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“Prow of Shiva”, Mick Fowler e Paul Ramsden aprono una nuova via nell’Himalaya indiano

Mick Fowler on Shiva (Photo www.berghaus.com)
Mick Fowler on Shiva (Photo www.berghaus.com)

KEYLONG, India — Si chiama “Prow of Shiva” ed è la nuova via aperta da Mick Fowler e Paul Ramsden nell’Himalaya indiano. I due alpinisti inglesi hanno aperto la via sulla parete nord dello Shiva, vetta di 6.142 metri nella remota regione del Pangi District: hanno impiegato 7 giorni per arrivare in cima e altri due per scendere dall’inviolato versante sud est. A Fowler ha ricordato una scalata invernale di misto sul Ben Nevis, mentre per Ramsden è stata “la più bella scalata della sua vita”.

Lo Shiva si trova nel Lahaul, nello stato indiano del Himachal Pradesh ed è una vetta isolata, non facile da raggiungere e di cui si possiedono poche immagini. Scalata per la prima volta nel 1988 da Junko Tabei (prima donna della storia in cima all’Everest), è stata attaccata qualche settimana fa dalla collaudata cordata britannica composta dal presidente dell’Alpine Club Mick Fowler e da Paul Ramsden: negli ultimi 10 anni i due hanno aperto diverse vie insieme, tra cui quella al Central Couloir sulla parete nord del Siguniang che è valsa loro il Piolet d’Or.

Mick Fowler su Prow of Shiva (Photo www.berghaus.com)
Mick Fowler su Prow of Shiva (Photo www.berghaus.com)

In base a quanto racconta Fowler sul suo blog del sito dello sponsor Berghaus, lui e Ramsden, guardando alcune foto prese da lontano, erano rimasti affascinati dalla parete nord. Cercando informazioni a riguardo erano stati messi in guardia da alcuni alpinisti che giudicavano “la linea fantastica, ma che sembrava salire su roccia marcia, terribilmente ripida, tanto da non essere probabilmente possibile”.

“Il primo avvistamento della parete ci ha dato un certo sollievo e ha aumentato in noi la voglia di salire anziché avere l’effetto opposto – scrive Fowler -. La linea aveva tutto quello che Paul ed io cerchiamo in un obiettivo. La cima più alta della zona, una linea accattivante, inviolata, visibile da lontano, una linea diretta alla vetta, al sicuro da pericoli oggettivi, ripida, tecnicamente impegnativa e, infine, la possibilità di scendere da un percorso diverso. Non abbiamo potuto subito giudicare la roccia o la difficoltà, ma il primo avvistamento ha scaturito un corale ‘Yeyy! Saremo ben felici di salire questa via’. E poi è andata di bene in meglio. Dopo un attacco piacevolmente complesso su terreno di ghiaccio, la salita si è svolta in 4 giorni di arrampicata spettacolare proprio lì sulla cresta della Prow”.

Prow of Shiva (Photo www.berghaus.com)
Prow of Shiva (Photo www.berghaus.com)

Da quando hanno lasciato il campo base a quando sono tornati sono trascorsi 9 giorni. I due hanno infatti impiegato 7 giorni ad arrivare in vetta, e altri due a scendere lungo l’inviolato versante sud est di cui avevano solo una sommaria conoscenza.

Contrariamente alle aspettative la roccia si è rivelata di ottimo granito, ed è stata per loro una delle più belle esperienze vissuta in Himalaya. “Con un tempo quasi perfetto abbiamo bivaccato su un balcone di roccia sporgente con 600 metri di vuoto sotto i nostri piedi – continua infatti Fowler sul blog -, una scalata di misto memorabile, dura, e lastre di ghiaccio sottile che ricordano la migliori sfide invernali sul Ben Nevis. Con difficoltà tecniche di questo tipo, che hanno tirato al massimo le nostre capacità, il successo è stato in bilico fino all’ultimo momento. Non avrebbe potuto andare meglio di così”.

 

 

Guarda la videointervista di Montagna.tv a Mick Fowler 

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