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Alpinismo

Cerro Torre, rissa in alta quota

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EL CHALTEN, Patagonia — Sono passati quasi cinquant’anni, ma il Cerro Torre è sempre in mezzo alle tempeste. Non solo quelle di vento e ghiaccio, soprattutto quelle alpinistiche. Nei giorni scorsi, due americani avrebbero cercato di disfarsi dei chiodi piantati da Cesare Maestri sulla contestata Via del Compressore. Steve Schneider, che ha cercato di fermarli, sarebbe stato violentemente malmenato.

Pare che in Patagonia non si parli d’altro, in questi giorni. Lo scottante "gossip" alpinistico è infatti fresco fresco: arrivato ieri, via satellite, dalla voce di Hervè Barmasse che si trova impegnato sul Cerro Piergiorgio con la spedizione dei Ragni.
 
Secondo quanto riferito da Barmasse, due alpinisti americani animati da spirito giustiziero, nei giorni scorsi si sarebbero avventurati sulla celebre "via del compressore", aperta da Maestri nel 1970, per strappare tutti i chiodi lasciati dall’alpinista trentino nei pressi della cima.
 
Ma il tentativo "dissacratore" non poteva passare inosservato. "L’alpinista americano Steve Schneider – racconta Barmasse – è salito sulla montagna e gli ha strappato il tronchesino dalle mani, ordinando loro di sparire in tempo zero dal Cerro Torre e dalla Patagonia. E dicendogli, senza giri di parole, che qui non erano più graditi".
 
Schneider è un’alpinista di fama mondiale il cui nome è particolarmente legato alla Patagonia, dove è stato con 7 spedizioni. E’ l’alpinista che vanta il maggior numero di ascese alle Torri del Paine, di cui ha compiuto anche la traversata in solitaria nel 2002.
 
I due agguerriti giustizieri, però, non devono aver gradito la sua intromissione. Secondo quanto riferito da Barmasse, avrebbero malmenato Schneider e, solo poi, se la sarebbero filata.
 
Ma perchè questo gesto? Per capirlo bisogna tornare indietro di qualche anno. La via del compressore era stata aperta da Maestri come risposta alle polemiche di chi mettevano in dubbio la sua prima salita del 1959 dalla parete nordest. Quella, per intenderci, che aveva compiuto con Toni Egger, e che era finita in tragedia con la morte dell’alpinista austriaco, la perdita della macchina fotografica con le prove del raggiungimento della cima, e il ritrovamento di Maestri al bordo del ghiacciaio in stato confusionale.
 
Maestri dichiarò di aver raggiunto la cima, ma negli anni che seguirono, molti dubitarono della veridicità del suo racconto. La via sembrava svolgersi lungo tratti impossibili, non c’erano le prove, i racconti sembravano contraddittori.
 
Allora Maestri, per mettere fine alle polemiche, tornò laggiù nel 1970 con Ezio Alimonta e Carlo Claus. Salì il pilastro sud-est del Torre, portandosi dietro un grosso martello compressore, con cui piantò qualche manciata di chiodi in un punto completamente privo di appigli nei pressi della vetta. Maestri arrivò alla fine della parete, ma non salì il fungo di ghiaccio che ricopre la cima. Durante la discesa spezzò i chiodi messi, e poi lasciò lassù il compressore, inchiodato alla parete (nella foto a destra).
 
Sono proprio questi i chiodi che i due giustizieri americani volevano far sparire nei giorni scorsi, probabilmente animati dalle polemiche, più che mai vive, che attorniano ancora le salite di Maestri. Polemiche rinfocolate di recente da Ermanno Salvaterra, che nel 2005 per la prima volta nella storia riuscì a ripetere l’itinerario del 1959, dichiarando che secondo lui, Maestri, non era mai passato di lì. Polemiche che vogliono considerare come prima ascensione ufficiale del Torre quella dei Ragni di Lecco, guidati da Casimiro Ferrari nel 1974 sulla parete Ovest.
 
"E’ pazzesco che dopo tanti anni questa storia generi tali reazioni – racconta Barmasse -. Ma il Cerro Torre è un mito, vivo oggi più che mai".
 
Il Cerro Torre, l’urlo di pietra, la montagna più bella e più difficile del mondo. Duemila metri di picco che sembra aver bucato la terra per infilzarsi nel cielo. Non si fatica a credere che generi emozioni violente, sentimenti contrastanti, idee estreme. Un po’ come quelli generati da una bella fanciulla negli animi di focosi pretendenti, che finiscono per sfogare le loro ire in violenti duelli.
 
 
Sara Sottocornola
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