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K2 1954, chi fu il vero artefice della spedizione? La diatriba fra Ardito Desio e il Cai

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BERGAMO — Sono molti i lettori che, dopo la fiction e i recenti articoli sulla prima salita del K2, hanno chiesto lumi sui “dietro le quinte” della spedizione, i ruoli dei protagonisti e le polemiche che già in quegli anni circondarono un evento storico, sul quale tutti – dopo la sua realizzazione – si affrettarono a voler mettere la propria firma. Parecchie sono state le domande sul ruolo di Ardito Desio come capo spedizione e sul patrocinio del Cai, il cui presidente Alberto Chersi, pochi mesi prima della spedizione, aveva dichiarato in una nota che”non vi siano subito alla mano persone preparate a tale impresa”.

Per soddisfare la vostra curiosità, siamo andati a ripescare un libro che – forse pochi sanno – Desio aveva scritto nel 1956, raccogliendo tutti i documenti esistenti sulla spedizione del K2 – promemoria, lettere, verbali, conti – a partire dal 1946. Anzi, dal 1939, anno in cui Desio per la prima volta pensò alla prima salita del K2.

Perché lo scrisse, visto che “La conquista del K2” era già nelle librerie da tempo? Nel settembre-ottobre 1955 apparve sulla Rivista Mensile del Cai un articolo di accusa nei suoi confronti, firmata da Giovanni Bertoglio, Renato Chabod e Silvio Saglio. I tre saggi sostenevano che la spedizione fosse del Cai, e che Desio si fosse in qualche modo impossessato della stessa, addirittura estromettendo Riccardo Cassin., e che non avesse mai fornito una contabilità chiara della spedizione.

Desio confessa che non avrebbe voluto entrare nei dettagli e nelle diatribe (inevitabilmente) nate nell’organizzazione della spedizione, che a quei tempi rappresentava un’enorme spesa e un’enorme impegno, andato ben oltre i pochi mesi della sua durata. Ma di fronte a questa pubblica accusa, decise di farlo.

Così nacque il “Libro bianco – in margine alla conquista del K2”, edito da Garzanti nel 1956. Si tratta di un piccolo volume di 122 pagine nel quale, documento dopo documento e con uno stile assolutamente scientifico viene ripercorsa passo passo la nascita della spedizione.

Le prime lettere e promemoria che testimoniano l’inizio dei lavori di Desio per trovare fondi necessari a finanziare il suo obiettivo sono del 1946. Dopo aver bussato a diverse porte – da aziende private americane di elicotteri all’Aeronautica Militare italiana – Desio trovò finalmente nel Coni un interlocutore d’appoggio, il conte Alberto Bonacossa, che fece approvare il progetto della ricognizione del 1953 e nel 1954 ottenne infine che la spedizione fosse in questo modo sostenuta:

“Contributo del Coni 20.000.000
Contributo del Cnr 50.000.000 (stanziato con legge del 1954 e accreditato nel 1955, di cui 24.000.000 erano stati anticipati ( e poi restituiti) dal Cai tramite prestito bancario ottenuto per fidejussione di 23 soci)
Contributo delle Sezioni (autonome) del Cai 4.380.539
Contributo del prof. Desio per opera personale (pubblicazioni) 11.845.563
Contributo dell’Istituto Geografico Militare 2.490.462
Contributo di privati ed enti vari 45.197.361
Diritti su fotografie ed altre pubblicazioni 1.838.607

“È veramente singolare che si voglia far apparire il finanziamento della spedizione come un finanziamento della Sede Centrale Cai”. Scrive ancora significativamente il Prof. Desio sul Libro Bianco, a pagina 66.

C’è un altro forte punto di contrasto fra Desio e il Cai, di cui si parla a pagina 43 e succ. del Libro Bianco, e che il Cai riporta d’attualità proprio nel recente comunicato stampa sulla fiction del K2, e cioè chi fosse in realtà il capo della spedizione.

