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La tragica notte del K2: retroscena svelati da un libro e un'intervista

Confortola sul K2 nel 2008
Confortola sul K2 nel 2008

BERGAMO — Sono passati 3 anni, ma lo sgomento, la paura e la voglia di polemica sono vive più che mai. Torna alla ribalta in questi giorni la tragedia del K2 accaduta la notte del 1 agosto 2008, nella quale morirono 11 alpinisti per il crollo di due seracchi ad oltre 8000 metri di quota. A portarla di nuovo sotto i riflettori, con nuove verità svelate e uno strascico di risentimenti, sono il libro “No way down” di Graham Bowley, uscito ieri in Italia, e la prima videointervista a Pemba Gyalje, lo sherpa che lassù salvò molte vite tra cui quella dell’alpinista valtellinese Marco Confortola.

Bowley, giornalista del New York Times, ha raccolto le interviste di tutti i sopravvissuti alla tragedia del K2 e anche i racconti di chi, a casa, aspettava notizie e sperava nel loro rientro. Ha girato il mondo per mesi, sentendo tutte le voci possibili e ricostruendo la catena di fatti sulla quale tutt’oggi aleggiano dubbi e misteri, dovuti alle contraddizioni dei racconti dei protagonisti e alle loro oggettive difficoltà di ricordare quanto effettivamente accadde in quella convulsa notte ad oltre ottomila metri.

Il libro, che ha sbancato in America, è finalmente disponibile in italiano grazie al volume edito da Mondadori, che contiene rivelazioni inaspettate e a tratti scottanti su una tragedia che ha coinvolto tutti, non solo gli appassionati di alpinismo. Alcune riguardano proprio Confortola che, come ricorderete, si salvò per miracolo, anche grazie all’intervento dello sherpa Pemba, ma ci rimise le dita dei piedi per gravi congelamenti.

Nel suo libro “Giorni di ghiaccio”, Confortola racconta della vetta raggiunta sul far della sera, della discesa interrotta dal buio, del crollo del seracco, della notte all’addiaccio che ha portato al delirio molti compagni tra cui l’amico irlandese Gerard McDonnell che ha visto sparire nella nebbia, e della cordata di coreani che ha tentato disperatamente di salvare, della discesa e dell’intervento di Pemba.

Nel volume di Bowley c’è anche un’altra versione dei fatti. I parenti di McDonnell, il compagno con cui Confortola stava scendendo dalla cima, sostengono che l’alpinista valtellinese non abbia tentato soccorsi ai coreani ma abbia lasciato Gerard e i coreani per continuare la difficile discesa.

“Lascio al lettori il compito di decidere a che cosa credere – ha dichiarato Bowley, intervistato da diversi mezzi di stampa su questo tipo di polemiche -. Io ho voluto riportare tutte le versioni dei fatti, per dovere di cronaca”.

Nei giorni scorsi, sulla vicenda, è uscita anche un’intervista a Pemba Gyalje, lo sherpa-eroe che tra campo 4 e il Collo di Bottiglia quella notte salvò molte vite. L’intervista è stata girata parecchio tempo fa da Simone Moro, Emilio Previtali, Hervé Barmasse e Tamara Lunger a Kathmandu, ma non fu mai pubblicata. Ora appare su Sportweek.it, in concomitanza con la notizia dell’uscita del libro americano.

“Se dicessi tutto quello che ho visto sulla montagna – dice Pemba – le famiglie delle vittime e anche quelle dei sopravvissuti soffrirebbero, e creerei troppi problemi. Sappiamo bene come la gente diventi egoista vicino alla vetta, non sarebbe buono dire tutto. Ho speso 65 giorni con quelle persone al campo base. Io ascolto, guardo e capisco le personalità. Nella maggioranza c’era carenza di esperienza, per una salita così dura”.

“A bassa altitudine si ragionava bene – dice ancora Pemba, che non si risparmia e fa nomi e cognomi -, ma poi in alto sono diventati più matti e hanno detto cose diverse. Chiaro, è un problema di altitudine, ma lassù non basta essere forti scalatori e sciatori, serve conoscere l’alta quota. I due pakistani di Marco erano equipaggiati male, avevano freddo e non riuscivano a lavorare. Il salvataggio? Lui era a faccia in giu nella neve fresca, l’ho trascinato”.

