Alpinismo

Ragni di Lecco: aspettando il bel tempo

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EL CHALTEN, Patagonia — L’infido meteo patagonico obbliga i Ragni a lunghi periodi di attesa. Ma che come passano le giornate questi alpinisti, all’altro capo del mondo? Come ingannano il tempo, le ore, in cui fuori imperversano freddo e vento? Ce lo racconta direttamente Hervè Barmasse.

"Scalare in Patagonia significa saper attendere il  momento propizio, il bel tempo – scrive Barmasse -. Dunque “Carpediem” potrebbe esser il motto di chiunque qui voglia salire una cima. Perché attendere per due mesi un giorno di bel tempo, e sfruttarlo per raggiungere la "cumbre" (cima), qui è cosa normale.
 
Peccato solo che quel giorno potrebbe non arrivare mai e dunque, per chi come noi viene qui per scalare una montagna, vuol dire dire rischiare di raggiungere lo scopo o di fallire. E comunque, ammesso non concesso che fallissimo, sono sicuro che mai ci mancherà il sorriso, la voglia di scherzare. E’ probabilmente questo che ci differenzia dal 90% degli altri alpinisti.
 
Sono passati parecchi giorni dalla nostra partenza in Italia e chi ci segue (parenti, fidanzate, amici, malati di montagna, invidiosi, critici, conoscenti o semplicemente curiosi)  probabilmente si chiederanno come nell’attesa di quel famoso giorno di bel tempo passiamo le giornate.
 
Ebbene… ci si alza e per prima cosa si guarda l’amico di sempre: Il barometro. La pressione bassa viene confermata dal solito acquazzone mattutino e da raffiche di vento che vanno e vengono. Colazione sotto un telo cerato, un altro sguardo al barometro e poi via in rifugio (due metri quadrati riscaldati da una stufa in ghisa ) per un classico "Mate" tutti insieme con il gestore Sergio. Si inzia o si finisce un libro.
 
Poi la mattina continua con le solite 60 partite a scopa d’assi, che portano ad affrontare il problema, l’ostacolo, il quesito di mezzogiorno. Ovvero, cosa cucinare per pranzo?
 
Risolto il problema, a pancia piena, dopo la pennichella e dopo un classico sguardo al barometro, finalmente verso le tre il sole fa breccia tra gli alberi, smette di piovere e ci dedichiamo alla "Slackline". Come dei bambini ci riuniamo al parco giochi e passiamo un’ora o più (fino a quando il vento e la pioggia ce lo permettono) a cercare di rimanere in equilibrio su una fune tesa ad un metro da terra. Vita dura, direte voi…
 
Ma non è sempre così. Noi arrampicatori dell’estremo, dopo due giorni di inattività siamo frustrati dalle tante ore di lettura, e ci dedichiamo alla scala Bachard: come scimmie saliamo e scendiamo innumerevoli volte. Oppure ci diamo alle trazioni o agli addominali fino a quando, annoiati, torniamo vicino alla stufa in ghisa a bere un the caldo e a risolvere il problema delle sette: cosa si cucina per cena?
 
Pensate a due, otto, dieci, venti giorni tutti uguali a questo… Cari amici, fidanzate, parenti, critici,
malati di montagna ecc… Speriamo arrivi quel famoso giorno di bel tempo!!
A presto, un beso".
 
Hervé Barmasse
 

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