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Cimon della Pala, escursionisti recuperati dopo notte in parete

Cimon della Pala (Photo courtesy of http://www.magicoveneto.it)
Cimon della Pala (Photo courtesy of http://www.magicoveneto.it)

SAN MARTINO DI CASTROZZA, Trento — Tre escursionisti bolognesi sono stati recuperati ieri mattina sul Cimon della Pala dopo aver passato la notte in parete. Domenica volevano salire in vetta, ma hanno effettuato un percorso diverso da quello programmato e si sono ritrovati in un punto particolarmente impervio quando ormai era buio. Hanno quindi deciso di fermarsi lì per la notte e hanno allertato i soccorsi al mattino.

I tre escursionisti erano partiti domenica mattina alle 7 da Malga Fosse, nella zona del Passo Rolle, diretti al Cimon della Pala la vetta di 3184 metri del gruppo dolomitico delle Pale di San Martino.

Durante l’escursione però i tre hanno effettuato un percorso diverso da quello programmato e si sono ritrovati all’imbrunire in un punto particolarmente difficile, a 200 metri dalla fine della via. Viste le condizioni in cui si trovavano hanno quindi deciso di fermarsi a quota 2900 metri e passare la notte all’addiaccio sulla vetta.

Alle 5 del mattino hanno allertato i soccorsi e spiegato quanto era successo. Da Trento si è alzato in volo l’elicottero che ha trasportato i tecnici del Soccorso Alpino sulla parete. Questi hanno portato i tre bolognesi in una zona in cui l’elicottero potesse recuperarli più agevolmente e trasportarli a valle. I tre alpinisti stanno bene e non sono in pericolo di vita.

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8 Commenti

  1. Spero che non ti troverai mai in difficoltà, che nessuno ragioni come te e quindi che non ti vengano a salvare.. Basta con questa storia lo dico io, ma basta con la storia che i soccorsi non devo aiutare le persone in difficoltà!

  2. Quello che dici Dario è sacrosanto. Vorrei solo che prima di chiamare soccorso si pensasse: ma sono realmente in difficoltà? Nello specifico, visto che i “malcapitati” sembra stessero bene, anche se dopo un bivacco imprevisto non potevano chiudere l’escursione da soli? La mia impressione è che non si valuta sufficientemente la situazione e appena c’è un imprevisto si chiamano i soccorsi anche se, magari con un poco di sacrificio, si potrebbe tornare con le proprie gambe.

  3. Mi è tornato in mente un episodio di tanti anni fa. Alla mia prima arrampicata “seria”, sulle Cinque Dita in Dolomiti, per vari motivi ci attardammo e non riuscimmo a scendere prima del buio. I soccorsi (allertati dai genitori, non c’erano telefonini….) vennero fino alla base della parete, ci individuarono e urlando ci chiesero notizie; appurato che stavamo bene, ci dissero di scendere il giorno dopo. Mi sembrò allora (e mi sembra anche ora) un comportamento corretto ed educativo.

  4. Sono d’accordo con Marco Furlani, se non ci sono feriti è inutile allertare il soccorso alpino. E non sottovalutare mai le difficoltà!

  5. Probabilmente il primo commento è troppo drastico, ritengo però che il commento di Alby sia un po troppo qualunquistico. E’ vero che il soccorso è a disposizione, ma questo non vuol dire che lo debba chiamare con leggerezza, anche perchè un soccorso in montagna non è mai una gita per i soccorrritori.

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