Alpinismo

Piolini: dopo l’Aconcagua, l’Everest

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MACUGNAGA, Verbania — Chiuso il conto con il Sud America, Cristina Piolini ora punta all’Everest. L’alpinista ossolana, in corsa per le Seven Summits, è giunta in vetta all’Aconcagua (6.962 metri) poco più di una settimana fa ed ora è già in partenza per il Nepal, con gli occhi puntati sul tetto del mondo. Da salire sola, e senza ossigeno.

Cristina Piolini, fresca di rientro dall’Aconcagua. Cosa ci racconti di questa montagna?
Bellissima montagna, bello l’avvicinamento, ma soprattutto il gruppo con cui ero. Ho legato tantissimo con i miei compagni e la spedizione è terminata positivamente anche per questo. La montagna si è rivelata un po’ più impegnativa del previsto a causa del maltempo: il famoso “viento blanco”, il freddo intenso con i 38 gradi sottozero della vetta, e i 50 centimetri di neve fresca ci hanno dato qualche grattacapo. Anche perché gli zaini non erano molto leggeri.
 
La scalata è stata come ti aspettavi?
Non sottovaluto mai le montagne, di qualsiasi altezza siano. E anche questa vetta, quasi un settemila, mi ha dato ragione. Il tempo ti cambia tutto, anche un po’ l’umore. Ma il gruppo affiatato e la comune voglia di salire ci hanno ripagati con la cima… anche se non abbiamo visto nulla all’orizzonte, eravamo al “settimo cielo”.
 
Qual è la cosa che ti ha colpito di più di quella zona?
La montagna alla sera prende un colore rosso fuoco e il contrasto con i “penitentes” di ghiaccio alla sua base ti affascina. La prateria prima e pi il lungo avvicinamento al base, in un deserto di roccie e pianori infiniti, ti fanno sembrare di camminare in un paesaggio lunare. A volte ci scappava qualche gag con le canzoni del far west di Sergio Leone, perchè sembravamo catapultati in un film western. I muli correvano ignari della nostra presenza con i gauchi dietro, il vento alzava la terra, mancavano solo i rotoli di arbusti e una sparatoria con gli indiani…
 
Metti in scala dalla più facile alla più difficile le seven summits.
Non mi sento di classificare le Seven summits perché ognuna nasconde qualcosa di bello e di brutto, imprevisti e sorprese. La più impegnativa, come montagna, è sicuramente l’Everest, come logistica l’Antartide. Delle altre parlerò dopo l’avventura.
 
La tua prossima meta quale sarà?
La prossima tappa è l’Everest dal versante nepalese. Con l’apertura dell’icefall, nei prossimi mesi, inizierà il mio calvario. Spero indolore perché dovrò tenere le forze anche per salire anche il Lhotse.
 
Come mai l’Everest?
Sinceramente colgo l’occasione del mio viaggio di lavoro presso la Piramide. Sono fortunata perché avrò tutto il tempo di acclimatarmi, vivendo a 5050 metri per più di 2 mesi. Poi farò uno stop di qualche giorno in India e risalirò per attaccare il colosso himalayano. La scelta è anche legata alle stagioni, in base a dove sono collocate le montagne. IlKilimangiaro e l’Oceania saranno da ottobre in poi.
 
Con chi e con che stile salirai?
Sarò da sola e per scelta. Non avrò compagni di salita, non userò Sherpa e nemmeno ossigeno (ho l’opzione di portarmi una bombola appresso per lo scongiuro di edema, ma ci penserò, se portarla o meno). Vado sola perchè lì sei sempre solo, anche se ci saranno 250 persone che ruotano attorno alla montagna. La salita sarà leggera: io, il mio zaino e il materiale necessario per la salita. Il campo 2 sarà il campo deposito e il base in caso di dietrofront per mal tempo.
 
La via di salita quale sarà? Conosci già la montagna?
La parte nepalese dell’Everest la  conosco dal maggio scorso, quando ho tentato la salita al Lhotse. Fino a campo 4, conosco la via.  Poi sarà la “suerte” a decidere. Ma stavolta metterò l’antifurto al materiale, dopo la sorpresa dello scorso anno… scherzo! Per la parte restante della via ho visto qualche immagine ma mi piace sognare, quindi mi documento quasi sempre lo stretto necessario.
 
Come ti senti, sapendo che stai per affrontare la montagna più alta del mondo?
Sono contenta che a volte i sogni si avverino. Spero di festeggiare al mio rientro, qualunque sia il risultato.
 
 
Sara Sottocornola
Nelle foto, Cristina Piolini al campo base (sopra) e sulla vetta (sotto) dell’Aconcagua.

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