Nuovi dubbi, quindi, insinuazioni, rivelazioni in parte già note e in parte no. Tessere di un mosaico che forse è impossibile da ricomporre, perchè la realtà vissuta nell’aria sottile è più soggettiva che oggettiva. Ma resta l’amaro in bocca all’alpinista valtellinese, stufo di rivangare quei momenti e di ribadire la sua buona fede.

“Mi sembra solo di riaprire una ferita chiusa – ha tagliato corto Confortola – e non ne vedo il senso. E’ finita, basta. Io l’ho scalato il K2. Quella sera dal bivacco ho chiamato Agostino da Polenza, che è uno dei pochi alpinisti italiani ad aver salito il K2, e lui ha detto una cosa sacrosanta, che quando si bivacca così in alto, senza ossigeno, non è così semplice ricordarsi effettivamente tutto, qualcuno si ricorda più una cosa o più un’altra. Lui mi ha detto: Marco, ricordati solo una cosa quando scendi domani mattina: scalda mani e piedi, sempre, altrimenti finisci come Benoit. Ma io mi ricordo bene molte cose”.

“Io accetto le critiche da chi ha salito il K2 – prosegue Confortola -. Agostino, Messner, Gnaro, Kammerlander, Blanc. Gli altri è meglio che facciano silenzio. Poi è ovvio, la moglie di uno o la sorella dell’altro non lo possono sapere cosa è successo, non faranno altro che dire che il loro caro era un alpinista preparato. E’ normale. Io e Gerard eravamo molto amici. Nei suoi diari parlava del suo amico italiano che ero io, e quando eravamo al base lo aiutavo a raccogliere i ferri per fare gli scacciapensieri. Eravamo legati. Questo è quello che so io. E che io abbandoni un’amico in difficoltà, mi dispiace ma non esiste”.

“Bisognerebbe comunque avere un po’ di tatto – conclude l’alpinista -, lì sono morte 11 persone. Io ho ringraziato Pemba per avermi salvato la vita, è scritto anche nel mio libro, ricordo benissimo anche la festa che abbiamo fatto insieme dopo la spedizione. Dopo i giornalisti hanno voglia di vendere, di fare polemica, lo capisco. Però ora basta, è ora di voltar pagina”.

 

Links: il video dell’intervista a Pemba pubblicato da Sportweek

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38 Comments

  1. Ma non sarebbe ora di finire di dar spazio a questo Confortola? Tutto l’ambiente himalaistico la pensa molto decisamente a suo sfavore dando ragione allo sherpa, le sue giustificazioni appaiono quantomeno buffe… Simone Moro non avrebbe il diritto di parlare del K2? Ma andiamo….

  2. c’è chi si inventa salvataggi e chi si inventa valanghe terribili !!!

    ma fondamentalmente qualcuno mi spieghi che voce ha in capitolo il sig. Moro il cui unico obiettivo è quello di mettere in cattiva luce un collega. PESSIMO ESEMPIO !!!

  3. veramente !!!

    questi personaggi che vivono solo di pubblicità, polemiche ed autocelebrazione… non fannno bene all’alpinismo… dov’è finito il vero spirito di avventurieri ???

    W i Bonatti,i Gnari, gli Unterkircher e i Barmasse !!! (ne dimentico tanti altri)

  4. mi viene da pensare che se marco non fosse tornato a casa il buon moro, ne avrebbe comunque avuto a che dire……UNO E’ INDUBBIAMENTE FORTE ED E’ UN VERO ALPINISTA…L’ALTRO SI FA’ PORTARE AI CAMPI BASE IN ELICOTTERO E SALVA TUTTI GLI ALPINISTI HIMALAIANI ….MA LE PERSONE NON SONO COSI’ TUTTE FESSE!!!!!! FORZA CONFORTOLA, FAI VEDERE CHE ANCHE SENZA PIEDI TU AI CAMPI BASE CI ARRIVI CON LE TUE GAMBE

  5. Mi dispiace deludere i polemici, ma nel libro ci sono anche testimonianze a favore della versione di Confortola !

  6. I più appassionati di montagna, ricorderanno bene che il tanto criticato oggi Confortola, nel 2004 con Adriano Greco, ha calato Edurne Pasaban, dal C1 al Campo Base avanzato per congelamento degli arti della stessa. Confortola, presta servizio in Elisoccorso 118 da 15 anni, lo spirito di chi fa’ questo lavoro, non è certo quello di scappare d’innanzi ai problemi. Il resto tante chiacchiere da parte di chi al momento il K2 RIMANE SOLO UN SOGNO !

