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Affoga per salvare il cucciolo: morti due orsi in Abruzzo

Orso marsicano
Orso marsicano (Photo arichivio Laboratorio della Biodiversità)

AVEZZANO, L’Aquila — Si era tuffata nella vasca per la raccolta dell’acqua piovana per salvare il suo cucciolo, ma alla fine madre e figlia sono entrambe morte annegate. Questa la commovente storia avvenuta a due orsi marsicani a Serralunga di Villavallelonga, nel Parco nazionale d’Abruzzo.

La vicenda deve essersi verificata una decina di giorni fa, ma le carcasse delle due femmine di orso, madre e figlia, sono state ritrovate solo sabato scorso nella zona di protezione esterna del parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il ritrovamento è avvenuto su segnalazione di un escursionista che ha avvistato i due esemplari in una vasca per la raccolta dell’acqua piovana nella zona di Monte Breccioso- Coppo dell’orso, tra i comuni di Collelongo e Villavallelonga, al confine con il Lazio.

Secondo un primo esame da parte dei veterinari del Parco e della Asl di Avezzano, le carcasse sono di un’orsa adulta di 5-7 anni e di un cucciolo femmina di circa 18 mesi. I due animali non mostrerebbero alcun segno di violenza, elemento che confermerebbe l’ipotesi della morte accidentale. Secondo una prima ricostruzione infatti, è possibile che il cucciolo sia caduto per sbaglio nella vasca, e che la madre abbia tentato invano di salvarlo.

La vasca era stata realizzata negli anni ’60 per essere utilizzata da abbeveratoio per gli animali all’alpeggio. Sarebbe lunga circa 6 metri, larga 4 e alta 3, e secondo alcune fonti locali, sarebbe al momento colma d’acqua a causa delle piogge delle ultime settimane e delle abbondanti nevicate dello scorso inverno.

“Non si tratta purtroppo di morte naturale – ha dichiarato Giuseppe Rossi, presidente del Parco -, ma causata comunque da un intervento dell’uomo. E’ una perdita gravissima e incalcolabile per tutta la comunità”.

Sulla stessa linea l’intervento del direttore Vittorio Ducoli. “Anche se l’ipotesi più probabile sembra quella di un evento accidentale – ha dichiarato secondo quanto riferisce l’Ansa -, non vi è dubbio che quella vasca, non protetta, rappresenti un pericolo non solo per gli animali ma anche per gli escursionisti. L’area di ritrovamento, anche se lontana dai confini del Parco, è di estrema importanza quanto a frequentazione di orsi, per cui ancora una volta si dimostra che il futuro dell’Orso bruno marsicano è legato a quanto tutte le istituzioni sapranno fare per tutelare questa splendida specie anche al di fuori delle aree protette”.

Gli inquirenti stanno comunque valutando anche altre ipotesi. Per questo è stato disposto un esame necroscopico e tossicologico presso l’Istituto zooprofilattico ed è stato aperto un fascicolo contro ignoti presso la Procura di Avezzano.

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