“La commissione del Cai per la spedizione è stata nominata come da Verbale del consiglio sopra riportato, il 7 novembre 1953. Non sono mai state esplicitamente fissate nemmeno dal Consiglio le sue funzioni effettive. Da quanto è detto al paragrafo II non potevano fare altro che assistere, aiutare il capo della spedizione, già impostata ed in parte organizzata, per opera sua, come risulta anche dalla lettera del presidente del Cai a quello del Coni (documento 12) scritta dopo la seduta del consiglio del Cai suddetta, per cui può ben rappresentare un chiarimento ufficiale.
Comunque sia tale assistenza riguardava soltanto i compiti alpinistici, di cui il capo stesso interessava via via la Commissione, ed i compiti finanziarti di cui sarà detto in seguito. Il termine “esecutiva” che figura nel verbale del Consiglio suddetto aveva evidentemente valore solo di fronte al Consiglio del Cai, non di fronte al Cnr o al capo della spedizione che pur cercando di avvalersi degli amici di cui disponeva al Cai e fuori di esso operava in forma indipendente, e come del resto aveva sempre fatto anche per forza di cose. Basti pensare che la commissione si è riunita la prima volta a meno di cinque mesi dalla partenza del bagaglio per l’Asia. Di tutto il lavoro eseguito prima (da almeno due anni) non era nemmeno ad esatta conoscenza!

Quando la commissione ha cercato sia pure involontariamente di esorbitare dai compiti suddetti, il prof. Desio, che pure della Commissione era anche il presidente e che cercava tutte le vie conciliative possibili con quelli che considerava i suoi amici e più stretti collaboratori, pur di andare avanti col suo lavoro, dovette talora sollevare precise riserve. (…)

A parte queste considerazioni, di concreto che cosa hanno fatto i dirigenti del Cai per “organizzare la spedizione”? Occorre premettere che cosa significa organizzare una spedizione, in generale, ed in particolare una spedizione himalayana. Scelta che sia stata la meta, significa:
a) preparare un programma di lavoro, il cosiddetto piano fondamentale della spedizione, fissando la durata del viaggio, l’epoca in cui deve svolgersi, le date delle operazioni principali, [..], l’inizio delle operazioni alpinistiche, [..] gli itinerari da percorrere.
b) ottenere il permesso per effettuare la spedizione da parte dello Stato o degli Stati da attraversare
c) predisporre ed organizzare un piano finanziario della spedizione
d) provvedere alla scelta del personale
e) organizzare il trasferimento del bagaglio e del personale.

Come abbiamo documentato precedentemente, la scelta della meta, già fatta dal prof.ò Desio prima ancora dell’ultima guerra mondiale è stata da lui stesso riconfermata fin dall’immediato dopoguerra. Quanto al resto:
a) il piano fondamentale della spedizione è stato interamente compilato da lui sulla base della sua esperienza personale
b) il permesso è stato da lui inoltrato. Se fu aiutato – soprattutto da amici funzionari del Ministero Esteri e conclusivamente dall’On. De Gasperi – ciò significa solo che godeva di sufficiente prestigio per essere aiutato
c) il piano finanziario della spedizione venne predisposto ed organizzato dal professor Desio
d) la scelta del personale della spedizione venne fatta unicamente dal professor Desio per quanto riguarda tutto il personale scientifico, il medico, il cinematografista della spedizione. Per quanto si riferisce al personale alpinistico, il prof Desio fissò le caratteristiche fondamentali dei candidati e si avvalse dei consigli e dei suggerimenti dei membri della Commissione del Cai.
e) l’organizzazione del trasferimento del personale e del bagaglio dall’Italia al campo base fu predisposta e materialmente organizzata dal prof. Desio”.

In tutta questa azione che parte hanno avuto gli organi direttivi del Cai, i suoi dirigenti, la stessa commissione? Assolutamente nulla per quanto riguarda il piano fondamentale. Nulla per quanto riguarda il permesso. Assistenza a Desio per quanto riguarda una parte della scelta del personale e dei materiali. Presso che nulla riguardo all’organizzazione del trasferimento degli uomini e dei materiali dall’Italia al campo base.