  7. Cosa vuole dire mettere in cattiva luce? Qui non si stà facendo il tifo, Simone per quel che posso capire ha documentato la verità di Pemba non stà assolutamente denigrando nessuno……………oppure è meglio far finta di nulla e dimenticarci delle 11 vittime????

  8. ma vogliamo parlare dei soccorsi che Confortola fa e ha fatto, sia sulle alpi, in himalaya e in karakorum… ovviamente senza medaglia… (Edurne Pasaban K2 2004 tanto per citarne uno) direi che questo può essere un buon esempio da seguire…

  9. Perché mettere un titolo “… retroscena svelati da un libro e un’intervista”? Ma quali rivelazioni?! Chi ha letto il libro, parlo di quello in lingua originale, alzi la mano. Chi lo ha letto sa di cosa parla, sa che Bowley si trattiene dal trarre giudizi, da emettere sentenze. Raccoglie e riporta. Riporta pensieri, ricordi o presunti tali. Lo dice anche lui “Forse la verità non la sapremo mai, primo perchè forse non la sanno nemmeno i protagonisti, la quota, lo stress, la stanchezza, la paura confondono. E poi perché molte persone coinvolte e citate sono morte e non possono dire la loro”. Quindi non è svelato nessun clamoroso retroscena. Nell’intervista, Pemba Gyalje dice che non se la sente di parlare, quindi non rivela nulla neanche lui (fra l’altro in una mail a me aveva scritto che sul salvataggio ai coreani non faceva commenti perché non c’era e quindi non aveva potuto vedere nulla). E allora? Andiamo avanti a fare mille supposizioni a leggere tra le righe di cose non dette, ad ancorarci a cose dette da chi non c’era per trovare un labile appiglio utile a muovere critiche e mettere in cattiva luce chi non gode della nostra simpatia. Ma ce le ricordiamo le vicende di Corti, Bonatti e Messner, solo per ricordarne qualcuno?
    E’ ora di piantarla. Dedichiamoci a costruire piuttosto che a distruggere. Concludo dicendo a te, caro Giorgio, che di questo gran spazio che, secondo te, viene dato a Marco, lui ne farebbe proprio a meno. Volevo però anche capire qual è “tutto l’ambiente himalaistico” a cui ti riferisci e poi, lasciatemi fare anche a me il gioco delle supposizioni … doveva essere proprio Moro ad intervistare Pemba Gyalje??????

  10. Mi dispiace deludere i polemici, ma nel libro di Bowley ci sono anche testimonianze a favore del racconto di Confortola.

  11. Polemiche inutili , Moro non era li. Ricordiamo Messner accusato per anni di aver abbandonato il fratello, e il ritrovamento del corpo esattamente dove diceva lui, smentendo tutti quelli che dicevano che era impossibile che fosse passato di li. Confortola non sembra il tipo. E’ solo un modo per vendere interviste e libri.

  12. Sono pienamente d’accordo con Luigi ed Elena, hanno già detto loro quel che penso.
    Forza Marco, sei un grande!

  13. In passato ho letto il libro di Krakauer sulla tragedia
    avvenuta sull’ Everest ….. Krakauer faceva parte di
    quella spedizione. Che poi sia tutto vero in quel libro io non lo so
    ma lui c’era.
    Non ricordo invece che Graham Bowley fosse sul K2 quella
    notte
    E adesso, “PER DOVERE DI CRONACA” scrive un libro raccogliendo testimonianze ….
    se mi avesse intervistato avrei dato anche il mio parere
    personale e avrebbe aggiunto mezzo capitolo in più !
    Mi sembra che si voglia sempre più spesso speculare (Il libro, che ha sbancato in America……) sulle
    tragedie altrui (almeno donasse il ricavato).
    Vedo anche che si parla sempre con vena polemica di Moro e Confortola.
    Io penso che siano entrambi due grandi Alpinisti, quello che hanno fatto
    e che fanno è davvero straordinario.

