Alpinismo

UP Project, verso la parete del Piergiorgio

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EL CHALTEN, Patagonia — "La banda oggi e’ a pezzi con i quadricipiti infiammati. Farsi piu’ di 22/24 ore a piedi in tre giorni consecutivi, avanti ed indietro dal ghiacciaio, con piu’ di 20 kg sulle spalle, e’ stato un bel test per le gambe di tutti." Luca Maspes racconta in prima persona come la banda del Trip Two ha passato i primi giorni di spedizione in Patagonia.

Ciao a tutti,
una settimana lunghissima dalla nostra partenza (ci sembra gia’ di esser via da un mese) ed una news che vi scrivo da un computer del paese di Chalten mentre qui a fianco di me Alex Huber sta monitorando internet cercando di capire se fara’ bello o brutto nei prossimi giorni. Anche la Patagonia sta cambiando, una volta si sperava e basta che facesse bello, magari guardando la pressione su e giu’ negli orologi, oggi invece si consulta internet a poche ore dai campi base…

Dopo i viaggi aerei e motorizzati durati 2 giorni siamo giunti martedi qui a El Chalten, il "campo base" prima delle pareti del gruppo del Torre e del Fitz Roy. Un giorno di preparazione e di acquisti dei viveri a cui sono seguiti 3 duri giorni portare i carichi (piu’ di 200 kg tra tutto) verso la base della parete. Giovedi avanti e indietro dalla strada all’inizio della Valle del Rio Electrico fino all’inizio del ghiacciaio Marconi, aiutati anche da tre amici argentini in qualita’ di "porters". Il giorno seguente, partendo dalla Piedra del Fraile dove abbiamo dormito una notte, ancora con 25 kg sulle spalle per 8 ore fin sotto il Piergiorgio. Non ancora alla base della parete perche’ il canale di accesso si presenta differente da come lo ricordavo nell precedenti spedizioni.

 
La stagione avanzata infatti ha messo a nudo le rocce e i seracchi che bordano il canale, cosi la salita fino alle prime rocce della parete e’ gia’ di per se piu’ complicata del solito. Yuri e Kurt si sono spinti fin quasi all’inizio della via e hanno fissato 100 metri di corda nel punto in cui il canale e’ piu’ ripido e roccioso. Non avendo avuto il tempo di scavare la prima cueva di neve, abbiamo dormito quindi all’aperto su un terrazzo roccioso poco sopra il ghiacciaio, con il tempo ancora buono e limpido (erano 4 giorni che faceva cosi).
 
La notte pero’ ha portato un cambiamento rapido e ha cominciato a piovere e nevischiare obbligandoci ad uscire dai sacchi a pelo bagnati e gettarci verso valle dopo aver lasciato tutto il materiale in un anfratto delle rocce. 6 ore dopo, alla Piedra del Fraile, eravamo letteralmente bagnati ed infreddoliti fino alle ossa! Un grazie a Sergio della Piedra del Fraile che ci ha lasciato asciugare tutto a fianco della potentissima stufa a legna del suo rifugio.
Nel pomeriggio siamo poi rientrati in paese per sistemare alcune cose come il fornello a benzina che funzionava male e comperare altro cibo prima di tornare su nella valle verso la parete. Pensiamo di muoverci domani (lunedi) se il tempo sara’ migliorato. Andremo direttamente al ghiacciaio e da li due o tre di noi saliranno leggeri ad attaccare la parete mentre gli altri porteranno altro materiale fin sotto la parete cercando il posto per scavare la cueva di neve.

La banda oggi e’ a pezzi con i quadricipiti infiammati. Farsi piu’ di 22/24 ore a piedi in tre giorni consecutivi avanti ed indietro dal ghiacciaio con piu’ di 20 kg sulle spalle e’ stato un bel test per le gambe di tutti, compreso il giovane Panda che era sempre di corsa anche dove non era obbligatorio correre…

 
Purtroppo quando il tempo e’ gia’ bello e si arriva in paese ammirando il Fitz Roy ed il Cerro Torre illuminati dal sole e’ necessario diventare "frettolosi" a far tutto. In questi luoghi e’ un delitto perdere un minuto di tempo favorevole. Il Piergiorgio e’ pero’ molto lontano e necessita di una giusta gestione del trasporto dei carichi e del momento buono per cominciare la scalata.
 
Ad una settimana dal nostro arrivo in Argentina siamo pero’ soddisfatti, non abbiamo perso tempo, l’unico rammarico e’ la mancanza di una cueva di neve gia’ pronta alla base della parete, speriamo di farcela quando ritorneremo su. Intanto Kurt e Yuri scalpitano per attaccarsi alle rocce e cominciare la scalata mentre Herve’ sta cercando di imparare bene lo spagnolo per far colpo sulle argentine del paese. Io invece sono ancora impressionato da quanto e’ bella e grande la parete del Piergiorgio. A dieci anni di distanza la prima visione che ho avuto di quei 1000 metri di muro verticale mi ha lasciato veramente di stucco!

Per chiudere, oltre ad un saluto a Cristian Brenna che virtualmente è con noi nel Trip Two, vi diamo appuntamento dalla base della parete con il telefono satellitare (che non prende molto bene a dir la verita’) sperando di comunicarvi l’inizio delle ostilita’ e speriamo del divertimento sulla piu’ "linda" parete della Patagonia.

 

Luca Maspes

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