Prima di chiudere questo capitolo è necessario almeno un breve cenno ad un certo “Caso Cassin”. Cassin, scelto direttamente ed esclusivamente dal prof. Desio nel 1953 per la ricognizione ai piedi del K2, venne da lui apertamente considerato dopo tale viaggio il numero uno della pattuglia alpinistica per il K2, grazie anche alla reciproca fiducia e amicizia, che erano sorte dalla vita disagiata di carovana in una piccolta tenda comune. Fu una sgradita e imprevedibile sorpresa il responso delle prove medico-fisiologiche effettuate in comune da tutti i candidati sotto la direzione personale di illustri clinici e scienziati sui cui responsi obiettivi nessuno può avere l’ardire di sollevare dubbi. Prima tuttavia di rinunciare alla partecipazione di questo suo uomo di fiducia, il capo della spedizione, dopo che la commissione Cai si era espressa al riguardo nella riunione del 29 dicembre 1953, volle predisporre per lui e per un altro candidato un esame ulteriore.
Quando anche questo nuovo responso sfavorevole fu riservatamente comunicato in originale – come del resto i precedenti – alla Commissione Cai nella giornata del 26 gennaio 1954 e da questa collegialmente al candidato, nessuno dei presenti ebbe esitazione o riserve, nemmeno l’interessato, che dimostrò anzi la più aperta comprensione al riguardo.
Si tenga conto che il rigore delle prove medico-fisiologiche imposte dal capo della spedizione ai candidati aveva avuto origine specialmente dalle drammatiche vicende capitate alla spedizione al K2 che lo aveva preceduto nel 1953, in seguito alla inattesa flebite capitata ad uno dei membri, il dottor Gilkey, che lasciò la vita in quella tragica avventura. Non sarebbe stato ammissibile che fatti del genere avessero avuto a ripetersi l’anno successivo.
Non fu quindi Desio a surrettiziamente escludere Cassin, al quale aveva invece dimostrato la sua più larga fiducia fin dall’anno prima, ne ciò avvenne, come affermano contraddicendosi persino nella stessa pagina (280) i tre della Rivista mensile, in conseguenza delle di lui dimissioni dalla Commissione, bensì per motivi medico-fisiologici che uno dei tre dell’articolo riconferma a pag 298 esaltando l’obiettività e la serenità con cui tali esami erano stati eseguiti, e nessuno, nemmeno nella Commissione, seppe suggerirgli un nome che potesse sostituirlo. Non mancò poi chi aspirò a promuoversi a tale posizione, ma alla prova dei fatti non dimostrò le capacità, non dico di Cassin, ma nemmeno quelle di qualsiasi altro membro della pattuglia alpinistica (…). Se vi fu uno che ebbe a sostenere la parte che avrebbe svolto certamente bene Cassin, questo fu Achille Compagnoni i cui meriti al riguardo sono ormai di dominio pubblico senza che vi sia bisogno di insistervi.

Il rifiuto di Desio di accettare qualsiasi imposizione dal Consiglio del Cai nei riguardi della spedizione in atto da lui già da tempo creata, rientrava semplicemente nei suoi diritti. Se anche ci fosse stato da nominare un capo della pattuglia alpinistica, questo non poteva essere fatto che dal capo della spedizione. Non ha senso quindi l’affermazione dei tre della RM che al Consiglio, presieduto dal presidente generale, il prof. Desio preferisse la Commissione del Cai. Al prof. Desio interessava soltanto chi era in grado di dargli in qualche modo una mano: tutto il resto per lui non poteva contare.
Così fece sempre, in tutte le varie fasi della spedizione e se così non avesse fatto una spedizione italiana al K2 non si sarebbe organizzata”.

Lasciando ai lettori la voglia di andare a riscoprire il Libro Bianco e approfondire la documentazione in merito pubblicata da Desio, chiudiamo qui il nostro excursus storico sulla diatriba fra il Professore e il Cai. Riservandoci, per amore di quella verità storica e reale invocata sempre per Walter Bonatti, altro grande protagonista di quell’impresa, però di pubblicare in futuro altri estratti di questa opera, in cui si trovano dei documenti di grande interesse, come ad esempio gli ordini di servizio inviati da Desio ai suoi alpinisti durante i giorni della vetta.

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3 Comments

  1. Articolo interessante.
    Un approfondimento potrebbe prendere spunto dal volume del CAI “Documenti e notizie sul K2”, pubblicato dopo il “Libro bianco” di Desio (“Documenti e notizie sul K2”, Tamari Editori in Bologna, 1956, estratto dalla Rivista Mensile n°5-6 1956).
    Cordialità.
    Ugo

  2. “Fu una sgradita e imprevedibile sorpresa il responso delle prove medico-fisiologiche effettuate in comune da tutti i candidati sotto la direzione personale di illustri clinici e scienziati sui cui responsi obiettivi nessuno può avere l’ardire di sollevare dubbi”…quelli che lei chiama illustri clinici ebbero l’ardire di diagnosticare presunti difetti cardiaci a Riccardo Cassin, una leggenda dell’alpinismo mondiale, capo spedizione di numerose imprese successive al k2, morto all’età di 100 anni…faccia lei.

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