  14. Mesi di silenzi dalla tragedia dell’Agosto 2008, viene annunciata la pubblicazione di un libro in Italia e via con le polemiche così da far vendere il libro… Ma la mia domanda è: ma cosa volevate dirci con questo articolo?
    Il mondo dell’alpinismo scritto ha sempre vissuto sui dualismi a distanza o sulle catastrofi evitabili, per ricordarne alcune: Bonatti/Compagnoni, Messner e la questione di suo fratello Guenther, Jon Krakauer e Anatoli Boukreev, ecc… e qui la seconda motivazione: perché il giornalismo deve creare queste cose ? Krakauer con il suo libro ha venduto milioni di copie. Su cosa? su una tragedia i cui morti non possono più rispondere, ma il suo librò ferì mortalmente al cuore Anatoli. Poi il Club Alpino Americano, anni dopo la sua morte, riconobbe errate le ipotesi si Krakauer e insignì Anatoli di un premio, ma era troppo tardi. Quando Boukreev morì 1 anno dopo dal tragedia dell’Everest, sull’Annapurna in spedizione con Simone Moro, nessuno accusò Simone di aver esagerato o di non aver fatto quanto gli spettava, dopotutto era l’unico sopravissuto. Forse perché Simone, non ha avuto per sua sfortuna un’immediata eco mediatica sui media da poter “sfruttare” ? Però anche lui un libro lo ha scritto in merito. Come anche per Karl Unterkircher, dove i due superstiti Walter Nones e Simon Kehrer, forse perché superstiti hanno subito una pressione mediatica negativa per essere sopravissuti, ma anche qui un libro è stato scritto. Quindi chi più chi meno, ha cercato di fare cassa, e qui l’etica si spreca. Ora ci risiamo…. Certo che se poi si infierisce….
    È un peccato che per i pochi Italiani che abbiamo e che portano alto il valore dell’Italia in senso buono, li dobbiamo sempre screditare. Quindi ritorno alla mia domanda iniziale: cosa volete comunicarci con questo articolo?
    Cosa poi sia successo sul K2, nessuno di noi lo sa, non eravamo là, di certo sono morte molte persone, una è tornata e non può essere una sua colpa. Hanno sbagliato tutto? i tempi ? l’attrezzatura ? l’equipaggiamento ?, ecc…., ogni giorno ci sono morti sul lavoro in Italia per motivazioni più gravi di queste e anziché fare polemica si sta zitti. In spedizione ci vai e non ti ci mandano. Avete guardato il video intervita? Avete letto come sono morte le persone? Non mi sembra di aver letto che siano morte per abbandono.
    Poi la spedizione di Marco era con Roberto Manni, in solitaria, le altre erano commerciali… Gli alpinisti erano all’altezza? Le corde erano OK? Come erano gli Sherpa di Confortola? Come lo ha trovato…. Non sapevo dell’esistenza di un Tribunale di Corte Per le Spedizioni di Alta Quota
    Se l’obiettivo dell’articolo era invece quello di portare a galla un mondo dell’alpinismo di basso livello, brutto, squallido andate su Google e cercate queste tre parole: David Sharp Video. È la storia di un ragazzo inglese che nel 2006 fu lasciato morire sull’Everest a 8.400m di quota dopo che gli passarono davanti decine di alpinisti, che lo filmarono, perché prima c’era la vetta e poi l’uomo forse.
    Però in tutta sincerità non credo che né Marco, né tutti questi sper Alpinisti possano essere responsabili dei morti di alta quota, quindi sarebbe bello leggere del bene sui nostri alpinisti e non solo quando muoiono. Poi se vogliamo mettere un po’ di gossip, non fa mai male, ma non è corretto giudicare, sentenziare e ferire le persone. Non capisco come mai delle decine di Sherpa e Porter morte lo scorso anno nessuno dice mai nulla, o nessuno va a salvarle… Ricordo di uno Sherpa, che caduto sull’Everest, con gamba rotta ma vivo, venne spogliato dei vestiti dai sui Sherpa perché dato per non salvabile… poi venne riportato al CB da un Italiano e da un altro Sherpa….

  15. Scusate ma… avete le visioni? Dov’è che leggete nell’articolo una qualsiasi dichiarazione di Moro?? Ma lo avete letto? Perchè fra l’altro si specifica che Bowley non fa commenti, e l’altro che parla è lo sherpa che sul K2 c’era… il resto sono vostre “crociate” che sinceramente non ho capito che fine abbiano. Mi sembrano più queste, una voglia di polemica, che non l’articolo. Mi pare di leggere solo che è uscito un libro e un’intervista, e che molta gente li legge come nuovi spunti per rivangare una storia che – a parer mio – non si può chiarire perchè mi sembra normale che i ricordi di quelle persone siano confusi. Mah. Contenti voi….

