare un rifugio – più posti, più dotazioni – lo stiamo snaturando“, conclude Benedetti. Rendere i bivacchi dei gioielli ospitali significa indebolire il senso di responsabilità di chi vi si approccia.
In montagna: attenzione, preparazione e prudenza
L’appeal estetico dei nuovi bivacchi si inserisce n un panorama più ampio e preoccupante: il richiamo della montagna vissuta senza adeguate competenze. Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha diffuso nella mattina di lunedì 4 maggio un invito al pubblico a una maggiore attenzione nella programmazione e svolgimento delle uscite in quota, in un periodo dell’anno delicato, che vede le montagne italiane come un mosaico di paesaggi di mezza stagione.
Durante il solo Ponte del 1 maggio, su scala nazionale sono stati condotti decine di interventi di soccorso, in molti casi caratterizzati da mancanza di attrezzatura base, lettura errata del meteo o disorientamento. Situazioni che diventano di pericolo per i diretti protagonisti ma – mai dimenticarsi – mettono a rischio anche la vita di chi deve andare in loro soccorso. “La montagna in primavera regala giornate straordinarie – commenta il CNSAS – ma richiede sempre attenzione, preparazione e… prudenza!”.




