Alpinismo

K2, Kopold molla la Ovest

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CAMPO BASE K2 SUD, Pakistan — "Troppa neve, troppo rischio. Meglio salire dalla via Cesen". Piotr Morawski, Peter Hamor e Dodo Kopold erano determinati ad aprire una via nuova, in stile veloce, sull’imponente e inviolato versante Ovest del K2. Ma a pochi giorni dal loro arrivo al campo base, arriva l’annuncio della clamorosa ritirata.

I veterani dell’himalaysmo slavo, Morawski e Hamor, e il giovane talento slovacco Kopold rinunciano quindi alla loro scalata più importante senza nemmeno averla iniziata.
 
Da mesi parlavano di salire la spaventosa parete ovest del K2, che ancora nessun alpinista è riuscito a superare. Volevano portare a termine un itinerario già tentato in precedenza da altri polacchi, che si sviluppa tra lo sperone nordovest e il pilastro ovest della montagna. E volevano farlo in stile leggero, salendo veloci, senza ossigeno e usando il meno possibile le corde fisse.
 
Per allenarsi, il mese scorso avevano anche salito insieme il Nanga Parbat dal versante Diamir. Ma le condizioni che hanno trovato sul K2 hanno presto congelato i loro audaci sogni di gloria.
 
I tre alpinisti sono arrivati al K2 circa 10 giorni fa. Il 1 agosto hanno allestito il campo base avanzato, all’attacco della parete. Poi sono rimasti bloccati a causa delle forti nevicate che hanno completamente seppellito la tendina che avevano montato.
 
Finalmente arriva una schiarita. Ma gli uomini della spedizione russa guidata da Viktor Klozov, che stanno lavorando sulla parete da settimane, li avvertono che sopra i 7.800 metri persiste una tempesta di vento che sembra non avere intenzione di fermarsi.
 
La decisione è quasi immediata: se si vuole arrivare in cima, meglio andare sul sicuro. E così il trio slavo si sposta sulla parete Sud, per tentare la salita dalla più semplice e frequentata via Cesen. Quella da dove sono passati tutti coloro che hanno raggiunto la cima del K2 nelle scorse settimane. Quella da dove saliranno anche gli ultimi pretendenti della stagione, tra cui Gerlinde Kaltenbrunner e il marito Ralf Dujmovits.
 
La parete Ovest, quindi, rimane nelle sole mani della spedizione russa che da settimane sta lavorando metodicamente alla salita con oltre una dozzina di alpinisti, divisi in piccoli team che si alternano nell’ascesa.
 
Fino ad oggi, i russi hanno raggiunto circa quota 7.600 metri, dove hanno installato campo 5 e trasportato alcuni materiali tecnici necessari a proseguire nella salita. Secondo quanto riferito dalla stampa russa, avrebbero intenzione di tentare la cima in questi giorni, anche se hanno ancora da superare difficili tratti di roccia strapiombante e la bufera continua a spirare sopra le loro teste.
 
Il loro non è un compito facile. Anche il celebre Denis Urubko ha espresso perplessità sulla buona riuscita dell’impresa. "Sono molto preoccupato per i russi – ha scritto ieri a Russianclimb -. La cima sembra vicina, ma per superare  ci vorranno tre giorni di scalata per superarlo".

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