  16. Adesso vi spieghera tutto la Faverio di Rai 2 che porta molta fortuna…. e capisce moltissimo di montagne…

  17. Marco è amico sincero, vero e genuino, ma soprattutto è un uomo con la U maiuscola. Merita rispetto per quello che ha fatto e che ha dovuto subire sotto tutti i punti di vista! MARCO CHI TI CONOSCE SA QUALE CHE SIA LA VERITA’, VAI GUERRIERO TI SIAMO VICINI. PAOLO E DANIELA

  18. Non esiste paragonare Moro (nella storia dell alpinismo) a uno che non è riuscito a scendere da solo e poi è andato in TV a piangere per vendere il suo libro ,

  19. povero alpinismo, divenuto, in pochi anni, ambiente paragonabile a quello degli stadi di calcio.
    Dimenticavo…: la massa!

  20. per fortuna che noi andiamo come dei tapini sulle nostre “misere” alpi, senza lode e senza infamia
    ma con tanto tanto amore per esse.

  21. chi non era li, difficilmente può sapere quello che è successo, pacifico, ma se guardo la foto di Marco in vetta e la paragono a quella di altri, mi sembra che ci sia qualcosa di strano …. arrivare a quell’ora in vetta è un rischio assurdo, ma so anche che gli alpinisti di oggi, difficilmente hanno la lucidità di rinunciare alla cima, che sia il K2 o qualsiasi vetta alpina. Marco è sotto i riflettori perchè si è salvato, probabilmente è abbastanza criticato dai suoi colleghi perchè è un miracolato …..

  22. Quindi, ora, ci sono due libri in circolazione, su una tragedia. Che fanno soldi a palate.
    Che permettono di fare serate alpinistiche ( pessime) piene di pubblico. Incentrate su una tragedia.
    La pornografia applicata alla tragedia. Esattamente come nel caso delle trasmissioni su Sarah Scazzi, ecc.
    Dispiace che una branca dell’alpinismo ( numericamente maggioritaria, ma qualitativamente insignificante) sia scesa così in basso.
    Forza, ancora qualche decina di migliaia di libri venduti, e un Porta a Porta non ve lo nega nessuno.

  23. tutti i veri alpinsiti sanno che in cima al k2 bisogna arrivare non oltre le 14! altrimenti ……
    forse l’appuntamento che aveva in cima al telefono con la cerimonia del centenario di un istituto bancario era più importante…..
    addio alpinisti veri!!!

  24. La cosa triste è che come scrive fabio sulla morte si faccia spettacolo e ci si faccia dare soldi per serate in cui si vaneggia sul coraggio e sulla morte e lo si fa pure davanti ai bambini! E no! non è educativo. no. E il servizio pubblico non dovrebbe diffondere certe personalità.

  25. Rispetto chi ha idee diverse dalle mie; credo che vedere le cose da altri punti di vista può essere utile ed il confronto serve a questo. Quello che faccio fatica ad accettare è leggere sermoni e sentenze buttati lì senza presupposti solidi e validi. Primo: “lo sanno tutti gli alpinisti che …” Sì, Alex, solo che il problema non è stato il sopraggiungere della notte, il problema vero è stato il distacco di un seracco, avvenuto sì ad una tarda ora, ma non è stata la tarda ora ad essere la causa di tutto. E’ come dire che se cade un fulmine di notte e rimango secca, la colpa è che non dovevo essere in giro di notte. Perché, di giorno il fulmine non può cadere?. Secondo: Marilena, ho partecipato a serate di Marco e non l’ho mai sentito vaneggiare sul coraggio e sulla morte. Sono andata con le mie bambine e non l’ho per niente ritenuto poco educativo, anzi. Marco non incita nessuno a superare il limite o a sfidare la morte, tutt’altro. Terzo: ma qualcuno di quelli che pontificano, ha per caso visto il suo conto in banca? Che io sappia non è diventato miliardario con i diritti del libro (credo che lì il piatto pianga e molto) o con le sue serate (se lo pagano è un suo diritto, ma non credo di sbagliare se dico che a volte va a “titolo gratuito”). Non è un mondo dove circolano tanti soldi, mi spiace. Poi c’è una soluzione a tutto: il mondo è grande, c’è spazio per tutti. Nessuno obbliga nessuno a comprare libri o partecipare a serate. Abbiamo ancora il libero arbitrio, utilizziamolo!

  26. Ho assistito a delle serate di Confortola e non le ho vissute come “vaneggiare al coraggio e sulla morte…”, tutt’altro, come Elena l’ho trovato un esempio positivo , è un ragazzo molto comunicativo e quindi le sue serate risultano più piacevoli rispetto a quelle di altri alpinisti alle quali ho assistito (probabilmente anche qualche “vero alpinista” come li definisce Alex) per questo la gente lo segue.

