AlpinismoAlta quota

Kangchenjunga: Hamor in vetta, Meroi e Benet rinunciano

Peter Hamor al Kanche(Photo www.peterhamor.sk)
Peter Hamor al Kangchenjunga (Photo www.peterhamor.sk)

KATHMANDU, Nepal — L’unica cima della stagione al difficile Kangchenjunga è quella di Peter Hamor. Il forte alpinista slovacco è andato in vetta da solo giovedì 17 maggio, mentre i compagni di salita che procedevano con lui si sono fermati tra campo 2 e campo 3. Tra questi c’erano anche Nives Meroi e Romano Benet, in queste ore in procinto di far rientro a Kathmandu per prendere un volo per l’Italia.

Oltre ad Hamor, al campo base della terza montagna più alta del mondo quest’anno c’erano diversi alpinisti, tra cui Martin Ramos e Jorge Egocheaga, i rumeni Horia Colibasanu e Valean Adrian (che non avrebbe tentato la vetta), oltre alla coppia di Tarvisio, tornata ufficialmente questa primavera sugli ottomila dopo 3 anni di fermo a causa della malattia di Benet. I due spagnoli, secondo quanto riferito dal sito spagnolo Barrabes.com avevano lasciato il campo base del Kangchenjunga già intorno alla fine di aprile, a seguito di un incidente in valanga. Nella slavina Egocheaga era rimasto ferito a una mano, e pertanto non era più nella condizioni di provare la salita. Un elicottero era quindi arrivato sul posto evacuando gli scalatori e portandoli a Kathamandu.

Nei primi giorni di maggio Peter Hamor, Colibasanu, la Meroi e Benet avrebbero raggiunto campo 3, che hanno installato a circa 7000 metri di quota, ovvero 300 metri più in basso rispetto al solito. Poi dopo alcuni giorni di fermo al base la settimana scorsa hanno tentato l’attacco alla vetta del Kanchenjunga.

Nives Meroi e Romano Benet al Kangchenjunga (kangchenjunga2012.blogspot.com.es)
Nives Meroi e Romano Benet al Kangchenjunga (kangchenjunga2012.blogspot.com.es)

Sono ripartiti tutti insieme il 14 maggio, ma l’unico a riuscire a toccare gli 8.586 metri della montagna è stato il fortissimo alpinista slovacco, che ha raggiunto il 17 maggio il suo nono ottomila in curriculum dopo Everest, Broad Peak, Annapurna (salito due volte), Cho Oyu, Nanga Parbat, i Gasherbrum I e II e il Makalu. Hamor, passato alla storia per la terribile salita dell’east ridge dell’Annapurna del 2006, è arrivato in vetta senza ossigeno alle 14.30 ora locale, poi è ridisceso a campo 4, a 7.610 metri, dove ha trascorso una notte. Il 18 maggio è ridisceso fino a campo 2, a 6.600 metri, e infine il 19 è arrivato al base.

Niente da fare invece per Colibasanu, Meroi e Bennet, che avrebbero rinunciato tra campo 2 e campo 3, anche se al momento non è chiaro a che punto della salita siano tornati indietro. Quel che è certo è che il 19 maggio tutti gli alpinisti erano al campo base.

“Entrambi stanno bene e sono in attesa dei portatori per organizzare il rientro a Kathmandu e da lì il volo per l’Italia – ha detto Leila Meroi al Messaggero Veneto, riferendosi alla coppia di Tarvisio -. Altri particolari non mi sono stati comunicati, ma abbiamo voluto che per il ritorno in Himalaya Nives e Romano fossero più tranquilli possibile, senza pressioni”.

E mentre italiani e rumeni volgono le spalle all’Himalaya per far rientro a casa, Peter Hamor pensa invece già al suo prossimo obiettivo: secondo quanto scritto sul suo sito infatti, lo slovacco sarebbe diretto al campo base del K2.

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2 Commenti

  1. FORZA Nives e romano, sono certa che riavrete anche voi le vostre vette. siete un esempio. buona fortuno per tutto……..

  2. Forza Nives e Romano, siete una coppia stupenda. La vostra vera vittoria è la vostra bellissima unione, il resto è solo uno sfondo. Siete dei miti per me e mia moglie e vi ammiriamo molto, perchè scalate assieme. La vostra unione, sia nell vittoria che nella rinuncia (non è mai una sconfitta) dimostra che siete un esempio per molte coppie che si arrendono alla prima difficoltà. Continuate così e non arrendetevi mai, guardate sempre in alto.
    con affetto
    Davide e Manuela

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