Alpinismo

La sfida al K2 fa bene all’alpinismo

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BERGAMO — Simone Moro ieri ha lanciato una sfida ambiziosa. Nella sua prossima spedizione, ha affermato, tenterà la salita del Broad Peak e se le condizioni lo permetteranno anche quella del K2 in invernale. Si tratta di un progetto di grande rilevanza. Fra i più complessi mai realizzati negli ultimi tempi. Abbiamo chiesto un’opinione sulla sua effettiva fattibilità a uno dei più grandi esperti del K2, Agostino Da Polenza, il primo italiano a raggiungere la vetta dallo spigolo nord, nel 1983 (nella foto sopra).

Da Polenza, che ne pensa della spedizione lanciata da Simone Moro?
Beh, in ogni caso è una grande sfida . Il Broad e il K2 in invernale sono una delle imprese più difficili dell’alpinismo odierno. Le difficoltà tecniche e le condizioni ambientali già estreme in stagione favorevole, sul K2 rischiano di diventare mortali d’inverno. Una sfida umana ma anche tecnologica dunque, sul filo di cresta.
 
Perchè ha detto "in ogni caso"?
Dico “in ogni caso” perché si sa che spesso tra quello che si annuncia e quello che si vuol fare, e si riesce poi a fare, passa la differenza tra “peracottai” e sportivi seri. L’annuncio di Simone è serio, prudente, attento. Certo il gioco d’effetto c’è tutto, ma credo che così vada bene, sia onesto.
 
Lei è uno dei pochi, forse l’unico, alpinista ad aver resistito per una notte in vetta. Certo che il K2 non è "roba" da tutti i giorni. Soprattutto in invernale…
Le possibilità di raggiungere la vetta si contano a mio parere sulle dita di una mano, ma qualcuno che pensa a un azzardo simile ci vuole. Qualcuno che osa sfidare il conformismo alpinistico delle vie normali con ossigeno ci voleva da un pezzo. E questo va ad onore di Simone, dell’intelligente capacità di inventare comunque obiettivi forti e nuovi anche se antichi come un’invernale al K2, di creare pathos.
 
Quanto c’è di mediatico in questo tentativo?
Qualcuno dirà che si tratta del solito annuncio sbruffone, lo specchietto delle allodole per giornalisti e sponsor. Forse, ma ci vuole coraggio anche solo a pensarlo il K2 d’inverno. Ci vuole coraggio a incamminarsi verso campo base, a mettere mani e piedi su quella montagna d’inverno.
 
Immagino che le condizioni siano, se possibile, ancor più proibitive…
E’ una montagna particolarmente e terribilmente gelida e “ventata”, come hanno testimoniato i russi che lì si sono avventurati in quella stagione. Già questo annuncio, con l’umiltà che il caso richiede e che Simone ha espresso, è una provocazione propulsiva per l’alpinismo. Se poi gli servirà per trovare sponsor ne sono proprio contento perché le idee, le sfide, i nuovi eroi, il coraggio e gli sponsor sono proprio gli ingredienti di cui l’alpinismo ha bisogno.
 
 
 

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