  27. Criticare è certamente più facile che passare una notte improvvisata a più di 8000mt e lottare per sopravvivere! Che tristezza tutte queste polèmiche … Senza determinazione e forza non è possibile di raggiungere questa quota. Marco ha abbastanza pagato questa terribile notte … nessuno vorrebbe perdere le sue dita di piedi solo per un po’ di gloria, non fa senso! Forza Marco! Le persone chi ti conoscono sanno quanto forte, bella e sincera è la tua passione per la montagna. Loro sanno anche che nel tuo lavoro come guida o con il 118 non sei solo grande ma anche piena di diligenza.

  28. inutile star chi a disquisire con gente tipo elena e silvia che difende il Confortola a spada tratta.

    e’ palese sia un vostro amico: ne conoscete pure il conto in Banca !!!!!!!!!!!!

    nessuno gli fa una colpa per essere tornato vivo dal K2, certo le invenzioni sul tentato recupero dei coreani poteva evitarsele. avrebbe fatto più bella figura a ringraziare DA SUBITO chi l’ha trascinato per le orecchie fino al campo 4 senza voler passare per forza come un eroe !!!

  29. volevi restituire il K2 alla tua amata Valfurva ???
    Beh credo che tu sia riuscito nell’impresa di eguagliare la “sporca” del tuo compaesano Compagnoni del ’54

    Mi auguro che nessuno di quella valle metta mai più piede su quella montagna !!!!!!!!!!!

  30. Caro Giordano, visto che non mi sento di emettere giudizi su persone che non conosco, si, Marco lo conosco e lo considero un amico (anche se la battuta sul conto in banca era da intendersi come tale, cioè una battuta e null’altro, ma si vede che era troppo sofisticata da capire …). Ma l’amicizia non è qualcosa che ti acceca. E’ qualcosa che ti porta ad accettare pregi e difetti della persona. Ho avuto modo di dire a Marco, in alcune occasioni, quello che pensavo riguardo a certi suoi comportamenti o affermazioni; al fatto che, se uno non lo conosce, rischia, in qualche caso, e così è stato, di mal interpretare le cose e di vederlo come un presuntuoso arrogante. E’ proprio per questo che mi sento di intervenire quando leggo cose che non corrispondono alla sua persona. Poi, per carità, forse non conoscerai mai nessuno fino in fondo, quanti casi di “insospettabili”, “persone per bene” che si rivelano poi assassini spietati, ma se dobbiamo cercare sempre il male dappertutto, la vita, già difficile così, diventa proprio insostenibile. Tornando al caso, lui non ha mai negato di dover la vita a Pemba Gyalje. Anzi, ha sempre detto che gliela deve almeno 2 volte. Come nessuno può negare che abbia provato ad aiutare i coreani. Ci sono versioni contrastanti sui tempi e sui modi, ma di questo si è detto già abbastanza. Ma ora mi sto stufando anch’io. Non sono il paladino difensore di Marco. Mi da solo un gran fastidio che ci sia questo gusto a screditare gli altri solo per il semplice gusto di farlo, tutto qui.

  31. Sparare giudizi senza conoscere come si sono realmente svolti i fatti è assurdo.
    Solo Marco sà come è andata.

  32. … la mia sul conto in banca era una provocazione certo ma comunque voglio solo aggiungere che quando diventi personaggio pubblico devi accettare anche le (inevitabili) critiche giuste o ingiuste che siano … poi si parla di ‘libero arbitrio’ da una parte e dall’altra mi si vuole zittire con argomentazioni anche abbastanza opinabili…

  33. Potremmo andare avanti nella dialettica, può essere anche piacevole. Mi trovo concorde sul fatto che la visibilità di un personaggio lo rende inevitabilmente un bersaglio di facile portata, e su questo non ci sono dubbi, proprio per questo l’attenzione a ciò che si dice e come si dice deve essere massima. L’unica osservazione è che quando ho parlato di libero arbitrio, non parlavo di libertà di opinioni (che considero comunque sacrosanta ma è ciò sulla quale si apre sempre un confronto tra idee e opinioni differenti), ma della libertà delle nostre azioni, di ciò che decidiamo, liberamente, senza condizionamenti alcuni, di fare o di non fare. Buona giornata!

  34. letto il librooo…una schifezza! Ma chissa’ se Confortola adesso annuncia qualche altra impresa che poi non fa e si fa riprendere dai suoi amichetti di rai parlamento?

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